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Borsa, perché Madrid è fanalino di coda se l’economia spagnola va bene?

La Borsa soffre la debolezza del settore bancario che, in termini di capitalizzazione, vale il 22% del listino. Da inizio anno le banche hanno perso in media il 5% mentre in Europa il settore ha avuto un andamento invariato

di Andrea Franceschi

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(EPA)

3' di lettura

La Spagna cresce più del resto d’Europa. L’ultima conferma è arrivata ieri dalle statistiche del Pil relative al terzo trimestre che hanno mostrato un tasso di crescita dello 0,4% anno su anno della Spagna contro un +0,2% dell’Eurozona. Eppure Madrid continua ad essere fanalino di coda in Europa. Da inizio anno l’IBEX 35 ha fatto +8,71%. Nettamente peggio del FTSE MIB Milano (+23,5%), del DAX 30 di Francoforte (+22%) o del CAC 40 Parigi (+21,8%).

La Borsa soffre la debolezza del settore bancario che, in termini di capitalizzazione, vale il 22% del listino. Da inizio anno le banche spagnole hanno perso in media il 5% mentre in Europa il settore ha avuto un andamento invariato. A pesare sui titoli è il rischio di risarcimenti miliardari alla clientela sui mutui indicizzati al tasso interbancario IRPH che diverse banche spagnole (tra cui Caixabank, Bankia, Santander e BBVA) erogarono all'inizio degli anni 2000. In particolare mutui a tasso variabile. Rispetto al più conosciuto e utilizzato tasso Euribor il tasso spagnolo noto con l'acronomimo IRPH comportò per i mutuatari un esborso maggiore perché il suo valore è sempre stato maggiore.

Nel 2013 il governo spagnolo ha abolito il tasso IRPH definendolo “scorretto” e la decisione ha dato il via a un'ondata di cause da parte dei clienti. Finora i tribunali non hanno dato seguito alle richieste di rimborso e la Corte Suprema spagnola ha dato ragione alle banche in una sentenza del 2017. Si è arrivati al ricorso alla Corte di Giustizia europea a cui è stato chiesto di pronunciarsi sul fatto che le banche siano state adeguatamente trasparenti nella loro offerta commerciale. In discussione insomma è il fatto che i clienti siano stati adeguatamente informati dei rischi che correvano quanto sottoscrivevano il finanziamento.

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Se sfavorevole il pronunciamento della Corte potrebbe essere la base per una condanna a risarcimenti miliardari ai mutuatari. Il pronunciamento definitivo è atteso tra la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo ma ai primi di settembre l'avvocato generale della Corte di Giustizia europea ha dato un parere non vincolante stabilendo che l'indice IRPH «non dovrebbe essere escluso dalle competenza delle direttive europee». Tradotto: l'indice potrebbe essere considerato abusivo qualora non adeguatamente presentato alla clientela.

La palla a questo punto passa alla Corte che nei prossimi mesi metterà la parola fine alla controversia. Molti di questi mutui oggetto di controversia furono erogati tra il 2007 e il 2008 e i contraenti si trovarono a pagare una rata più alta in conseguenza dell'impennata dei tassi interbancari innescata dalla crisi finanziaria globale. Anche chi aveva un mutuo indicizzato all'Euribor subì la stessa sorte ma quanto la Bce tagliò i tassi anche l'Euribor scese e la rata si normalizzò. Questo processo non avvenne in maniera immediata per chi aveva un mutuo indicizzato al tasso spagnolo che avrebbe continuato a pagare molto di più della media.

L'associazione dei consumatori Asufin ha calcolato un rincaro medio di 25mila euro in più rispetto ad analoghi mutui indicizzati all'Euribor. Un salasso che ha riguardato una platea vasta di clienti: almeno un milione i soggetti interessati per un totale erogato di 108 miliardi di euro dal 1999 in poi (stima Dbrs).

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    Andrea Franceschiredattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Mercati, finanza, bond, azioni. obbligazioni, titoli di stato, banche, borsa, politica monetaria, Bce, Fed, tassi

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