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Il summit Ue lascia fredde le Borse, Piazza Affari debole. Bene Wall Street

Listini chiudono in rosso mentre gli investitori si interrogano sull'esito del vertice Ue per capire come (e se) funzionerà il Recovery fund da «migliaia di miliardi». Wall Street volatile nonostante il via libera al nuovo pacchetto per il rilancio dell'economia Usa. In Germania crolla il sentiment delle aziende, sul Ftse Mib seduta da dimenticare per le banche

di Enrico Miele e Andrea Fontana

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(Adobe Stock)

Listini chiudono in rosso mentre gli investitori si interrogano sull'esito del vertice Ue per capire come (e se) funzionerà il Recovery fund da «migliaia di miliardi». Wall Street volatile nonostante il via libera al nuovo pacchetto per il rilancio dell'economia Usa. In Germania crolla il sentiment delle aziende, sul Ftse Mib seduta da dimenticare per le banche


4' di lettura

L'esito del Consiglio europeo, che richiederà ancora trattative per definire gli strumenti di intervento comune per il rilancio dell'economia, e il crollo dell'indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche hanno finito per penalizzare le Borse europee nella seduta del 24 aprile mentre sale l'attesa per il giudizio di S&P sul rating dell'Italia. Piazza Affari, tuttavia, ha provato a limitare le perdite, chiudendo con il Ftse Mib in calo dello 0,89%. La performance peggiore è stata quella di Madrid (-1,8%) seguita da Francoforte che ha perso l'1,6% appesantita dal ko di Lufthansa(-10%), dal tonfo di Deutsche Bank e Commerzbank e dai numeri sulla ripresa dei contagi in Germania.

Wall Street chiude invece positiva. Il Dow Jones sale dell'1,09% a 23.771,36 punti, il Nasdaq avanza dell'1,65% a 8.634,52 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell'1,39% a 2.836,60 punti.

L’atteso vertice di Bruxelles, in cui si è rafforzata l’ipotesi di un “recovery fund” legato al bilancio comunitario, ha così lasciato freddi i listini. Ed è fiacca anche Wall Street nonostante l’approvazione del nuovo piano di aiuti da 484 miliardi di dollari per i prestiti ad aziende e ospedali da parte del Congresso Usa. Gli occhi degli investitori restano quindi puntati sull’Europa, dove ora la palla è nelle mani della Commissione Ue, che ha ricevuto dai leader il mandato di mettere a punto il fondo. Mancano le regole sul suo funzionamento futuro ma è prevista una potenza di fuoco di «migliaia di miliardi». A pesare sull’umore dei mercati è stata poi la delusione per i primi test sull'efficacia del farmaco messo a punto dall'americana Gilead Sciences, che aveva generato speranze in tutto il mondo, e le continue apprensioni per le ricadute del coronavirus sull'economia, come certificano, ad esempio, il trend «catastrofico» dell’indice Ifo sul sentiment delle aziende tedesche e la debolezza delle vendite al dettaglio a Londra.

L'Italia aspetta con ansia S&P
Sale intanto l’attesa per le decisioni di S&P sul rating italiano: a fine marzo gli analisti dell'agenzia avevano detto di non vedere un immediato bisogno di «aggiustare» la valutazione, ma la situazione si è deteriorata ulteriormente, quindi tutte le ipotesi sono in campo. S&P ha sull'Italia un giudizio "Bbb", due scalini sopra il livello junk, spazzatura, con outlook negativo, quindi un taglio del rating sarebbe problematico per l'Italia (anche se la Bce ha in parte allentato la pressione con la decisione di accettare in via provvisoria fino a settembre come collaterale anche i titoli che dovessero scivolare sotto l'investment grade).

A Piazza Affari cadono le banche
Sul Ftse Mib in una seduta nervosa gli acquisti hanno premiato soprattutto Terna, Nexi e Diasorin, in attesa dell'arrivo sul mercato dei test sierologici. Sulla parità Azimut dopo che il 23 aprile l'assemblea ha approvato un dividendo per azione di un euro e il meccanismo di whitewash che consente di attuare buy-back senza far scattare obbligo Opa totalitaria da parte di Timone, cosa che secondo gli analisti garantisce uno strumento di maggiore flessibilità alla società. Sul finale di seduta le vendite hanno colpito soprattutto le banche, da Bper a UniCredit, passando per Banco Bpm, tutte alle prese con cali superiori al 3% e la complicata stagione degli accantonamenti a causa dell'emergenza coronavirus. Chiude in pesante rosso anche Eni: il colosso petrolifero ha terminato il trimestre in perdita e l'outlook ha deluso, ma a livello operativo i dati hanno superato le attese. Inoltre, il ceo Descalzi ha rassicurato sulla solidità del gruppo, spiegando che lo scenario è senza precedenti ma la società ha la forza di affrontare la sfida.

In Usa nuovo pacchetto aiuti, in Cina interviene la Banca centrale
Negli Usa, nel frattempo, la Camera ha approvato a larga maggioranza un pacchetto di aiuti al coronavirus da 484 miliardi di dollari per sostenere finanziamenti in aiuto delle piccole imprese e fornire supporto agli ospedali e ai test antivirus. Intanto in Cina la Pboc (la Banca centrale) ha ridotto il tasso di interesse degli strumenti di prestito a medio termine mirati al 2,95% dal 3,15%, dopo aver tagliato i tassi di interesse di riferimento all'inizio di questa settimana. Si tratta dello strumento monetario per fornire finanziamenti ai prestiti bancari alle piccole imprese.

Prezzo petrolio - Brent
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Spread chiude in calo a 239 punti, euro a 1,08 $
Chiusura in calo per lo spread tra BTp e Bund. Dopo la fiammata iniziale a 260 punti base per le decisioni prese dall'Eurogruppo, il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark scadenza agosto 2030 e il pari durata tedesco, è indicato in chiusura a 239 punti base rispetto ai 247 punti del closing della vigilia. Il calo dello spread è iniziato col diffondersi delle notizie sulla bozza del Def nel primo pomeriggio, arrivando a 236 punti base. Anche il rendimento dei BTp che era salito in mattinata al 2,12% chiude in calo, sotto il 2%, a 1,93 per cento (ieri alla chiusura si era attestato sul 2,04%). Sul mercato valutario, l'euro è rimasto agganciato alla soglia di 1,08 dollari segnando 1,0795 (1,0772 il 23 aprile). Euro/yen a 116 (da 115,75). Dollaro/yen a 107,46 (da 107,71).

Petrolio in rialzo, Wti a 17 dollari
Seduta volatile per il prezzo del petrolio, dopo il +21% registrato giovedì 23 aprile a New York. Il contratto consegna Giugno sul Wti è tornato a salire e guadagna il 3% a 17 dollari al barile e il contratto di pari scadenza sul Brent del Mare del Nord del 2% a 21,75 dollari al barile. Fattori di sostegno sono le tensioni tra Stati Uniti e Iran e le indicazioni che alcuni Paesi avrebbero già avviato tagli alla produzioni concordati in ambito Opec+ e che erano previsti da maggio. Tuttavia, persistono i timori legati al calo dell'attività economica a livello globale, provocato dalle misure di isolamento per limitare la diffusione del Covid-19 e il problema della saturazione dei siti di stoccaggio.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

Per approfondire:

Tutti gli indici e le quotazioni

Lo spread BTp-Bund

I titoli di Piazza Affari

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