ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe incognite della pandemia

Covid: è boom di reinfezioni. Perché con Omicron 4 e 5 la curva dei contagi può risalire

A preoccupare le nuove sottovarianti che in Sud Africa sono diventate prevalenti e hanno provocato una quinta ondata e cominciano ad affacciarsi anche in Italia.

di Marzio Bartoloni

I dati dei vaccinati al 7 maggio 2022

3' di lettura

Migliorano i parametri dell'andamento del Covid in Italia. Ma le incognite sono ancora diverse: la prima riguarda le reinfezioni di chi si è contagiato che sono in crescita costante. La percentuale dei reinfettati è salita al 5% e da agosto 2021 sono già 400mila gli italiani che si sono contagiati almeno due volte. A preoccupare sono poi le nuove sottovarianti - le cosiddette Omicron 4 e 5 - che in Sud Africa sono diventate prevalenti e hanno provocato una quinta ondata e cominciano ad affacciarsi anche in Italia. Sottovarianti responsabili anche di nuove reinfezioni.

Crescono le reinfezioni per effetto di Omicron

«La percentuale di reinfezioni è abbastanza elevata, al 5%, una costante che vediamo dall'inizio della circolazione della variante Omicron. Fortunatamente questo non si associa a un aumento dei ricoveri e delle intensive», ha spiegato Anna Teresa Palamara, direttore del dipartimento Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità. Dal 24 agosto 2021 al 4 maggio scorso sono stati segnalati 397.084 casi di reinfezione con un aumento del rischio dovuto alla diffusione di Omicron. Donne, operatori sanitari e fascia tra 12 e 49 anni si confermano i più esposti, come chi ha avuto la prima diagnosi da oltre 210 giorni, nei non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni. Le reinfezioni sono dunque ormai all’ordine del giorno e non mancano casi di persone che si sono infettate già tre volte con il Covid. Tra l’altro questo fenomeno potrebbe crescere ancora con le nuove sotto varianti che si stanno anche affacciando in Italia: «Tra le sottovarianti guadagna terreno BA.2», che è «evidentemente nettamente prevalente», ma - avverte la Palamara - «in qualche regione cominciano ad osservare la variante BA.4. Vedremo come andrà nelle prossime settimane». Omicron 4 è stata isolata a esempio nei giorni scorsi dal laboratorio di microbiologia del Sant’Orsola di Bologna.

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Con Omicron 4 e 5 più contagi e reinfezioni

Proprio Omicron 4 e la 5 che arrivano dal continente africano «sembrano contagiare anche chi è appena guarito dalle varianti Omicron precedenti», conferma Antonella Viola, immunologa dell'università di Padova. E secondo Guido Rasi, ex numero uno dell'ente regolatorio ed ex consigliere del generale Francesco Paolo Figliuolo, ultimo commissario per l'emergenza Covid, «il pericolo è reale. Gli studi condotti in Sudafrica - spiega in un'intervista a La Stampa - indicano che le due sub varianti un vantaggio competitivo lo hanno, altrimenti non avrebbero preso il posto della versione originale di Omicron. E come avremmo dovuto ormai aver appreso dalle altre versioni mutate del virus, se sono più contagiose, nel giro di qualche settimana arrivano. L'estate potrebbe rallentarne la marcia, ma poi potremmo ritrovarci ad affrontare il terzo autunno problematico dell'era pandemica».

I sintomi e il rischio di malattia severa

I sintomi di Omicron 4 e 5, da quello che si è potuto vedere nei Paesi dove sono già diffuse, variano un po' rispetto a quelli della versione Omicron originale: meno colpi di tosse, ma più naso che cola; meno febbre, ma più spossatezza. E poi vertigini, dolore allo stomaco e all’addome, male all’orecchio. «Questi sintomi non escludono però il rischio di polmoniti, che resta elevato tra la popolazione non vaccinata», avverte il microbiologo. C'è il rischio che sviluppino forme più gravi di malattia? «Non si può escludere, ma ora come ora non lo sappiamo - risponde l’ex dg dell’Ema - Però un po' di ottimismo mi viene dal fatto che in genere i virus si modificano per garantirsi la migliore convivenza possibile con l'organismo che li ospita, in questo caso il nostro corpo. Quindi abbiamo buone ragioni per sperare che, pur aumentando la contagiosità, diminuisca la patogenicità».

Allarme negli Usa in vista dell’autunno

Anche gli Usa temono un'ondata, soprattutto in vista dell’autunno, spinta dalle sottovarianti di Omicron. Il monito arriva dall'amministrazione Biden, secondo cui si potrebbe arrivare ad avere 100 milioni di infezioni da Sars-CoV-2 negli States e un'ondata potenzialmente significativa di decessi il prossimo autunno-inverno. A preoccupare sono appunto le new entry della famiglia Omicron, che hanno mostrato una capacità di sfuggire all'immunità. La proiezione che porta a questi numeri è di un alto funzionario dell'amministrazione statunitense, che ne ha parlato durante un briefing. Questa proiezione presuppone che Omicron e le sue sottovarianti continueranno a dominare nella diffusione di Covid all'interno della comunità e che non ci sarà un ceppo del virus tanto diverso a rimpiazzarle, ha affermato il funzionario, riconoscendo che il corso della pandemia potrebbe essere alterato da molti fattori. Diversi esperti hanno convenuto che un'ondata importante questo autunno e inverno è possibile, data la diminuzione dell'immunità da vaccini e infezioni, l'allentamento delle restrizioni e l'aumento di varianti in grado di sfuggire meglio alle protezioni immunitarie.

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