la giornata dei mercati

Escalation Usa-Cina: lunedì nero in Borsa, Wall Street chiude a -2,9%

La guerra commerciale Usa-Cina manda in rosso i listini del vecchio Continente. A Milano lo spread risale sopra i 208 punti e tra i titoli si salvano solo banche. Tiene anche Fca sull'ipotesi di una riapertura delle trattative con Renault. Intanto a Wall Street è “panic selling”

di Eleonora Micheli


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(Marka)

4' di lettura

Chiusura in forte rosso per le Borse europee, dopo lo scivolone di venerdì. I mercati continuano a risentire della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, dopo che nei giorni scorsi il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato l’introduzione di dazi al 10% su 300 miliardi di dollari di merci cinesi a partire dal primo settembre. La mossa ha provocato uno scossone della valuta cinese, scesa sul dollaro ai minimi da 11 anni. Come se non bastasse, destano preoccupazione le sommosse ad Hong Kong, mentre Wall Street affonda, con gli indici in forte calo e vendite decise soprattutto sul settore dei titoli tecnologici. Il Dow Jones chiude a -2,9%, il Nasdaq cede il 3,47% mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 2,98 per cento.

In Europa Milano (-1,3%) e Madrid (-1,3%) hanno fatto leggermente meglio degli altri mercati europei, mentre Londra ha guidato i ribassi. Lo spread ha chiuso in rialzo a 208,2 punti (+5,3 punti).

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Occhi puntati sullo yuan
Le Borse europee sono partite deboli, sulla scia della performance negativa dei mercati asiatici con la piazza di Hong Kong che ha perso quasi il 3%. Ma con il passare delle ore la situazione si è aggravata: la forte svalutazione dello yuan, sceso ai minimi da 11 anni sul dollaro, è stato un ulteriore elemento di tensione che ha mandato in panico i mercati anche se il governatore della People’s Bank of China, Yi Gang, si è affrettato a spiegare che la valuta cinese non viene usata da Pechino come uno strumento a cui ricorrere nelle dispute commerciali.
I mercati, inoltre, hanno continuato a scontare il fatto che la Fed nei prossimi mesi sia meno accomodante delle attese, nonostante la scorsa settimana l’istituto Usa abbia annunciato un taglio del costo del denaro di 25 punti base. Il numero uno, Jerome Powell, ha però ammonito che potrebbe non essere il primo taglio di una serie. In Europa, sul fronte macro, è emerso che l’attività dei servizi ha rallentato il passo nel mese di luglio: l'indice Pmi (purchasing managers index) è infatti sceso a 53,2 punti dai 53,6 di giugno. Così l’indice Pmi composito, sempre della zona euro, a luglio è sceso a 51,5 da 52,2 di giugno, in linea con le attese del mercato. In Italia, l'indice Pmi servizi a luglio è salito a 51,7 da 50,5, facendo meglio delle stime (50,6), con l'indice composito passato a 51 punti da 50,1 di giugno.

Male il settore auto, ma tiene Fca su ipotesi speculative
In Europa è stata una giornata no per il settore auto europeo, penalizzato dalla guerra commerciale. La debolezza del comparto ha incoraggiato le vendite anche su Pirelli (-3-3%). Fiat Chrysler Automobilesha invece arginato le perdite allo 0,3% sull’ipotesi che si aprano spiragli per l’integrazione con Renault (+1,2%), dopo lo stop alle trattative deciso a inizio giugno. Secondo le indiscrezioni della stampa internazionale Nissan sarebbe pronta a dare il via libera all’alleanza tra Renault e Fca, che probabilmente coinvolgerebbe anche il partner giapponese, a patto che la casa della losanga riduca la sua partecipazione nell’azienda del Sol Levante, adesso pari al 43,4%. In particolare Wall Street Journal sostiene che Nissan avrebbe chiesto una riduzione della partecipazione fino al 5-10%, mentre Renault avrebbe chiesto in cambio garanzie di un rafforzamento dell'alleanza Renault-Nissan. Secondo il Financial Times di oggi, invece, Nissan vorrebbe una riduzione della quota al 20-25% mentre Renault, dal canto suo, sarebbe intenzionata a mantenere il 30-35% del capitale.

St e Cnh ko con la guerra dei dazi
La guerra dei dazi ha incoraggiato le vendite su Stmicroelectronics(-4,3%) e Cnh Industrial (-4,2%), quest’ultime penalizzate anche dalla prospettiva che possa soffrire l’agricoltura americana, dopo che, secondo indiscrezioni, la Cina avrebbe intenzione di tagliare gli ordinativi di merci agricole americane. Sono andate male le azioni del lusso e in particolar modo le Moncler (-5,1%), allontanandosi dalla soglia dei 40 euro riconquistata a fine luglio, sull'effetto della semestrale. Telecom Italia ha accusato una flessione del 2,2%, nonostante gli analisti abbiano apprezzato i numeri del primo semestre annunciati nei giorni scorsi. Sono andate male le Unipol(-2%) e le Unipolsai(-2,37%) dopo i conti semestrali annunciati venerdì scorso.

Banche in evidenza in piena stagione delle trimestrali
Il stinio milanese è stato puntellato dalle azioni delle banche. Intesa Sanpaolo è salita dello 0,78 a pochi giorni dalla semestrale chiusa con un utile di 2,3 miliardi, in rialzo del 4%. Sono andate bene leBanco Bpm(+1%) e le Banca Pop Er (+1,5%) in vista dei conti. Hanno invece limato le posizioni le Unicredit (-0,3%) nell’attesa dei numeri che saranno diffusi mercoledì. Anche Ubi Banca ha lasciato sul parterre lo 0,2%.

Euro in risalita sul dollaro, giù il petrolio
Sul mercato valutario, l'euro si è rafforzato sul biglietto verde: (segui qui i principali cross): E' debole il petrolio, anch'esso penalizzate dalle prospettive di un rallentamento dell'economia a causa della guerra dei dazi (segui qui Brent e WTI)
(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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