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Borse, che cosa aspettarsi dai dati su crescita e inflazione e dalle banche centrali

In arrivo statistiche su crescita e inflazione. Focus crisi di Governo a Piazza Affari. Mercati assetati del supporto delle banche centrali

di Marzia Redaelli

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In arrivo statistiche su crescita e inflazione. Focus crisi di Governo a Piazza Affari. Mercati assetati del supporto delle banche centrali


5' di lettura

Gli investitori sembrano turbati più a parole che nei fatti dal rallentamento dell’economia globale. Almeno questa è l’impressione a guardare l’andamento dei listini.

Certo, il mese di agosto è stato impegnativo e le borse hanno ballato un po’, ma non da impedire sessioni di rialzi, a dispetto delle tensioni politiche e dei segnali macro deludenti. L’andamento degli indici azionari procede a singhiozzo, con gli operatori che fanno incursioni veloci sui parterre: si compra, sebbene con cautela. Del resto, dopo la correzione di maggio e le prese di beneficio, c’è abbondante liquidità, che diventa costosa se non impiegata, a causa dei tassi negativi .

LA FOTOGRAFIA

Andamento dei principali indici azionari

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Tanto meglio, tanto peggio
L’impressione è di essere tornati al mantra “tanto peggio, tanto meglio” che accompagnava i mercati finanziari durante la prima tornata di manovre espansive delle banche centrali, dopo il 2009. Non importa se la crescita è deludente, finché siamo nella terra di Goldilocks, la Riccioli d’Oro che voleva il porridge né troppo caldo, né troppo freddo: tutto è misurato, dal Pil ai prezzi, e le autorità monetarie possono alleviare le preoccupazioni degli operatori con tassi bassi o addiritttura negativi e con manovre che spronano investimenti e consumi. I mercati sanno, soprattutto, che gran parte degli incentivi finiscono per alimentare le quotazioni.

È decisivo, secondo Alessandro Fugnoli di Kairos, capire se le banche centrali e i governi useranno subito le armi pesanti o aspetteranno una discesa delle borse, magari del 30% o del 60% come nel2008. «Si può avanzare l’ipotesi - afferma Fugnoli - che la pressione della politica e dell’opinione pubblica sarà tale, almeno in America, da costringere la Fed a mettere da parte l’idea di una reazione ordinata e proporzionata e ad agire fin da subito con la massima energia».

Infatti venerdì scorso, durante il simposio della Federal Reserve a Jackson Hole, il Presidente Jerome Powell ha confermato la volontà di operare in modo appropriato e con stimoli maggiori per l’economia americana, senza tuttavia indicare i tempi e le modalità degli interventi, citando anche l’impatto delle tensioni commerciali. Powell, tuttavia, non è riuscito ad ammortizzare l’effetto su Wall Street di un nuovo botta-e-risposta sui dazi tra Washington e Pechino, che ha interrotto il silenzio recente: alla notizia di nuove tariffe cinesi sulle importazioni Usa di auto, petrolio e soia, Donald Trump ha subito minacciato una rappresaglia

Economia Usa sotto la lente
Tra le rilevazioni macro in arrivo da Oltreoceano, importanti per saggiare il ritmo dell’economia a stelle e strisce, ci sono lunedì 26 agosto gli ordini di beni durevoli (+1,9% il mese precedente); giovedì 29 agosto la revisione del Pil del secondo trimestre (+2,1% la prima lettura) e la bilancia commerciale dei beni di luglio (-74,2 miliardi a giugno); venerdì 30 agosto gli indici Pmi delle imprese della zona manifatturiera di Chicago (44,4 a luglio, soto i 50 punti che dividono espansione da contrazione).

L’appeal di uno stimolo tedesco
Un indebolimento del dollaro dovuto a misure monetarie espansive spingerebbe la Germania a spendere il surplus (o una piccola parte) per non soccombere alla minore competitività dell’euro. Ma sugli equilibri valutari avranno peso anche le mosse della Banca centrale europea, che si riunirà il 12 settembre. I mercati, come si legge in una nota di Bank of America-Merrill Lynch Global Research, sembrano affamati pure di notizie sullo stimolo fiscale da parte di Berlino, ma i vincoli costituzionali lasciano spazio solo a un’azione di portata limitata e non a un piano di spesa pluriennale finanziato da deficit. A meno di un peggioramento grave dello scenario.

