ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa settimana dei mercati

Piazza Affari, nella settimana dell’energy crunch brillano Eni e Tenaris

A tenere banco sui mercati i timori di una corsa al rialzo dei prezzi del petrolio a causa della crescita della domanda. E il risiko bancario ha spinto le quotazioni di Bper

di Enrico Miele

Banche centrali: da ancora a elemento di incertezza per i risparmiatori

5' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - È stata sui mercati una settimana all’insegna dell’energy crunch, col timore improvviso - in parte rientrato - che potesse scattare una corsa al rialzo dei prezzi del petrolio (e non solo) a causa della crescita della domanda. A beneficiarne sono stati tutti i titoli del settore oil, che hanno trainato il Ftse Mib nelle ultime cinque sedute, da Tenaris (+5,5%) al colosso Eni (+5%). Il risiko bancario, che potrebbe coinvolgere UniCredit e altri big del credito, ha invece spinto al rialzo le quotazioni dell’emiliana Bper, che con un guadagno del 7,9% è stata la migliore del listino principale milanese.

In "rosso" la prima seduta di ottobre

Il rischio inflazione, alimentato dalla corsa dei prezzi energetici, nella seduta del primo ottobre manda in “rosso” le Borse europee che temono politiche monetarie più restrittive prima del previsto da parte delle Banche centrali, dalla Fed alla Bce. Ad appesantire il clima tra gli investitori i dati poco brillanti sull'attività manifatturiera in Asia e quelli in chiaroscuro dagli Usa, dove l'inflazione Pce (calcolata in base al dato sulle spese per consumi) è balzata ai massimi dal 1991 ad agosto (+4,3% annuo), mentre in Europa a settembre il tasso è salito del 3,4% (il picco da 13 anni). E così, dopo che il mese di settembre si è rivelato il peggiore da inizio anno, gli indici continentali non sono riusciti a invertire la rotta, iniziando anche ottobre all'insegna delle vendite.

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È durato poco a Wall Street anche l’effetto dell’annuncio della casa farmaceutica Merck, che a breve chiederà l’autorizzazione per la prima pillola anti-Covid, con gli indici Usa in preda alla volatilità (e bersagliati dalle vendite sui tecnologici per la quinta sessione consecutiva) a causa dell’incertezza sui piani di spesa del presidente Joe Biden. Wall Street ha chiuso comunque in positivo con il Dow Jones a +1,43%, il Nasdaq a +0,82% e lo S&P 500 a +1,15%.

Sul FTSE MIB di Milano a fine seduta tra le peggiori Cnh Industrial mentre tornano indiscrezioni di stampa sul futuro riassetto del gruppo. Si registrano vendite sui farmaceutici e Stellantis dopo la pubblicazione dei dati sulle immatricolazioni francesi di settembre. In testa il lusso con Moncler e i bancari con Banca Pop Er.

Pesano timori su inflazione, in Europa sale al 3,4%

Gli investitori temono che il rialzo dei prezzi, spinto anche dalle fiammate registrate dai valori dell'energia, spinga gli istituti centrali a rivedere di maniera la politica monetaria per adesso ultra-espansiva prima del previsto e prima della tabella di marcia annunciata. In Europa a settembre il tasso di inflazione annuale è stato del 3,4%, in netto rialzo rispetto al 3% ad agosto, secondo la stima flash di Eurostat. L’attesa degli analisti era attorno al 3,3%. L’energia ha registrato il tasso annuale di crescita maggiore, 17,4% rispetto al 15,4% ad agosto, seguita da beni industriali on energetici (2,1% dopo 2,6%, alimentari, alcol e tabacco (2,1% dopo 2) e servizi (1,7% dopo 1,1%). Per trovare un livello di inflazione simile bisogna tornare a gennaio e ottobre 2008, quando il tasso di inflazione annuale era del 3,2% e a marzo 2008 quando era al 3,6%.

A Milano scivola Cnh, al top Moncler e utility

A Piazza Affari nella seduta del primo ottobre le vendite hanno colpito in primo luogo la galassia Agnelli: da Stellantis, dopo che a settembre le immatricolazioni del gruppo in Francia sono diminuite più del mercato, a Cnh Industrial mentre tornano indiscrezioni di stampa sul futuro riassetto del gruppo. Si registrano vendite sui farmaceutici con Diasorin che nel finale delle contrattazioni ha accelerato al ribasso. In testa invece il lusso con Moncler e i bancari con Banca Pop Er.

