investimenti

Borse, cosa c’è all’orizzonte dopo l’agosto di fuoco

Guerra dei dazi e vicende politiche internazionali sempre in primo piano. Italia in focus con Governo e rating Moody’s. Sul fronte macro spiccano i sondaggi Pmi tra le imprese e i salari Usa

di Marzia Redaelli

(Fotolia)

4' di lettura

Inizia settembre, ma per le borse non è la ripresa dopo la pausa estiva: gli operatori finanziari non hanno mai distolto l’attenzione dai parterre finanziari, in balìa delle tensioni politiche e del rallentamento economico.

Agosto si chiude male per i principali indici azionari, però non sono mancati i balzi giornalieri, tanto che il Ftse Mib di Milano, grazie al recupero dopo l’incarico di Governo a Giuseppe Conte, ha ammortizzato i grandi scivoloni sul saldo mensile.

Loading...

Equilibri fragili

L’equilibrio sui listini è fragile e rispecchia l’incertezza del mondo reale: le trattative sui dazi tra Cina e Stati Uniti saranno lunghe e intercalate da rotture dei negoziati. L’ Argentina è prossima a un’altra ristrutturazione del debito, questa volta con l’allungamento delle scadenze anziché il taglio dei rimborsi ai creditori. La Germania è molto vicina alla recessione. L’Italia ha azzerato il contatore della legislatura e deve ripartire con un nuovo esecutivo, di difficile gestazione nonostante le premesse. L’Inghilterra rischia una Brexit dura, nonostante il tentativo del premier Boris Johnson di forzare un accordo bloccando i veti del Parlamento, che ha creato ancora più scompiglio.

Industria al test della guerra commerciale

La prossima settimana, dal fronte macro sono in arrivo alcune statistiche per sondare la tenuta dell’economia. Tra i più significativi c’è la lettura finale degli indici Ihs-Markit di agosto, frutto del sondaggi tra le imprese (sono espressi in punti, sotto a 50 indicano contrazione, sopra espansione). Nella prima stima, in Europa solo la Francia risulta in area di crescita nel settore manifatturiero, gravato dalle dispute commerciali, mentre il comparto terziario finora ha tenuto di più con parametri in zona espansione per tutti i Paesi. Anche l’industria tedesca, dopo la débacle recente, sarà al vaglio con ordinativi e produzione.

Il faro delle banche centrali e la spada di Moody’s sui BTp

Le banche centrali sono l’unico appiglio solido degli investitori, che forse ci contano troppo, a pena anche di delusioni e ribassi in caso le autorità monetarie dessero meno leva di quanto sperato su tassi e misure eccezionali, come i finanziamenti agevolati alle banche per spingere i prestiti o l’acquisto di titoli sul mercato per aumentare la disponibilità di moneta. Christine Lagarde, che succederà a Mario Draghi alla Bce, si è sbilanciata sulla possibilità di discesa dei tassi di interesse, facendo intendere la continuazione di una poltica accomodante. Ma le sue dichiarazioni hanno subito sollevato reazioni dei “falchi” come il governatore olandese Klaas Knot, mettendo in luce il dibattito interno a Francoforte.

In vista della cura monetaria e in barba alle difficoltà economiche, le obbligazioni hanno toccato massimi storici, prima di ripiegare in chiusura della scorsa settimana: la domanda di Bund tedeschi a dieci anni ha schiacciato il rendimento fino a -0,7%, quello del BTp italiano è sceso fino a +0,93%, era quasi il doppio il 9 agosto, quando si è aperta la crisi di Governo) con la prospettiva di un rapido avvicendamento alla guida del paese. Il Tesoro, infatti, ha archiviato un’asta di BTp decennali offrendo un tasso allo 0,96%. L’incertezza resta però dietro l’angolo e i contrasti tra Pd e M5S provocano improvvisi sbandamenti dei titoli pubblici tricolori, che venerdì scorso, nell’ultima parte delle contrattazioni, registravano un aumento del rendimento decennale sopra l’1%. Venerdì 6 settembre Moody’s deciderà sul loro grado di rischio in vista delle prospettive di stabilità.

I segnali ambigui dei Treasury Usa

Anche i titoli di Stato statunitensi hanno registrato afflussi di capitale e il rendimento si è ridotto notevolmente dal 2% dei primi di agosto all’1,5% attuale, più o meno quanto rendono le emissioni a due anni e poco più di quelli a 5 anni (1,46%). Una curva dei rendimenti per scadenza così disegnata (convessa) dei titoli di Stato Usa storicamente è un segnale anticipatore di recessione. Alcuni analisti, però, ricordano che adesso l’inflazione strutturalmente bassa e la crescita moderata facilitano l’inversione della curva. Inoltre, il mercato sconta già una sforbiciata sui tassi di mezzo punto percentuale da parte della Fed entro fine anno e un lungo futuro di tassi bassi a livello globale, che tarpa le ali ai rendimenti. In settimana sono previsti numerosi discorsi dei banchieri della Fed, nei radar per capire le reali intenzioni sul taglio del costo del denaro, oltre che la pubblicazione del Beige book, un saggio periodico dell’autorità monetaria Usa sullo stato dell’economia. Inoltre, tra le statistiche più rilevanti, ci sono l’indice Ism di agosto, che come i Pmi è un termometro dell’attività aziendale, gli ordini industriali e la variazione dei salari, che aumentano a più del 3% annuo e dovrebbero far ripartire l’inflazione.

LA FOTOGRAFIA

Andamento dei principali indici azionari

LA FOTOGRAFIA

L’agenda macro

Lunedì 2 settembre

Ihs Markit manifatturiero finale di agosto per Giappone (48,3 il dato precedente), Francia (51), Italia (48,5), Germania (43,6), Regno Unito (48)

Martedì 3 settembre

Stati Uniti - Ism manifatturiero di agosto (51,2 punti a luglio)

Mercoledì 4 settembre

Ihs Markit Pmi servizi finale di agosto per Germania (54,4),Francia (53,3), Italia (51,7), Regno Unito (51,4)

Stati Uniti - Bilancia commerciale

Giovedì 5 settembre

Germania - Ordini all’industria di luglio (+2,5% a giugno su base mensile)

Stati Uniti - Ism servizi di agosto (53,7 punti a luglio)

Stati Uniti - Ordini di beni durevoli a luglio (+2,1% a giugno)

Stati Uniti - Stima Adp nuovi occupati ad agosto (156mila a luglio)

Venerdì 6 settembre

Germania - produzione industriale di luglio (-1,5% a giugno)

Stati Uniti - Nuovi occupati ad agosto (155mila in luglio) e la variazione dei salari (a luglio +0,3% mensile e +3,2% annuo)

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti