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Borse, i 5 motivi per cui agosto potrebbe essere un mese freddo

Il prossimo mese potrebbe essere caratterizzato da prese di beneficio sui mercati azionari dopo il forte rialzo acquisito da inizio anno. Ecco perché

di Vito Lops

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4' di lettura

I mercati azionari stanno andando a gonfie vele nel 2019. Se si esclude il +40% della piccola Borsa di Atene (incoraggiata prima dai sondaggi poi dalla effettiva vittoria del partito pro-austerity Nuova Democrazia) è Piazza Affari il listino che in Europa vanta la migliore performance (+21%). Vicina al +20% anche Shanghai e in ogni caso è impossibile trovare valutazioni negative. I tre principali indici di Wall Street hanno aggiornato i record con l’S&P 500 in progresso da gennaio del 20%, come peraltro il Dax 30 di Francoforte e il Cac 40 di Parigi. Nel complesso la capitalizzazione globale dei listini si è riportata oltre gli 80mila miliardi dollari, oltre 10mila in più rispetto a fine 2018.

LA CAPITALIZZAZIONE MONDIALE DELLE BORSE

Dati in miliardi di dollari (Fonte: Bloomberg)

Non sono state però le prospettive di aumento degli utili a trascinare gli acquisti di azioni. Anzi, l’economia mondiale (e con essa i profitti) dovrebbero rallentare: la crescita del Pil globale è stata rivista al ribasso dal 3,7% al 3,2% e secondo alcuni potrebbe scendere anche sotto il 3%.

A far correre le Borse è stato invece il cambio di atteggiamento delle banche centrali che hanno avviato nuovamente un percorso di politiche espansive, che vanno dal taglio dei tassi fino al possibile lancio di nuovi piani di quantitative easing.

La riprova di ciò arriva dal contestuale crollo dei tassi di interesse globali, tanto dei titoli di Stato quanto dei corporate bond. Non a caso il valore delle obbligazioni - che cresce quando i tassi calano - è aumentato da inizio anno di 8mila miliardi di dollari raggiungendo il record di 55mila miliardi. Su questo fronte nelle ultime settimane sono stati aggiornati diversi record: il Bund a 10 anni è sceso fino a -0,4% . Inoltre per la prima volta del 2016 i Treasury decennali Usa si sono portati sotto il 2%. Di questo contesto ne ha approfittato anche l’Italia riaprendo il BTp a 50 anni collocato nel 2016 ma vendendolo a questo giro a un tasso (il 2,8,7%) di 100 punti base inferiore.

Sui mercati, in particolare su Wall Street, la Borsa delle Borse che poi inevitabilmente impatta su tutte le altre, si è creato il seguente nesso di causa/effetto che ha spinto, pur in assenza di prospettive confortanti sulla crescita economica, gli indici verso nuovi massimi:

1) le banche centrali hanno guidato il rialzo delle azioni spingendo giù i tassi dei bond;

2) tassi in calo hanno spinto molte aziende a finanziarsi attraverso l’emissione di corporate bond;

3) il ricavato di queste emissioni ha stimolato e potrebbe stimolare ancora le operazioni di buyback da parte delle aziende (ovvero di acquisto di azioni proprie) spingendo ulteriormente in alto le quotazioni azionarie.

Si tratta, però, di un’architrave deboluccia che nel mese di agosto potrebbe sgretolarsi con una possibile rilevante correzione dei corsi azionari. Ecco i 5 motivi per cui le Borse potrebbero perdere terreno ad agosto;

Il fattore Treasury
«Nelle ultime sedute i tassi dei Treasury americani sono tornati a salire. Al momento le Borse non ne hanno ancora risentito - spiega Antonio Cesarano chief global strategist di Intermonte sim -. Ma tra breve gli indici azionari potrebbero iniziare a soffrire il rialzo dei tassi obbligazionari. Il rialzo dei tassi dei Treasury potrebbe allentare il flusso sui buyback che, come visto, sono uno dei fattori che finora ha trascinato i listini».

Il fattore “opzioni”
«È probabile che Wall Street abbia superato il record di 3.000 punti anche per via di fattori tecnici - continua Cesarano -. Venerdì 19 luglio scadono le opzioni sull’S&P 500. La necessità di effettuare la copertura della scadenza imminente ha generato nel breve acquisti di future sull’ indice, spingendolo sui massimi. Una volta scadute le opzioni però la Borsa Usa potrebbe risentirne».

Rally poco partecipato
«Siamo arrivati a metà luglio con un rally molto marcato sui listini azionari dei paesi sviluppati, che mettono a segno performance da inizio anno nel range +15/+20% - prosegue l’esperto di Intermonte -. Eppure, se osserviamo i flussi dei fondi, si tratta di un rally molto poco partecipato.
Gli ultimi dati Epfr segnalano afflussi sui bond globali per 242 miliardi di dollari a fronte di deflussi dall'equity per 150 miliardi».

Sell on news
I mercati stanno scontando, lato banche centrali, il migliore di mondi possibili. Non è da escludere che se a fine luglio (riunione del 30-31) la Fed, come peraltro scontato al 100%, tagli i tassi di 25 punti base sui mercati scattino le prese di profitti da “sell on news”.

Pressing per nuovi quantitative easing
È ormai il segreto di pulcinella. Gli investitori, ingolositi negli ultimi anni dalle operazioni super-espansive delle banche centrali nella formula del quantitative easing (iniezione di liquidità attraverso l’acquisto di titoli sui mercati aperti), non si accontenteranno di nuovi tagli dei tassi. Ma probabilmente spingeranno le banche centrali verso nuovi Qe. In che modo? Vendendo azioni. «Ci aspettiamo pressing affinché soprattutto la Fed diventi ancor più interventista - argomenta Cesarano - in modo particolare sul bilancio, visto che da ottobre terminerà la fine dal calo dello stesso bilancio, il cosiddetto quantitative tightening. Il vero obiettivo è un nuovo Qe».

twitter.com/vitolops

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