ancora un addio allo sbarco in Borsa

Borsa addio, alle fatine Winx non riesce mai la magia di Piazza Affari

di Simone Filippetti

Le Winx puntano a Piazza Affari


3' di lettura

Ci avevano provato 10 anni fa. E ci hanno riprovato oggi. Ma le fatine Winx, che tanti bambini in tutto il mondo ammaliano, Piazza Affari proprio non riescono a sedurla: l’aspirante matricola Rainbow, casa di cartoni animati e produzioni tv, ha detto addio, per la seconda volta nella sua pur breve storia, allo sbarco in Borsa. In un comunicato, a dir poco laconico, la società marchigiana ha annunciato il ritiro dell’Ipo a causa «delle condizioni di mercato non favorevoli». Con l’Italia tornata nell’0cchio del “ciclone spread” e i timori dell’Europa per un governo populista in Italia, lo scenario non è proprio dei migliori per una Pmi che voglia tentare la quotazione.

Forse, però, non ci sono state solo le condizioni di mercato dietro l’ennesima marcia indietro: nonostate il nome, la fama e il successo tra i bambini delle fatine colorate, Rainbow è di fatto un’azienda davvero piccola, una micro-cap. Fattura appena 85 milioni e si presentava in Borsa con numeri non proprio brillanti. Una nave troppo fragile per affrontare un mare in tempesta: in condizioni normali la quotazione delle Winx sarebe filata liscia, ma appena ci sono turbolenze gli invesitori, soprattutto stranieri, evitano le small cap, terreno minato; e cercano invece aziende grandi e solide, titoli liquidi che generano flussi di cassa consistenti. Tutte cose che la «Walt Disney»italiana, si licet parva componere magnis, non poteva garantire. Al patron Iginio Straffi, il padre dei cartoon in Italia, chissà quante volte starà tornando in mente la parola déjà vu.

Già nel 2007, da Loreto, città «santa» d'Italia della devozione mariana e più prosaicamente operoso distretto industriale delle Marche, Straffi, ex fumettista della scuderia di Sergio Bonelli (il papà di Tex), tentò il primo sbarco a Piazza Affari: erano gli anni del boom, l’euforia della “turbofinanza” toccava il suo apice e con una società di appena 30 milioni di ricavi, il creativo italiano voleva anche lui cavalvare l’onda che da Wall Street a Milano stava arricchendo tutti (aiutato da UniCredit e dal broker inglese Cazenove). Per sua sfortuna, non era un boom ma una bolla ed era sul punto di esplodere: lo scandalo dei mutui subprime contagia tutti e addio al sogno delle Winx in Borsa.

Straffi se ne torna a Loreto ma non si dà per vinto: continua a lavorare e investire per far crescere l’azienda. Rainbow era stata fondata a metà degli anni ’90: all’epoca Straffi, trentenne “cartoonist” che disegnava corsi di inglese a cartoni animati per bambini, attrae l'attenzione di alcuni imprenditori marchigiani che decidono di scommettere su Rainbow e investono nell’azienda (oggi 65% Straffi e 35% questi ultimi). In realtà il sogno nel cassetto della Rainbow è diventare la versione italiana della Pixar, la casa cinematografica americana creata dal compianto Steve Jobs, o come la Marvel, la casa dell’Uomo Ragno e Iron Man. Straffi insegue così tanto il modello della major Usa che, archiviato il dossier Borsa, accoglie proprio una major americana: il colosso Viacom (proprietario di MTV e Nickelodeon) compra una quota. Negli anni a seguire Rainbow amplia il suo raggio d’azione: l’anno scorso ha conquistato Colorado, la casa cinematografica di Gabriele Salvatores e Diego Abatantuono. I tempi sembrano di nuovo maturi: a inizio primavera il nuovo annuncio (sempre con l’assistenza di UniCredit, ma stavolta Crédit Suisse come banca internazionale).

Nel 2006 con 32 milioni di ricavi, Straffi generava 22 milioni di Mol e utili pre-tasse di 19, oltre il 50% del giro d'affari. Margini da applausi. Dieci anni dopo, i conti sono molto più deludenti: pur con un giro d’affari più che raddoppiato, a 85 milioni, nel 2017 il margine è rimasto fermo (26 milioni). L’azienda ha aumentato i ricavi senza che abbiano portato reale guadagno e gli utili sono quasi scomparsi (2,9 milioni dai 9 del 2016), per colpa di 20 milioni tra maggiori ammortamenti e svalutazioni. Le fatine Winx non fanno magie di bilancio.

Con Rainbow, sale a 3 il numero di matricole che abbandonano il progetto di quotazione in pochi giorni: prima delle Winx, hanno alzato bandiera bianca la Octo Telematics e Itema. In tutta Europa, a maggio, sono saltate 17 quotazioni di Borsa.

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