Effetto placebo sulle obbligazioni
È su questo sfondo che si inquadra il rally delle obbligazioni. É salito persino il BTp in mezzo alla crisi di Governo, tanto da schiacciare il rendimento decennale all’1,3%, come non si vedeva da metà 2016. Il riferimento temporale non è casuale, perché l’anno prima partì l’ acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea. Il percorso dei Buoni del Tesoro è lontano dall’essere spianato e dipende da più fattori. In primis, dagli sviluppi politici a Roma e dall’aggiornamento del documento economico e finanziario entro il 20 settembre, con le stime sul deficit, sul Pil, sul debito pubblico e su altre grandezze del sistema Italia. Lo spread sulle emissioni governative degli altri paesi periferici dell’area euro, Spagna e Portogallo, è ormai ampio, ma l’incertezza potrebbe allargare di nuovo il premio richiesto dai compratori (ora intorno al 2% contro la Germania e all’1,5% contro il Portogallo e la Spagna). D’altro canto, i Btp sono puntellati dalle speranze nella Bce e seguono in scia le altre obbligazioni governative dell’area euro. Da due mesi, infatti, i fondi obbligazionari registrano record di sottoscrizioni; secondo i dati di Bank of America - Merrill Lynch, le entrate da inizio anno ammontano a 313 miliardi di dollari, superate solo dalle masse dei fondi monetari (389 miliardi) e a fronte di uscite dagli azionari pari a 197 miliardi. Le preoccupazioni per il rallentamento spiegano in parte anche l’inversione della curva dei rendimenti americani, che si è verifcata più volte di recente: quando i Treasury a due anni rendono più di quelli a dieci anni, secondo le statistiche storiche, gli investitori si aspettano una recessione e un calo dei tassi a lungo termine.

«La nostra scommessa - spiega Fugnoli - è che il 2019 e la prima metà del 2020 procederanno senza scosse troppo violente e che solo più avanti le cose si complicheranno sul serio. Se una reflazione aggressiva, soprattutto di origine fiscale, dovesse davvero far risalire l’inflazione, avere bond potrebbe diventare rischioso».

Cosa succede in Europa
Nel Vecchio Continente il groviglio economico-politico è ancora più intricato: Il Regno Unito non ha ancora siglato un accordo con l’Unione europea a due mesi dal divorzio; l’Italia rischia gli aumenti Iva in mancanza di una Legge di bilancio adeguata ed è senza Governo; la Germania, dopo l’arretramento nel secondo trimestre, cadrà probabilmente in recessione tecnica, stando alla diminuzione dei nuovi ordini alle aziende impliciti nei dati Ihs-Markit. La settimana è foriera di rilevazioni utili per sondare l’economia più solida (finora) dell’area euro: lunedì l’indice Ifo rivelerà la fiducia delle imprese ad agosto (per la situazione corrente e futura, 96,5 punti il composito a luglio); martedì si avrà il dettaglio del Pil a fine giugno, che potrà mettere in luce le zone grigie del ciclo teutonico (-0,1% la variazione aprile-giugno su quella di gennaio-marzo 2019); mercoledì la fiducia dei consumatori per settembre (9,7 ad agosto), giovedì l’inflazione di agosto (1,7% annuo la prima lettura) e venerdì le vendite al dettaglio di luglio (-1,4% a giugno). Per l’Italia, invece, saranno rilasciate mercoledì la fiducia dei consumatori e delle imprese manifatturiere ad agosto (rispettivamente a 113,4 e 100,1 punti) ; giovedì gli ordini all’industria e il fatturato industriale di giugno (-2,5% annuo e +0,3% a maggio); venerdì l’inflazione ad agosto (+0,4% su base annua a luglio). Però la giornata portante per Piazza Affari è martedì, che il Presidente della Repubblica Mattarella ha dato come scadenza per la designazione di un presidente del Consiglio, pena il ricorso alle urne.

«La nostra scommessa - spiega Fugnoli - è che il 2019 e la prima metà del 2020 procederanno senza scosse troppo violente e che solo più avanti le cose si complicheranno sul serio. Se una reflazione aggressiva, soprattutto di origine fiscale, dovesse davvero far risalire l’inflazione, avere bond potrebbe diventare rischioso».

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