ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa giornata dei mercati

Si riaccendono i timori per la Fed, Piazza Affari sbanda e chiude a -0,3%

Le Borse riportano indietro le lancette dell’orologio e si spaventano per un'eventuale stretta aggressiva della Fed a causa del mercato del lavoro Usa più in salute del previsto. Bilancio della settimana negativo per il Ftse Mib (-0,4%), così come per Tim (-7%) alle prese con i paletti del governo

di Enrico Miele

Aggiornato alle 19:30

(Getty Images via AFP)

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le Borse europee riportano indietro le lancette dell’orologio e tornano a spaventarsi per un eventuale stretta aggressiva da parte della Fed a causa di un mercato del lavoro Usa più in salute del previsto. Su una seduta già non particolarmente vivace, infatti, sono piombati i dati sull'occupazione statunitense: 263mila posti creati a novembre contro stime per 200mila, con anche i salari in crescita. Trend che, almeno questo è il timore degli osservatori, potrebbero indurre Jerome Powell a rimandare il tanto atteso rallentamento nel rialzo dei tassi d’interesse (ipotizzato dallo stesso presidente Fed solo qualche giorno fa). Sullo sfondo restano i timori per lo stato di salute dell'economia Ue, le tensioni in Ucraina e l'avvicinarsi dell'entrata in vigore dell'embargo europeo sul greggio russo, che scatterà tra 72 ore. Preoccupazioni che alla fine hanno portato gli indici del Vecchio Continente, in scia a Wall Street, a terminare sottotono l’ultima seduta della settimana, con le vendite concentrate su energia, utility e tech. In questo clima, il FTSE MIB a Milano ha terminato la giornata in passivo, dopo esser arrivato a perdere fino all’1%. In ribasso anche il CAC 40 di Parigi, il FT-SE 100 di Londra, l'IBEX 35 di Madrid e l'AEX di Amsterdam (fa eccezione solo il DAX 40 a Francoforte).

Settimana campale per Tim (-7%) con paletti governo su rete

Tirando le somme, si è trattato di una settimana in ordine sparso per le Borse europee dopo la recente corsa di novembre. Nell’ultima ottava, infatti, il Ftse Mib ha chiuso con un ribasso dello 0,4%, così come l’Ibex spagnolo (-0,4%) e il Dax tedesco (-0,1%). Segno opposto, invece, per la Borsa francese (+0,4%) e soprattutto Londra (+0,9%), l’unica positiva finora nel 2022 (Ftse 100 +2,3%), mentre il passivo per Piazza Affari, da gennaio a oggi, segna un rotondo -10%, il saldo peggiore tra le big del Vecchio Continente. Ma i riflettori a Piazza Affari sono rimasti puntati quasi sempre su Tim (-7,1%), il titolo peggiore di questa settimana dopo la mancata offerta di Cdp sulla rete e i dubbi del governo Meloni sul destino della compagnia, tra ipotesi di opa totalitarie smentite e opa parziali ancora tutte da verificare. In “rosso” anche le banche, da UniCredit (-4,5%) a Banco Bpm (-3,6%), alle prese con il nuovo scenario di un possibile rallentamento dei tassi e la recessione economica alle porte. Brillano, infine, sul listino principale Iveco (+3,4%), Recordati (+3,1%) e Fineco (+2,5%).

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Nell'ultima seduta strappa DeA Capital con l'Opa, giù il lusso

La Borsa di Milano ha terminato la seduta del 2 dicembre con un passivo dello 0,26%, dopo esser arrivata a perdere fino all’1%. Male il lusso con Moncler, Telecom Italia alle prese col futuro della rete unica, i petroliferi con Tenaris e l'auto con Stellantis, in ribasso all'indomani dei dati sulle immatricolazioni. In controtendenza, Amplifon, Banca Generali e ancora Davide Campari che, dopo le anticipazioni del Sole 24 Ore, ha confermato giovedì che Dioniso, la joint venture paritaria con Moët Hennessy, è salita al 100% del capitale di Tannico. Fuori dal listino principale, da segnalare che Dea Capital, che in avvio non riusciva a fare prezzo, è in rialzo a doppia cifra e si avvicina al prezzo dell'Opa totalitaria lanciata da De Agostini a 1,5 euro per azione, con l'obiettivo di delisting.

Wall Street contrastata, timori per Fed "falco"

Wall Street chiude contrastata (Dow +0,10%, S&P 500 -0,12%, Nasdaq -0,18%) dopo il rapporto sull'occupazione statunitense. A novembre, sono stati creati 263.000 posti di lavoro (escluso il settore agricolo) rispetto al mese precedente, mentre gli analisti attendevano un aumento di 200.000 posti. Il dato di ottobre è stato rivisto da 261.000 a 284.000. La disoccupazione è rimasta al 3,7%, in linea con le stime. I salari orari medi sono aumentati di 18 centesimi, lo 0,55%, a 32,82 dollari; rispetto a un anno prima, sono aumentati del 5,09%. La settimana media lavorativa è diminuita di 0,1 ore a 34,4 ore. La partecipazione della forza lavoro è stata pari al 62,1%, a 1,3 punti percentuali di distanza dai livelli del febbraio 2020, prima dell'inizio della pandemia di coronavirus. Ora, gli investitori temono che la Federal Reserve possa decidere di non rallentare il passo dei rialzi dei tassi d'interesse, vista la forza del mercato del lavoro (questo nonostante appena due giorni fa, il presidente della Fed, Jerome Powell, abbia detto che il passo del rialzo dei tassi d'interesse potrebbe rallentare già dalla prossima riunione prevista a dicembre).

Andamento dello spread Btp / Bund
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Spread chiude in lieve rialzo a 191, rendimento al 3,76%

Chiude la settimana in lieve rialzo lo spread BTp/Bund sul secondario telematico Mts dei titoli Stato in una giornata che ha avuto un brusco cambiamento di rotta dopo i dati sul lavoro Usa migliori delle attese. I rendimenti dei bond dell'Eurozona, tutti in sostanziale calo in mattinata sui minimi da molte settimane, sono tornati a salire.Il differenziale di rendimento tra il BTp benchmark decennale italiano e il pari scadenza tedesco ha chiuso a 191 punti base, in frazionale rialzo dai 190 punti del 1 dicembre. In aumento anche il rendimento del decennale italiano benchmark, indicato al 3,76% a fine seduta, dal 3,73% dell'ultimo riferimento della vigilia.

L'euro tocca il massimo da fine giugno, poi riscende

L'attesa dei mercati per un rallentamento della stretta monetaria da parte della Federal Reserve, di fatto annunciata dal presidente Jerome Powell, ha spinto ancora al ribasso i corsi del dollaro nei confronti dell'euro, ma la moneta unica è tornata poi a scendere dopo il dato sopra le stime sull'occupazione americana. Così l'euro, che aveva superato gli 1,05 contro il biglietto verde, per la precisione a 1,053 (dopo un massimo da 1,054) ai massimi da fine giugno, si è poi riportato in area 1,04 dollari. L'euro vale anche 141,84 yen (da 144,28). Il cross dollaro/yen è a 134,566.

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