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Borse, il 2019 inizia ora: focus su trattative Usa-Cina, verbali Bce ed economia tedesca

di Marzia Redaelli


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(Ap)

3' di lettura

Le Borse tornano a pieno regime, dopo le prime sedute dell'anno ancora in un clima festivo. Però la strada degli investitori non è spianata, visto l'avvio molto zoppicante degli indici. Wall Street si è risollevata venerdì scorso, dopo alcune sessioni di avversione al rischio fomentate dall'allarme utili di Apple per la diminuzione delle vendite in Cina. Le azioni a New York sono rimbalzate grazie alle notizie sul proseguimento delle trattative sui dazi, ai dati dei nuovi occupati Usa che hanno battuto le stime, e infine alle parole del governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, che ha definito prematura la preoccupazione degli investitori per una recessione. Il ritrovato buon umore a New York ha riportato in attivo il saldo di molti indici rispetto all’ultima sessione di dicembre.

Cosa è successo la scorsa settimana
Shanghai
aveva già rialzato la testa prima del ritorno della propensione al rischio (+0,8% l'indice composito), sull'onda di migliori indicazioni delle imprese per dicembre e delle mosse espansive della Banca del Popolo, che per fronteggiare il rallentamento dell'economia del Dragone ha ridotto le riserve obbligatorie delle banche.

Milano risulta tra i listini migliori (+2,8% il Ftse Italia All Share) nonostante la cronaca del commissariamento di Carige che ha pesato sui titoli finanziari. Il comparto bancario, infine, ha rimbalzato a +3% sulla settimana precedente.
Il clima incerto ha rinforzato comunque i porti sicuri: il dollaro, che a dispetto dei dubbi sulle prospettive della locomotiva Usa ha ripreso il massimo toccato un anno e mezzo fa (sotto 1,14 contro euro), quando dominava l’euforia per la politica espansiva di Trump e si scontava il rialzo dei tassi di interesse; lo Yen, che in una settimana ha guadagnato il 3% sia sul biglietto verde sia sulla moneta unica; l'oro, che si è inerpicato fino alla soglia dei 1.300 dollari l'oncia, e che negli ultimi tre mesi di ribassi è salito dell'8%.

I prossimi appuntamenti degli investitori
Nei prossimi giorni alcuni eventi impegneranno i parterre. Oltre alle trattative sulla guerra commerciale, saranno diffusi dati macro che potranno dar conto dell'andamento dell'economia tedesca, un traino per il ciclo europeo. Lunedì 7 gennaio 2019 le vendite al dettaglio di dicembre (a novembre erano in calo dello 0,3%) e gli ordini all'industria (asfittici a +0,3% in novembre); martedì 8 gennaio 2019 la produzione industriale in dicembre (a novembre era diminuita dello 0,5%); venerdì 11 gennaio 2019 l'indice dell'istituto Zew, elaborato con sondaggi tra esperti di economia, che esprimono il loro grado di fiducia nella situazione corrente e in quella prospettica.

Per l'Italia, invece, saranno comunicati il deficit/Pil del terzo trimestre, che si attestava a +05% nell'ultima rilevazione (lunedì 7 gennaio 2019) e il tasso di disoccupazione in dicembre (+10,6% in novembre).
Mercoledì 9 gennaio e giovedì 10 gennaio 2019, rispettivamente, la Federal Reserve e la Banca centrale europea pubblicheranno i verbali dell'ultimo comitato monetario, da cui si potranno trarre indizi sulla propensione dei banchieri Usa al rialzo dei tassi e sull'apertura dei membri Bce ai finanziamenti agevolati alle banche (Tltro) dopo la fine degli stimoli monetari.

Dagli Stati Uniti arriveranno due importanti statistiche: lunedì 7 gennaio 2019 l'Ism del settore servizi di dicembre, che traccia l'attività delle imprese e sarà attentamente osservato dopo la delusione di giovedì scorso dal settore manifatturiero; sempre lunedì gli ordini all'industria in novembre, che la lettura preliminare dava in discesa a -2,1%. Martedì 8 gennaio la bilancia commerciale di novembre (-55,5 miliardi di dollari l'ultimo valore), cartina di tornasole della guerra dei dazi. Venerdì 11 gennaio 2019 la settimana si chiude con l'inflazione in dicembre , che è già al livello obiettivo della banca centrale (+2,2% l'ultima misurazione) ed è uno strumento di sintonizzazione fine della politica monetaria (sebbene la Fed preferisca osservare l'inflazione Pce, che adotta un paniere più ampio di beni rispetto al parametro Cpi, anche quelli non acquistati direttamente come le spese mediche pagate dalle assicurazioni).

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