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Borsa Milano, il 51% delle blue chip aggancia i bonus al taglio della CO2

Emerge dallo studio Carbonsink-Fondazione Mattei. Il dato è in lieve miglioramento sul 2020 (44%). Tra le mid cap solo il 12% usa questo incentivo

di Vitaliano D'Angerio

(AFP)

3' di lettura

Bonus dei manager agganciati a obiettivi di riduzione di CO2. È uno degli elementi più importanti per capire se un’azienda fa sul serio nella lotta al cambiamento climatico. Com’è posizionata Piazza Affari in tale ambito? C’è un miglioramento ma ancora tanta strada da fare. È quanto emerge dallo studio di Carbonsink e Fondazione Eni Enrico Mattei giunto alla terza edizione (2021) dal titolo: «La percezione del rischio climatico delle società quotate al Ftse Mib e Ftse Italia Mid Cap». Dal documento emerge che il 51% delle blue chip italiane ricorre a tali forme di incentivo contro il 44% dello scorso anno. Quest’anno nella ricerca sono state inserite anche le mid cap italiane che sono però ben lontane dai risultati delle società più grandi: soltanto il 12% del campione infatti ha agganciato i bonus ai target di decarbonizzazione.

Le aziende e la governance

A differenza delle precedenti edizioni, lo studio non considera dunque soltanto il Ftse-Mib ma le prime 100 società italiane per capitalizzazione di mercato. In particolare, l’indagine si basa su una serie di indicatori relativi a cinque aree: governance, strategy, risks & opportunities, metrics & targets, advocacy. Le aree riprendono, ampliandole, quelle individuate nelle raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (Tcfd) del Financial Stability Board.

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Ciascun area ha poi delle sottocategorie. La politica di remunerazione, per esempio, rientra a pieno titolo nella governance. A tal proposito, nella ricerca viene evidenziato che più della metà delle aziende del campione ha un comitato endoconsiliare che si occupa anche di sostenibilità mentre il 17% ha un comitato specifico dedicato. Inoltre, soltanto il 15% delle imprese analizzate dichiara di avere almeno un consigliere con competenze Esg.

Le altre aree analizzate

Ecco dunque una panoramica delle altre aree su cui si focalizza lo studio. A proposito di strategy, ben il 90% delle aziende ha buoni propositi nella lotta al climate change e riconosce che quello del riscaldamento globale è un tema rilevate (materiale). Quando però si passa all’analisi di scenario e a una valutazione dei rischi e delle opportunità relativa al cambiamento del clima, appena il 7% delle imprese a minore capitalizzazione effettua analisi di scenario, mentre tra le aziende quotate del FtseMib la percentuale sale al 36%.

Con i pochi scenari elaborati, fa il paio un’altra percentuale: in ambito risks & opportunies soltanto il 10% quantifica gli impatti finanziari dei rischi climatici. Mentre (metrics & targets) sul versante delle emissioni dirette e indirette, oltre il 90% delle aziende analizzate rendiconta le emissioni Scope 1 (emissioni dirette) e Scope 2 (emissioni indirette dovute dalla produzione di energia acquistata e utilizzata). Migliora inoltre la rendicontazione delle emissioni Scope 3 (altre emissioni indirette), ma ancora circoscritta al 56% delle imprese del Ftse Mib (in crescita però rispetto al 26% dell’edizione 2020).

Infine tra le blue chip, aumentano quelle che dichiarano di avere obiettivi climatici allineati agli Accordi di Parigi (26% rispetto al 12% dell’edizione 2020). Sul tema, emerge invece un ritardo consistente delle imprese quotate al Ftse Italia Mid Cap (7% nell'edizione 2021).

I commenti

«I risultati del terzo anno di indagine mostrano che le imprese italiane sono consapevoli della necessità di agire per il clima e in parte hanno già articolato strategie e strumenti – spiega Andrea Maggiani, ceo e fondatore di Carbonsink –. Ora serve un cambio di passo. Agire in modo diffuso, sinergico, responsabile e trasparente è determinante per la ripresa economica post-pandemia, per i giovani, per gli ecosistemi. Gli appelli degli scienziati e i negoziati pre Cop26 di questi giorni lo ribadiscono chiaramente».

«Per le aziende è di fondamentale importanza definire le proprie strategie di riduzione delle emissioni – sottolinea Monica Riva, environmental sustainability manager di Bureau Veritas Italia –. Solo un monitoraggio accurato dei dati permette di definire strategie credibili, comprendendo al tempo stesso se le azioni messe in atto portano i benefici attesi».


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