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Borsa, perché il rally di inizio anno rischia di essere un fuoco di paglia

di Andrea Franceschi

(AFP)

2' di lettura

Azioni, bond, commodities, mercati emergenti... Da inizio anno tutte le principali classi di investimento hanno registrato performance positive. Rispetto agli ultimi mesi del 2018 il clima è decisamente migliorato ed è tornata la propensione al rischio grazie soprattutto all’ammorbidimento delle politiche monetarie delle banche centrali (a partire dalla Fed). Il rimbalzo di queste prime settimane dell’anno è il preludio di un recupero più sostenuto nei prossimi mesi? Sono in pochi a crederlo a giudicare dalle risposte date dai gestori che hanno partecipato all’ultimo sondaggio Bank of America Merrill Lynch.

Il caso più emblematico riguarda le azioni. A dispetto del rally messo a segno dai listini da inizio anno (+8,5% il guadagno dell’indice Msci World) i grandi gestori sono ancora riluttanti a puntare forte sull’equity: solo il 6% degli intervistati infatti ha dichiarato di voler aumentare la sua esposizione su questa classe di investimento. Si tratta della peggior rilevazione da settembre 2016.

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Il dato ha una sua giustificazione: le aspettative sull’andamento dell’economia globale restano infatti negative: il 46% degli intervistati dichiara di aspettarsi un rallentamento della crescita nei prossimi 12 mesi con effetti negativi sugli utili societari (che il 42% degli intervistati vede in ribasso). Solo il 21% degli intervistati poi crede in un aumento dell’inflazione nei prossimi 12 mesi.

È soprattutto alla luce di questo netto ridimensionamento delle aspettative sull’andamento dei prezzi (fino a qualche mese fa la quota dei gestori che vedeva pressioni inflazionistiche viaggiava tra il 60 e l’80%) che si spiega il minor favore accordato alle azioni a cui fa fronte un atteggiamento più favorevole verso il reddito fisso. Se tra gli investitori istituzionali continua a prevalere chi vuole ridurre il peso della componente obbligazionaria nel portafoglio (il 36% dei gestori intervistati) è anche vero che questa quota si è nettamente ridotta rispetto a qualche mese fa tanto da risultare la miglior rilevazione dal voto sulla Brexit di giugno 2016.

A fronte di quotazioni in rialzo praticamente su ogni classe di investimento dall’inizio dell’anno la preferenza per il reddito fisso emerge peraltro con tutta evidenza anche dai flussi di capitale. Che sono positivi per i fondi obbligazionari (27,9 miliardi di dollari netti) e negativi per quelli azionari (30,9 di riscatti) come ha certificato di recente Epfr Global.

C’è in ogni caso una categoria di fondi che più di ogni altra è andata bene in questo primo scorcio dell’anno: quella dei monetari. Da inizio anno i fondi per parcheggiare la liquidità hanno registrato 69,5 miliardi di dollari di flussi netti con una crescita delle masse gestite del 2,2 per cento. Il cash è notoriamente la destinazione preferita nelle fasi di incertezza e la percentuale di gestori che sta mettendo in atto questa strategia difensiva è in netta crescita: il 44% degli investitori intervistati da BofA, come accennato, ha dichiarato di voler aumentare la quota di cash in portafoglio. Si tratta della percentuale più alta da gennaio 2009. A differenza di quanto visto nei mesi scorsi la grande corsa alla liquidità non è andata di pari passo a un aumento della volatilità su azioni e bond che, in questo primo scorcio del 2019, resta relativamente contenuta.

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