ELETTRONICA FM

Boom di ordini dopo il no alla maxi-offerta per vendere

Big dell'auto tra i clienti della Pmi che investe 17 milioni per la nuova sede

di L.Or.


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Al centro Mauro Ferrari fondatore di Elettronica FM

2' di lettura

«Mi avevano offerto tanti soldi e per tre notti non ho dormito. Ma alla fine, poco prima del rogito per vendere, ho detto “no”. Ed è stato meglio così». I risultati danno ragione a Mauro Ferrari, fondatore e ad di Elettronica Fm. Centoventisette addetti e venti milioni di ricavi realizzati nell’elettronica, una sorta di mosca bianca nel territorio. E non solo qui, per la verità, dopo la grande crisi del 2009. «Ricordo una telefonata dell’allora responsabile della qualità di Ferrari - racconta - che avevo conosciuto nel suo precedente ruolo in Fca. Mi chiese: “ma voi ci siete ancora? Non me ne voglia -aggiunse - ma dei fornitori che chiamo, due su tre non esistono più». Sorte diversa da quella di Elettronica Fm che progressivamente entra nei radar dei costruttori di fascia alta, diventando fornitore diretto o indiretto, oltre che di Ferrari, anche di Maserati, Rolls Royce, Benley, Aston Martin. «Ogni scheda richiede uno sviluppo specifico che può durare mesi - spiega - ed è per questo che cerchiamo di lavorare con gruppi di grandi dimensioni: ci servono volumi per ammortizzare i costi di sviluppo». Le schede realizzate dall’azienda possono gestire le aree più disparate: dalla pulsantiera del volante ai comandi apri-porta; dalla movimentazione del tetto apribile alla climatizzazione. «L’auto per noi è però ancora un business limitato - spiega - perché la parte più ampia dei ricavi è legata al settore industriale in senso lato, a multinazionali come Abb o Danfoss. Abbiamo anche sviluppato un microinverter per singoli pannelli fotovoltaici, in modo da poter gestire anche impianti ridotti, senza i vincoli dell’alta tensione: un brevetto unico in Europa». Percorso di crescita che prosegue da anni e che proprio in coincidenza dell’offerta d’acquisto di una multinazionale ha subito un’accelerazione. «Volevano lasciare a casa 26 dipendenti o costringerli a spostarsi di 200 chilometri - spiega l’imprenditore - e io non ho avuto il coraggio di andare da queste persone a raccontare tutto questo. Così, alla fine, ho restituito la caparra. Pentito? Per nulla». E infatti Ferrari ha rilanciato, costruendo una nuova sede interamente autosufficiente per energia, consumo di acqua e gestione dei rifiuti, investendo tra struttura e impianti 17 milioni. «Abbiamo carrelli agv per la logistica, domotica ai massimi livelli, la certificazione top di sostenibilità energetica. E ora siamo pronti per assecondare la crescita, che prosegue: lo scorso anno siamo cresciuti del 15% e quest’anno l’idea è fare altrettanto. Assumendo altre persone, naturalmente».

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