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Boom di passeggeri, vettori in crisi: il paradosso delle compagnie italiane

Negli aeroporti italiani più turisti: ne approfittano le low cost straniere

di Mara Monti


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(ANSA)

2' di lettura

C’è un interrogativo che non trova risposta dopo il fallimento di Air Italy e le vicende Alitalia: perché se i passeggeri degli aeroporti italiani aumentano le compagnie aeree nazionali falliscono? La crisi sembra riguardare solo le compagnie aeree e non le imprese aeroportuali: nel 2017 i passeggeri movimentati dagli aeroporto italiani sono stati 174.628.000 contro 184.811.000 nel 2018 secondo gli ultimi dati dell’ENAC.

Eppure il totale dei passeggeri trasporti dalle compagnie italiane (Alitalia, Air Italy, Blu Panorama, Neos, Air Dolomiti, Ernest, Mistral) sempre nel 2018 non è andato oltre 28,5 milioni al di sotto di quanto trasportato soltanto Ryanair nello stesso anno sempre in Italia ovvero 37,9 milioni di passeggeri (quest’anno prevede di trasportarne 43,5 milioni), secondo un report di Aviation Industry.

Quindi a fronte di un numero crescente di passeggeri che utilizzano l’aereo per spostarsi in Italia e fuori dall’Italia, le compagnie aeree nazionali non riescono a cogliere il trend positivo. Anche perché di fronte a un consistente bacino di traffico i primi che ne dovrebbero tratte vantaggio dovrebbero essere proprio i vettori nazionali.

La presenza delle low cost da anni sta dominando il mercato e oggi rappresentano il 51,3% del mercato nazionale contro il 48,7% dei vettori nazionali. Se Ryanair guida la classifica, quest’anno easyJet prevede di superare Alitalia: entrambe si attestano attorno ai 20 milioni di passeggeri.

A rendere difficile il confronto con le low cost sono le asimmetrie fiscali vigenti nei paesi della UE, sempre secondo il report: se in Irlanda Ryanair paga tasse sulla società, sul costo del lavoro e contributi sociali sulla base della legge irlandese e quindi ridotte rispetto a quelle italiane, ne consegue che ci sono compagnie che hanno il percorso facilitato.

A questo si aggiunge lo scenario del trasporto aereo poco tranquilizzante: la Iata, l’associazione internazionale delle compagnie aeree, nel suo ultimo report di febbraio ha messo in luce come nel 2019 il traffico sia ancora cresciuto del 4,2% rispetto al 2018, ma in rallentamento rispetto all’anno precedente quando si era attestato al 7,3 per cento. Nonostante questo trend ancora positivo, molte compagnie sono fallite per le difficoltà nel sostenere la concorrenza delle basse tariffe e dell’eccesso di capacità. Tutto questo al netto degli effetti del coronavirus che ha costretto le compagnie a cancellare i voli verso la Cina .

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