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Borsa, “Sell in May” colpisce duro. Solo uno storno o qualcosa di più?

di Andrea Franceschi

(EPA)

3' di lettura

«Sell in May and go away» recita un vecchio adagio di Borsa che suggerisce di prendere profitto nel mese di maggio. Numeri alla mano pare proprio che gli investitori abbiano voluto seguirlo. A maggio l'indice azionario globale Msci World ha perso il 6% del suo valore con gli investitori che hanno preso i rinnovati venti di guerra commerciale come pretesto per alleggerire il loro portafoglio azionario.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib
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Piazza Affari, che nella prima parte dell'anno aveva fatto meglio della media delle altre Borse, è risultata tra le peggiori nel panorama dei Paesi sviluppati. Nell'ultimo mese l'indice FTSE MIB ha perso oltre il 9% del suo valore appesantito dalle recenti fiammate dello spread che, come quasi sempre accade, hanno finito per colpire la compagine storicamente molto rappresentativa del listino: quella delle banche. Nell'ultimo mese l'indice che monitora le quotazioni degli istituti di credito ha perso il 18% del suo valore azzerando i rialzi di inizio anno.

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Andamento dello spread Btp / Bund
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Ma Piazza Affari non è stata l’unica piazza ad essere duramente colpita dallo storno di maggio. L’indice S&P 500 ha perso il 6,5% del suo valore trascinato in rosso dal comparto tecnologico (l’indice Nasdaq ha perso il 7,93%). L’indice Msci dei mercati emergenti ha perso il 7,53 per cento.

Ma quanto lo storno di maggio è “presa di profitto” e quanto è segnale di un cambio di rotta ben più sostenuto? I numeri lasciano propendere per la prima ipotesi. Per quanto brusco, questo cambio di rotta dei listini globali non pare aver compromesso più di tanto il saldo da inizio anno delle principali Borse mondiali che resta molto positivo. Da inizio anno l’indice Msci World mantiene un solido +10 per cento. Piazza Affari, una delle Borse più colpite, conserva ancora un invidiabile rialzo del 10% da inizio anno.

Le grandi società tecnologiche di Wall Street, in questi giorni sotto i riflettori per i marcati ribassi a seguito delle indagini Antitrust, continuano a conservare invidiabili performance in questo 2019: Facebook, che negli ultimi 30 giorni ha perso il 14,3% in Borsa, da inizio anno risulta in rialzo del 27,7%; Apple, che ha perso il 15% nell’ultimo mese, conserva ancora un invidiabile +13,88% da inizio anno; Amazon è ancora in rialzo del 15% da inizio anno nonostante il -11% dell’ultimo mese. L’unica eccezione è Alphabet (la società che controlla Google) che, con il -11% dell’ultimo mese, ha praticamente azzerato i guadagni dell’anno.

L’andamento del Nasdaq
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Insomma, nonostante i venti di guerra commerciale non accennino a placarsi e benché in Europa il rischio politico (Brexit e Italia su tutti) continui a rappresentare una minaccia, il mercato azionario si mantiene solido. Anche perché quello che è stato il principale “market mover” del 2019, ossia la svolta espansiva delle banche centrali, si conferma una variabile importante in grado di sostenere le azioni al pari di altre classi di investimento rischiose.

Il tema della politica monetaria, peraltro, è particolarmente d’attualità in questi giorni. La Federal Reserve, che fino a dicembre contava di rialzare i tassi due volte, ha esplicitamente aperto alla possibilità di alzare i tassi già quest’anno. La Bce, da parte sua, continuerà presumibilmente a mantenere basso il costo del denaro anche perché non ci sono segnali di ripresa sul fronte dell’inflazione che resta lontana dagli obiettivi di statuto.

Se le Borse restano in forma nonostante i recenti storni non si può dire lo stesso della fiducia degli investitori che continuano a ridurre fortemente la loro esposizione sui fondi azionari. Da inizio anno questa categoria ha registrato riscatti netti per 145 miliardi di dollari a fronte di flussi positivi sul mercato obbligazionario per 165.

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