Gli acquisti hanno poi premiato Mediobanca, con l'istituto che rimane sotto i riflettori dopo le recenti evoluzioni dell'azionariato, che si incrociano anche con la partita in corso sui vertici della partecipata Generali. La famiglia Benetton ha infatti annunciato l'uscita dall'accordo di consultazione tra i soci, proprio in nome della volontà di non schierarsi sul dossier Generali, che vede Mediobanca contrapposta al proprio primo azionista, Leonardo Del Vecchio. Quest'ultimo ha chiesto l'integrazione dell'ordine del giorno dell'assemblea di Piazzetta Cuccia del 28 ottobre, chiedendo ai soci di esprimersi su una serie di modifiche statutarie in tema di governance, in parte già allo studio del cda.

Tra le migliori della seduta Banca Mediolanum che ha convocato ufficialmente assemblea per il prossimo 3 novembre, confermando dividendi di ottobre. In grande spolvero le utility e gli energetici, da Terna a Enel, sulla spinta del comparto nel resto d’Europa grazie alle notizie che arrivano dalla Francia sui rincari delle bollette.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib
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Salgono dubbi per future mosse Banche centrali

Il punto interrogativo rimane sulle future mosse delle banche centrali, soprattutto di quella Usa. Il numero uno, Jerome Powell, ha ammesso che l'inflazione alta molto probabilmente «durerà più del previsto», a causa delle strozzature alle catene di approvvigionamento. In Asia desta preoccupazione l'impatto delle interruzioni sulle catene di approvvigionamento in Cina, Vietnam e altri Paesi del sud-est asiatico. Tra l'altro i dati macro cinesi degli ultimi giorni hanno sollevato il dubbio che la ripresa possa perdere slancio. In Europa è emerso che l'attività manifatturiera ha rallentato il passo a settembre. L'indice Pmi che la misura, calcolato da Ihs Markit, è sceso a 58,6 punti da quota 61,4 raggiunta ad agosto.

Usa, l'inflazione continua a correre

L'inflazione negli Stati Uniti è aumentata ad agosto, confermandosi ai massimi dal 1991. La misura preferita dalla Federal Reserve per calcolarla, il dato Pce (personal consumption expenditures price index), è cresciuta dello 0,4% rispetto al mese precedente, più dello 0,3% atteso dagli esperti, e rispetto a un anno prima è aumentata del 4,3%, l'aumento maggiore dal 1991, come già successo a luglio, quando era aumentata del 4,2%. La componente "core" del dato, depurata dagli elementi volatili, è cresciuta dello 0,3% rispetto al mese precedente, in linea con le stime, e del 3,6% rispetto a un anno prima, invariata rispetto a giugno e luglio.

BTp si apprezza nel finale e spread cala a 103 punti

Seconda parte di seduta positiva per i BTp scambiati sul secondario telematico Mts. I corsi del decennale italiano si sono apprezzati e la buona performance ha consentito un restringimento dello spread con i Bund. Nel finale il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco è indicato a 103 punti base (106 in avvio) dai 105 punti base della chiusura del 30 settembre. La domanda di titoli decennali italiani ha fatto scendere i rendimenti con il decennale benchmark che chiude l'ottava allo 0,82% dallo 0,87% dell'ultimo riferimento (0,84% in avvio).

Usa, consumi aumentano più del previsto

I redditi personali, negli Stati Uniti, sono aumentati ad agosto in linea con le attese, mentre le spese per i consumi sono aumentate più del previsto. Il dipartimento del Commercio ha riportato che i redditi personali sono cresciuti di 35,5 miliardi, lo 0,2%; le spese per i consumi sono aumentate di 130,5 miliardi, lo 0,8%, contro attese per un +0,7%. I redditi di luglio sono stati confermati in rialzo dell'1,1%, le spese da +0,3% a -0,1%.

Euro ancora sotto 1,16 dollari, occhi sul greggio

Sul fronte dei cambi, rimane forte il dollaro. Il biglietto verde, favorito dall’aumento dei rendimenti dei Treasury Usa e dal fatto di essere percepito come bene rifugio nelle fasi di tensione come quella attuale, ha costretto l’euro sotto la soglia di 1,16, livelli che non si vedevano da fine luglio 2020. Così l'euro vale 1,1585 dollari, da 1,1590 in chiusura il 30 settembre. Poco mosso il prezzo del petrolio, che ad ogni modo rimane su livelli sostenuti, anche se sotto i massimi dei giorni scorsi, top dall'ottobre 2018.

Intanto gli investitori si interrogano sulla notizia diffusa da Bloomberg, secondo la quale la Cina ha ordinato alle società energetiche controllate dallo Stato di assicurarsi a tutti i costi le forniture per l'inverno. Sale l'attesa anche per lunedì, quando i Paesi produttori del gruppo Opec+ si riuniranno per decidere i futuri livelli di produzione. Intanto la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha dichiarato che il prezzo del petrolio è «causa di preoccupazione per gli Stati Uniti» e che Washington «è in contatto» con l'Opec.

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