Milano-Cortina 2026

il nodo infrastrutture

Bormio e Livigno nell’imbuto. Le frane minano la viabilità

di Enrico Netti


default onloading pic

3' di lettura

Una sola via d’accesso per raggiungere il secondo villaggio olimpico a Bormio e le piste dove si svolgeranno le gare di sci alpino mentre le competizioni di snowboard saranno a Livigno, a una quarantina di chilometri di distanza. Il tallone d’Achille della Valtellina è sempre quello e si chiama isolamento perché l’unico collegamento tra la pianura e Bormio è la Statale 36-38 che porta alle Alte valli. Un nodo che si somma alla fragilità idrogeologica di un territorio soggetto a frane e smottamenti mentre la ferrovia arriva solo fino a Tirano.

«Il problema fondamentale è la viabilità mentre la ferrovia da Lecco a Tirano è a binario unico e il tratto che costeggia il lago ha delle limitazioni - spiega Roberto Volpato, sindaco di Bormio -. In una prospettiva di sviluppo ad ampio respiro e non limitato alle Olimpiadi chiedo un collegamento stabile e se non si coglie adesso questa opportunità sarà sempre più difficile ottenerlo». Una ferrovia che potrebbe essere anche a binario unico purché arrivi fino alla stazione sciistica. Damiano Bormolini, primo cittadino di Livigno, tra le problematiche segnala il passo del Foscagno che nei mesi invernali viene chiuso a seguito delle abbondanti nevicate che aumentano il rischio di valanghe. «Servirebbe la realizzazione di quasi un chilometro di paravalanghe per mettere in sicurezza il tratto - dice -. Un investimento da 12-13 milioni per mettere in sicurezza la statale tutto l’anno».

Anche in occasione dei Mondiali di sci alpino disputati sulle piste di Bormio nel 2005 dal territorio arrivavano segnali di isolamento e dopo tre lustri sembra non sia cambiato nulla. «Sono passati 15 anni e l’unica novità è nuova tangenziale di Morbegno lunga 20 chilometri ma con una sola corsia per senso di marcia - rimarca Lorenzo Riva, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio -. I mondiali del 2005 ci hanno solo portato promesse. Ora si parla di ferrovia da Milano a Bormio, dei trafori dello Stelvio e del Mortirolo di cui si discute da decenni. Speriamo non restino come tante altre cose nel libro dei desideri perché queste opere aprirebbero un collegamento alternativo tanto richiesto dai valtellinesi». Insomma le Olimpiadi come occasione unica per sperare nelle necessarie opere infrastrutturali «perché non possiamo permetterci una figuraccia e pensare di ospitarle nella situazione attuale sarebbe un suicidio» avverte Riva che segnala la crisi idrogeologica attiva in alcune aree delle province di Lecco e Sondrio tra cui, per esempio, lungo la nuova Statale 36 tra Lecco e Colico dove recentemente una frana ha colpito la carreggiata a Lierna mentre venerdì scorso dei calcinacci si sono staccati dalla volta della galleria di Fiumelatte. Insomma tra interventi straordinari e di manutenzione ordinaria sull’unica arteria per Bormio si viaggia tra disagi e difficoltà. Invece per quanto riguarda le nuove opere cantierabili nell’area olimpica c’è la tangenziale di Tirano per cui «si sta concludendo il progetto esecutivo e verrà ultima entro il 2024» fanno sapere dall’Anas.

Anche Roberto Galli, presidente Albergatori della provincia di Sondrio, e Antonio Rossi, direttore di stabilimento della Siderval, industria metalmeccanica di Talamona in provincia di Sondrio, rimarcano le criticità del territorio e l’handicap della ferrovia che si ferma a Tirano. Sul fronte dell’industria dell’ospitalità «non sarà necessario realizzare nuove opere ma intervenire per aumentare la classificazione e il servizio degli hotel» premette Galli. La famiglia olimpica utilizzerà circa 4mila camere in 350 strutture «e per il 2026 servirà la riqualificazione di una camera su due - continua Galli -. Speriamo in un pacchetto di agevolazioni, incentivi o un cofinanziamento per aumentare la classificazione e migliorare il servizio». Insomma un tre stelle passerà a quattro lavorando sulla qualità e gli investimenti ecosostenibili.

Rossi lamenta come per ferrovia le merci non possono viaggiare e i treni passeggeri siano molto spesso in ritardo. Le difficoltà logistiche a volte ostacolano le consegne della società che lavora per aziende che seguono il modello just in time. «La nostra impresa resta paralizzata e si rischia di perdere i clienti per questi colli di bottiglia» conclude. E quel senso di isolamento per ora non mitigato da tratte alternative verso l’Italia e l’Europa.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti