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Borse, cresce la cautela tra gli operatori. Ma c'è ottimismo sul calo dei prezzi nel 2022

Non sono attesi scossoni sul fronte dei cambi, in attesa del tapering, e dello spread e la maggioranza vede una frenata dell’inflazione nel 2022

di Corrado Poggi

(frender - stock.adobe.com)

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Lo scenario di base rimane quello di un’ulteriore crescita dei mercati nel corso dei prossimi mesi a riflettere la forte crescita economica in atto ma al tempo stesso si rafforza l’attesa di una possibile fase di inversione della rotta. E’ quanto emerge dal sondaggio di settembre condotto da Assiom Forex fra i suoi associati in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor. Se la maggioranza relativa rimane decisamente spostata su posizioni rialziste con un 37% di operatori che vede guadagni fra il 3% e il 10% e un ulteriore 8% che li attende in doppia cifra (dunque un 45% complessivo che è paro a quello registrato ad agosto), sul fronte opposto raddoppia dall’11% al 22% il campione di quanti vedono la possibilità di ribassi che dovrebbero rimanere contenuti in singola cifra. Scende di conseguenza dal 44% al 33% la sezione di quanti si attendono mercati stabili, una definizione che include variazioni massime del 3% sia al rialzo che al ribasso. “Nonostante la gran parte degli operatori intervistati lo scorso mese sia ancora rialzista – spiega il presidente di Assiom Forex Massimo Mocio - si ingrossa la schiera di coloro che ritengono che a questi livelli e dopo il rally estivo le Borse siano pronte a registrare un ritracciamento nei prossimi sei mesi. L’orientamento meno espansivo annunciato dalle principali banche centrali, unito ai possibili default cinesi e ai rendimenti del decennale americano in risalita – mentre sullo sfondo rimane il fardello di Paesi sempre più indebitati – sembrerebbe infatti scoraggiare gli intervistati dal prendere ulteriori posizioni rialziste sul mercato”.

Cambi: in attesa del tapering euro operatori divisi su euro/dollaro

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Il mercato del Forex si avvia a vivere una fase maggiormente dinamica per quanto riguarda in particolare il rapporto euro/dollaro. Secondo il 36% degli operatori (da 30% un mese fa) si rafforzerà nel corso dei prossimi mesi mentre sul fronte opposto sale dal 24% al 28% il campione di quanti si attendono un indebolimento della divisa comune rispetto al dollaro che dovrebbe beneficiare di una politica monetaria meno accomodante da parte della Federal Reserve con l’inizio del nuovo anno. Scende di conseguenza di ben 10 punti dal 46% al 36% la rappresentanza di quanti si attendono una sostanziale stabilità del rapporto di forze. “In attesa del tapering – spiega Mocio - si dividono equamente le schiere di chi stima che l’eurodollaro possa rafforzarsi rispetto ai livelli attuali e di chi crede che invece si sia già raggiunta una valutazione al momento ragionevole”

Spread: attesa navigazione tranquilla, per 98% stabile sotto 150 pt

Il mercato dello spread rimane in una fase di massima tranquillità con oscillazioni minime anche per quanto riguarda le aspettative per i prossimi mesi. Secondo il 98% degli operatori – dato invariato rispetto a un mese – continua ad attendersi che il differenziale rimanga stabilmente sotto quota 150 punti. Nello specifico, secondo il 23% (dal 26% di un mese fa), lo spread scenderà dai 102 punti dell’apertura odierna nella fascia compresa fra i 50 e i 100 punti mentre per il 75%% degli operatori (da 72%), continuerà a navigare fra i 100 e i 150 punti. Rimane ferma al 2% invece la rappresentazione di quanti ipotizzano una risalita nella fascia compresa fra i 150 e i 200 punti. Nessuna tensione in vista sui titoli di Stato italiani - spiega Mocio - nonostante si registri già una diminuzione netta degli acquisti effettuati in base al programma Pepp.

Inflazione: 63% operatori sposa analisi Bce, rialzo temporaneo

La maggioranza degli operatori Assiom Forex sposa la linea delle banche centrali sulle prospettive dell’inflazione una volta superata questa fase di forte rialzo dei prezzi dovuto soprattutto all’effetto comparativo rispetto a un anno di blocco delle attività come è stato il 2020. Secondo il 63% degli operatori infatti il rialzo è temporaneo e destinato a rientrare nel 2022 una volta finito l’effetto base mentre secondo il rimanente 37% vi è la possibilità che si sia in presenza di un fenomeno strutturale destinato a caratterizzare i prossimi anni, soprattutto se l’inflazione attualmente rilevabile nei prezzi energetici e alimentari si comunicherà al resto dell’economia e comporterà anche un aumento dei salari.


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