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Borse, un cauto ottimismo sui dazi sostiene le azioni

Pechino riapre alla possibilità di un accordo con gli Stati Uniti. Dati macro in chiaroscuro. Lagarde ribadisce il supporto della Bce all’economia.

di Marzia Redaelli

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(Afp)

Pechino riapre alla possibilità di un accordo con gli Stati Uniti. Dati macro in chiaroscuro. Lagarde ribadisce il supporto della Bce all’economia.


3' di lettura

È sempre la guerra dei dazi il pendolo dei mercati finanziari. Nell’ultima seduta della settimana, infatti, il Governo cinese ha riportato un po’ di fiducia sui mercati finanziari, dopo qualche giornata di calo.

Gli investitori però sono cauti e mantengono un atteggiamento “mordi e fuggi”. In primis, perché l’intesa tra Stati Uniti e Cina è sembrata vicina molte volte, ma senza concludersi. Inoltre, perché l’economia manda ancora segnali di rallentamento, soprattutto in Europa. In Borsa, dunque, prevale l’atteggiamento “mordi e fuggi”. Del resto, molti indici azionari registrano già guadagni a doppia cifra da inizio anno. E pure i margini sulle obbligazioni sono ormai risicati.

Colpo di coda sulle azioni
Le dichiarazioni del premier cinese Xi Jinping hanno rincuorato i mercati. Dopo qualche tempo di buio sulle trattative, la disponibilità del leader a un accordo sui dazi, a cui ha risposto il presidente americano Donald Trump, hanno fatto tornare gli acquisti sulle azioni. Ma con cautela. Perché entrambi i capi di Stato si sono mantenuti in un perimetro di difesa delle proprie posizioni: Xi ha invocato rispetto e uguaglianza e Trump ha dichiarato di stare anche dalla parte della popolazione di Hong Kong, in lotta con la madrepatria cinese.

Il rialzo non ha portato in positivo il saldo settimanale per la maggior parte degli indici: in Asia Shanghai ha ceduto lo 0,2%, mentre Hong Kong ha recuperato l'1%, nonostante il clima di protesta ancora rovente.

In Europa hanno chiuso in perdita sul venerdì precedente Milano (-0,8%), Parigi (-0,4%) e Francoforte (-0,3%). Londra, invece, ha tenuto la parità (+0,3%), grazie alla probabilità di una Brexit ordinata, accreditata dai sondaggi politici.

Pure Wall Street non ha annullato il calo settimanale, ma è aggrappata ai massimi storici e la fiducia dei consumatori (misurata dall'Università del Michigan) aumenta anche per la componente sulle prospettive.

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Andamento dei principali indici azionari

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Economia in chiaroscuro
I dati macroeconomici non sono del tutto favorevoli ai mercati. Soprattutto in Europa, dove permangono indicazioni di forte rallentamento. Le stime Ocse descrivono una crescita globale debole (per l’Italia migliorata a +0,2% per il 2019 e a +0,4% per il 2020). Il pil tedesco confermato a +0,1% ha sventato la recessione, ma il ristagno della manifattura inizia a trasferirsi ai servizi (l'indice Pmi calcolato sui sondaggi presso le imprese dell'area euro è ai minimi da due mesi).

La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha ribadito che la politica monetaria continuerà a essere di supporto, ma ormai gli investitori sembrano darlo per scontato e il loro umore pare più condizionato dalla dialettica della guerra commerciale.

La situazione è migliore Oltreoceano, dove il passo indietro della Federal Reserve sui tassi di interesse, tagliati per 3 volte quest’anno, ha riportato linfa all’industria (il Pmi è sopra la soglia di espansione dei 50 punti) e alla Borsa di New York, che a piccoli passi continua ad aggiornare i record. Ora, secondo i verbali dell’ultima riunione del comitato monetario pubblicati il 20 novembre, il livello dei tassi potrebbe essere appropriato. In pratica, si escludono nuove sforbiciate solamente per prevenire una recessione. Ma la fiducia dei consumatori si è alzata e il dollaro ha preso vigore (sull’euro si è rafforzato quasi dell’1% in due giornate).

Obbligazioni volatili
L’alternanza veloce tra propensione e avversione la rischio fa ballare le obbligazioni. I titoli di debito, rifugio durante i ribassi delle azioni, paiono più sensibili alle buone notizie che alle cattive, viste le quotazioni ormai raggiunte. Infatti, se i timori aumentano le obbligazioni si apprezzano di poco, mentre se l’incertezza diminuisce perdono valore.

La relativa tranquilllità portata dalle ultime notizie sui dazi ha limato i prezzi e alzato di conseguenza i rendimenti sui titoli di Stato. In particolare sul BTp italiano, che ha allargato il divario di rendimento (spread) con il Bund tedesco preso a riferimento per l’area euro. Sull’Italia pesano i contrasti all’interno del Governo e le osservazioni della Commissione europea sulla manovra finanziaria e lo spread si è alzato a 165 punti base (1,65%).

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