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Con rimbalzo greggio brillano titoli oil, a Milano guidano Eni e Tenaris

A orientare i corsi di Borsa è l'andamento del greggio che, dopo la brusca frenata precedente, sale, anche se i motivi che avevano innescato i cali non sono del tutto archiviati

di Stefania Arcudi

(EPA)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - I titoli del comparto oil risollevano la testa, in Europa (+1,1% l'Euro Stoxx 600 Energia) e a Piazza Affari (Eni, Tenaris e Saipem), dopo la frenata della vigilia. Come già alla vigilia, a orientare i corsi di Borsa è l'andamento del greggio che, dopo la brusca frenata precedente, ha ritrovato la via dei rialzi, anche se i motivi che avevano innescato i cali non sono del tutto archiviati. Il Wti dicembre sale di mezzo punto a 81,5 dollari al barile, sopra il minimo in quasi quattro settimane toccato giovedì, e il Brent gennaio dello 0,3% a 90,15 dollari, dopo avere toccato il minimo in sei settimane. I prezzi del greggio salgono in scia all'indebolimento del dollaro, ma si va verso una settimana di cali (-7% il Wti e quasi -6% il Brent) sull'aspettativa che la Federal Reserve non rallenterà il ritmo degli aumenti dei tassi di interessi, come qualcuno aveva ipotizzato.

«Alla vigilia è proseguita la debolezza delle materie prime con il Brent calato sotto i 90 dollari al barile per la prima volta da circa un mese su timori legati all’indebolimento della domanda invernale e contesto negativo sui risky asset a causa della retorica 'hawkish', da falco, dei banchieri centrali», scrivono gli analisti di Mps Capital Services, ricordando che sono stati particolarmente deboli i metalli industriali (il nichel ha perso un altro 9%) e i preziosi con spiccate caratteristiche industriali come il palladio (-3,4%) e l'argento (-2,6%).

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Del resto, l'andamento dei prezzi dell'energia, del petrolio ma anche quello del gas naturale, è tenuto sotto stretta osservazione, nel contesto di crisi innescato dal conflitto in Ucraina. Come è noto, questo pone un tema di domanda e offerta, ma anche di approvvigionamenti. Secondo Lucia Calvosa, presidente di Eni, a «sostituire il gas russo sarà in gran parte il gas dall’Algeria, le cui forniture destinate a Eni raddoppieranno da circa 9 miliardi di metri cubi annui a circa 18 miliardi metri cubi entro il 2024. Di questi 9 miliardi addizionali, una parte è già arrivata e l’altra arriverà progressivamente durante il 2023». Il gruppo, ha spiegato in un'intervista a Il Sole 24 Ore, «ha profuso il massimo impegno in questa direzione, nell’interesse dell’Italia, facendo leva sulle alleanze con i Paesi nei quali investe da anni». In quest'ottica, ha spiegato Calvosa, «il management ha predisposto un piano di progressiva sostituzione del gas russo in portafoglio alla società, che consentirà a Eni e all’Italia di sostituire circa 20 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo entro l’inverno 2024-2025. Riusciremo a coprirne oltre il 50% a partire da questo inverno, circa l’80% nell’inverno 2023-2024 e il 100% in quello successivo».

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