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«Borsa, pronte le nuove regole per favorire l’accesso delle Pmi»

ll ceo di Euronext, Stèphane Boujnah: «molto soddisfatto dell’integrazione. Palazzo Mezzanotte? Vogliamo restare, ma servono investimenti»

di Marco Ferrando e Matteo Meneghello

Borsa Italiana, strategia per la crescita

4' di lettura

«Siamo pronti a ridurre le complessità per chi vuole accedere ai mercati». La formalizzazione non c’è ancora, ma Stéphane Boujnah, ceo di Euronext, lascia intendere che il primo risultato concreto del tavolo avviato dal Tesoro per avvicinare più imprenditori alla Borsa è vicino. Sul tavolo, l’ambito taglio dei tempi, dei documenti necessari (e quindi dei costi), che finora ha penalizzato Milano rispetto alle altre piazze europee: «A breve, con l’approvazione da parte del Consiglio di Borsa e la green light della Consob, potremo annunciare la revisione delle regole per l’accesso al mercato», anticipa Boujnah in questa intervista a Il Sole 24 Ore, in cui tiene a sottolineare «l’estrema soddisfazione» del percorso compiuto in questo primo anno dall’integrazione di Borsa in Euronext: «Da subito abbiamo detto che era un accordo naturale», rimarca. «E i fatti lo hanno dimostrato», citando «la migrazione del core data center a Ponte San Pietro, l’acquisizione da Nexi della tecnologia di MTS ed Euronext Securities Milan. Il clima tra le persone è ottimo: Fabrizio Testa e il suo team hanno dato prova di una leadership eccellente, sono stato orgoglioso di lavorare con una persona come Andrea Sironi e ora con Claudia Parzani che gli è succeduta alla presidenza: sono tutti passi che consentiranno a Borsa di diventare sempre più rilevante».

Partiamo dalle regole, e dalla semplificazione in arrivo: che cosa dobbiamo aspettarci?

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Meno documenti, meno burocrazia. Almeno per la parte che ci riguarda. È il modo con cui Euronext può facilitare gli sforzi del mercato italiano, dopo l’utile dibattito generato dal Tesoro, Cdp, Consob e gli operatori: per il public capital l’Italia è un paese fantastico con un incredibile patrimonio di Pmi e un grande interesse sia da parte degli istituzionali che del mercato retail: in mezzo c’è ancora un collo di bottiglia che va superato.

C’è un’altra novità che incombe: la migrazione dei mercati di Borsa italiana verso la piattaforma proprietaria Optiq. Che tempi prevedete? E cosa cambierà per l’ecosistema italiano?

Inizieremo nel secondo trimestre 2023, procederemo per asset class. E sarà un game changer per i titoli quotati, gli investitori e gli operatori: la liquidity pool unica avrà potenzialità enormi, ad esempio in termini di visibilità e di order book, per i titoli quotati a Milano. Abbiamo visto un aumento significativo della liquidità dei mercati irlandesi e norvegesi dopo la migrazione sulla nostra piattaforma.

C’è chi teme un aggravio dei costi.

Lo sappiamo, e stiamo dialogando in maniera trasparente e continua con i clienti : le migrazioni compiute con la Borsa di Oslo, o di Dublino, hanno dimostrato che i costi una tantum, per lo più legati agli investimenti sul software, sono di gran lunga inferiori rispetto ai benefici. E fino alla migrazione le commissioni non cambieranno: resteranno quelle di oggi.

A proposito di migrazioni: è di un mese fa quella del core data center di Euronext dal Regno Unito all’Italia. E ora?

Oggi il 25% delle transazioni azionarie europee è fisicamente realizzato alle porte di Milano, in provincia di Bergamo, in una struttura alimentata da pannelli solari, idroelettrico, geotermia e quindi a impatto zero. Tutti i clienti, comprese le sei principali banche europee, sono in quella sede e questa co-location potrà avere successive ricadute positive sinergiche in termini di ricavi.

Quali progetti avete per Elite?

Siamo pronti a rafforzarlo, ad esempio sviluppandolo nei paesi dove Euronext è presente. Ma non è il solo cantiere da cui mi aspetto grandi risultati su Borsa: c’è ad esempio il nuovo segmento dei Tech leaders, che costituirà un sicuro acceleratore per il mercato tech italiano e negli altri ambiti europei nei quali siamo operativi. Infine ho grandi aspettative per il Mib Esg, l’indice dedicato alle best practice ambientali, sociali e di governance. È un passo importante: basti pensare che in Francia il Cac40Esg pesa ormai per il 30% del Cac40.

Parliamo del fixed income, e in particolare di Mts: dopo aver acquisito da Nexi la piattaforma tecnologica, è più vicino l’obiettivo di diventare il mercato di riferimento per i titoli del debito europeo di cui ci aveva parlato un anno fa?

Andiamo per ordine. L’Italia ha una grande tradizione ed expertise nel debito, che deve mantenere e sviluppare dentro Euronext. Per quanto riguarda l’Europa, abbiamo iniziato un dialogo costruttivo con la Commissione. L’Esecutivo europeo oggi è comprensibilmente concentrato sull’utilizzo e sulle ricadute di questi fondi più che sul mercato dove si scambiano, ma per noi non è un problema. Continuiamo a lavorare sui titoli di Stato di oltre 20 emittenti nazionali, quando l’Europa avrà bisogno di una piattaforma tecnologica per lo scambio del debito comune pensiamo che la nostra proposta sarà estremamente interessante.

L’infrastruttura può aiutare il mercato a essere più efficiente. Ma secondo lei, un mercato più efficiente può anche aiutare il progetto europeo?

Ne sono certo. Guardiamoci indietro, a due anni fa: da allora l’Unione ha fatto passi da gigante trovando prima l’accordo per il Next Gen, e ora implementandolo. Quando le emissioni avranno raggiunto una dimensione ancora più significativa, avrà bisogno di un mercato secondario trasparente, liquido e globale: così potrà diventare un grande emittente, sempre più solido e riconosciuto dal mercato.

Torniamo a Milano: il contratto di affitto di Borsa italiana con Palazzo Mezzanotte è in scadenza. Borsa ha mai realisticamente preso in considerazione l’eventualità di abbandonare piazza Affari?

Concedetemi un passo indietro. Le controllate di Euronext hanno sede in diversi palazzi storici europei: in alcune location di cui siamo proprietari abbiamo confermato la nostra presenza nel corso degli anni, come Amsterdam, Dublino e Oslo, continuando a investire per migliorarle. In altre, dove eravamo in affitto, abbiamo deciso di traslocare per diversi motivi: è accaduto a Parigi, a Lisbona, a Bruxelles. Palazzo Mezzanotte non è di proprietà di Borsa, ma della Camera di Commercio di Milano. Il contratto è in scadenza, preferiremmo restare e ne abbiamo discusso. Ma dobbiamo essere sicuri che l’edificio sia adeguato alle nuove esigenze di oggi.

Quindi la possibilità di un trasloco non è esclusa?

Ripeto: siamo fortemente determinati a restare. Ma non dimentichiamoci che stiamo parlando di un edificio storico, costruito negli anni Trenta: va adeguato ai nuovi standard a livello di struttura e di impatto ambientale, e devono essere fatti investimenti per favorire l’adeguamento alle nuove modalità di lavoro di una Borsa digitale.

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