mercati e scenari

Borse: come e perché è tornata la paura del Cigno Nero

di Vittorio Carlini

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3' di lettura

Theresa May, la scorsa settimana, ha avviato la Brexit. Il Premier britannico ha consegnato la lettera che da il «la» alla procedura d’uscita della Gran Bretagna dall'Ue. Un evento che i mercati, al netto di quello valutario, hanno snobbato. I motivi? Diversi. In primis perchè, agli occhi degli operatori, l’attivazione dell'art. 50 del trattato di Lisbona era ampiamente scontata. Inoltre perchè, sul fronte politico, i veri timori riguardano altri lidi. Eventualmente quelli francesi. Ancora perchè, malate di «shortismo», le Borse guardano all'immediato. Gli eventuali impatti (ad esempio sulla crescita economica di Uk e Ue) si affronteranno a tempo debito.

La volatilità «tradizionale»
Ciò detto viene da domandarsi: tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Per rendersene conto basta analizzare alcuni indicatori. Il primo è il Vix. Ebbene: il Volatility index sull'S&P 500, in questa prima parte del 2017, viaggia su livelli molto bassi. Intorno all'11,4. Il segnale inequivocabile che il timore di un ribasso generalizzato dei mercati è piuttosto limitato. Sennonchè c'è un altro indice il quale mostra una dinamica differente. Si tratta del cosiddetto Skew Index. Questo, in linea di massima, rappresenta la domanda di opzioni (ribassiste o rialziste) «out of the money» rispetto alla richiesta di altre opzioni (ribassiste o rialziste) «at the money». In parole più semplici: indica la domanda di opzioni il cui prezzo di esercizio è molto distante dal valore dell'asset sottostante («out of the money») rispetto a quelle in cui il prezzo di esercizio è «uguale al valore» del titolo cui sono riferite. Ebbene: quello che sta accadendo è che lo Skew index negli ultimi tempi è salito. Il motivo? Perchè c'è stata una forte domanda di opzioni put «out of the money». Vale a dire: sono state acquistate opzioni ribassiste con un prezzo d'esercizio molto inferiore all'attuale valore dei listini. In altre parole: gli operatori si sono comprati la garanzia contro un eventuale profondo capitombolo del mercato. Il che, a prima vista, può apparire un paradosso. Da un lato, infatti, gli investitori (con il Vix) segnalano di essere piuttosto tranquilli rispetto alle Borse. Dall’altro, però, si «coprono» dal loro eventuale profondo crollo.

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Il timore del «Cigno nero»
La contraddizione, in realtà, è solo apparente. Come sottolinea AdviseOnly l'attuale situazione può, difatti, riassumersi con una semplice frase: gli operatori in generale sono tranquilli ma temono il «cigno nero». L'evento, più o meno, traumatico che farà tracollare i listini. Già, l’evento traumatico. Ma quale, allora, il suo potenziale identikit? «In realtà - risponde Luca Barillaro - non deve parlarsi di evento. Bensì di una “condizione” in cui i mercati si trovano sempre di più: la crescita delle correlazioni positive tra i diversi tipi di asset». Gli operatori, in caccia di rendimento, continuano a comprare azioni, oro, bond high yield. Il sincrono tra i titoli aumenta e con lui la fragilità dei listini.

L’automatizzazione dei listini
A ben vedere questa situazione è legata anche alla sempre maggiore automatizzazione dei mercati. Intorno al 60% degli scambi globali cash è gestito da robot trader. Un contesto che, proprio in forza della natura stessa degli algoritmi, chiede la forte spinta dell’approccio quantitativo. Vale dire: le strategie d’investimento le quali, da un lato, si basano soprattutto sui livelli dei prezzi dei titoli in sè; sulle correlazioni tra asset; su figure di analisi tecnica.E che, dall’altro, spingono sullo sfondo l’analisi dei bilanci dell’azienda ( di cui il titolo è la rappresentazione), dei suoi uomini, della sua attività, dei suoi prodotti, dell’indotto e via dicendo. A fronte di ciò il valore segnaletico del prezzo di un’azione diventa sempre meno legato alla realtà. Rischia di cadere in un’autoreferenzialità che può dar luogo un cortocircuito. Certo: molti sottolineano che la presenza di trader automatici elimina l’irrazionalità umana fonte di tanti disastri. E, però, l’idea di mercati sempre più veloci, sempre più sofisticati, sempre più regolati da formule matematiche crea timore. Gli operatori lo sanno e si garantiscono di conseguenza.

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