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Boom di pagamenti elettronici, con il Covid al 68%

Un balzo di 11 punti, paragonabile a quello misurato tra il 2011 e il 2019, periodo in cui l’uso dei pagamenti elettronici è passato dal 48 al 57% (+9 punti)

di Antonio Larizza

Società cashless

Un balzo di 11 punti, paragonabile a quello misurato tra il 2011 e il 2019, periodo in cui l’uso dei pagamenti elettronici è passato dal 48 al 57% (+9 punti)


3' di lettura

Durante le settimane della clausura sanitaria, l’uso della moneta elettronica da parte degli italiani ha fatto un salto in avanti paragonabile a quello registrato negli otto anni che vanno dal 2011 al 2019. Nei giorni di massima emergenza sanitaria, la percentuale di spesa pagata con carte di credito, debito o fedeltà è passata dal 57% del dato medio 2019 al 68%. Un balzo di 11 punti, paragonabile a quello misurato tra il 2011 e il 2019, periodo in cui l’uso dei pagamenti elettronici è passato dal 48 al 57% (+9 punti). Sempre durante la clausura, l’incidenza delle transazioni eseguite con carte di credito è salita dal 42 al 48%.

Il fenomeno emerge da un’elaborazione condotta per il Sole 24 Ore da Federdistribuzione sui dati delle imprese associate e relativa, per quanto riguarda il periodo del lockdown, al solo comparto alimentare, dal momento che in quei giorni la vendita di altri beni era in gran misura sospesa.

DIECI ANNI DI MONETA ELETTRONICA

Come sono cambiate le abitudini dei consumatori dal 2011 al 2019e durante e dopo il Lockdown (Fonte: elaborazione Federdistribuzione su dati aziende associate)

DIECI ANNI DI MONETA ELETTRONICA

Le tendenze che emergono dallo studio sono di particolare interesse perché riguardano quasi esclusivamente acquisti in punti vendita fisici (nel campione il canale e-commerce genera poco più del 3% del fatturato).

«Le motivazioni di questo salto in avanti — spiega Claudio Gradara, presidente Federdistribuzione — sono sia oggettive, come il desiderio, diffuso nei giorni di massima allerta, di non mettere mano al denaro contante, sia culturali. Durante la fermata — continua Gradara — abbiamo assistito a un cambiamento del modello di acquisto da parte dei clienti, che hanno ridotto la frequenza e aumentato la spesa media, entrando nella fascia dove è più diffuso l’utilizzo della moneta elettronica».

Dopo il lockdown, che cosa resterà di questa accresciuta propensione ai pagamenti elettronici?

Il trend post-Covid

Il rapporto Federdistribuzione risponde anche a questa domanda, analizzando i dati relativi a luglio.

«Da quello che abbiamo misurato nel dopo-emergenza — spiega Gradara — per quanto riguarda l’uso della moneta elettronica non torneremo più alla situazione di partenza. I dati lasciano ben sperare».

Anche nel mese di luglio infatti la percentuale del giro d’affari generato dalle associate Federdistribuzione e pagato con carte di credito è stata pari al 66% (68% durante il lockdown, 57% dato medio 2019), mentre il numero di transazioni in cui è stata utilizzata la moneta elettronica è stato pari al 49% del totale (48% durante il lockdown, 42% dato medio 2019), sfiorando uno storico sorpasso sulle transazioni pagate in contanti.

Il campione preso in considerazione è significativo: gli associati a Federdistribuzione rappresentano un giro d’affari da oltre 65 miliardi di euro di vendite al dettaglio. Un osservatorio privilegiato per monitorare le abitudini degli italiani sull’uso della moneta elettronica, dal momento che fa riferimento a una categoria di imprese dotate di tutta la tecnologia necessaria e che nel tempo ha sempre più incentivato questo metodo di pagamento.

Trend positivo, ma restano criticità

I dati Federdistribuzione sull’uso della moneta elettronica post-emergenza mostrano un trend positivo, ma per le imprese resta la criticità di dover gestire ancora una quota ancora importante di contanti. «La soglia raggiunta a luglio non permette di fare un salto nelle nostre organizzazioni. Per fare questo — spiega Gradara — bisognerebbe che i pagamenti elettronici arrivassero a coprire almeno il 75% delle transazioni».

Per raggiungere questo obiettivo bisognerà fare però i conti con fattori culturali. Spiega ancora Gradara: «I dati in nostro possesso ci dicono che lo stesso consumatore utilizza i contanti per gli importi bassi e la carta per gli importi più alti: quindi, anche chi ha familiarità con le carte di credito, sotto una certa soglia preferisce non usarle».

Un aiuto potrebbe venire dall’innalzamento da 25 a 50 euro della soglia per i pagamenti contactless (dove non è necessario digitare il Pin), recentemente annunciato dal sistema bancario.

Cashback sui pagamenti digitali

Ancor più determinante potrebbe essere la spinta che verrà dal meccanismo cui sta pensando il Governo per supportare i consumi: un sistema di cashback sui pagamenti digitali. Di fatto, bonus in denaro per chi utilizza le carte di credito.

Il 5 agosto si è appreso che ci saranno 1,5 miliardi in più nel 2021 per il cashback che dovrà stimolare i pagamenti elettronici: lo prevede l’ultima versione del decreto agosto; per gli oneri 2020, invece, le coperture non sono ancora individuate.

Una recente indagine della Banca d’Italia (Il costo sociale degli strumenti di pagamento, marzo 2020) ha calcolato che l’uso del contante costa al sistema 7,4 miliardi, pari allo 0,44% del Pil.

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