mercati finanziari

Borse, crollo peggiore da Lehman 2008. Oro, vendite per coprire le perdite

Per i listini la settimana peggiore dal 2008: perdite a doppia cifra per gli indici principali. Il lingotto perde oltre il 3%, il calo più marcato dal 2013: investitori a caccia di liquidità immediata

di Maximilian Cellino


default onloading pic
(Afp)

3' di lettura

Sui mercati finanziari nessuno sfugge ormai al contagio del coronavirus, neanche l’oro. L’abituale rifugio nei momenti di tempesta sui listini ha perso ieri oltre il 3%, con il calo più marcato dal 2013 proprio perché gli investitori, costretti a ricoprire i margini richiesti per le perdite subite su altri mercati, non hanno trovato altra soluzione che vendere un asset i cui prezzi viaggiavano ormai ai massimi da 7 anni. E se questo può in fondo apparire un effetto essenzialmente tecnico, il suo verificarsi la dice in fondo lunga su quanto sia stata rapida e violenta la furia che si è abbattuta nelle ultime 5 sedute.

A conti fatti la settimana appena alle spalle è infatti per le Borse globali la peggiore dai tempi del crack Lehman del 2008, con perdite a doppia cifra per tutti i principali listini: partendo da Milano - l’epicentro del virus già fin da lunedì - dove con il -3,6% di ieri che ha mandato in fumo altri 21 miliardi di euro in capitalizzazione si sono raggiunte perdite settimanali per l’11,3%, per proseguire a Parigi (-12,1% nelle ultime 5 sedute), Francoforte (-12,8%), Madrid (-11,7%) e Londra (-11,1%). Anche Wall Street, che pure ha provato a reagire risalendo nel pomeriggio dai minimi di giornata, non è sfuggita alla regola che configura una «correzione» tecnica.

Il rischio di una diffusione del virus nei cinque continenti della Terra, e il conseguente blocco dell’economia che rischia di provocare una recessione globale sembra davvero essere stato messo a fuoco dagli investitori, che fino a sette giorni fa ritenevano (o speravano) che gli effetti del contagio potessero rivelarsi passeggeri o circoscritti all’area di origine, rendendo inutili (se non addirittura dannosi) i paragoni con i precedenti casi di epidemie. E se non manca chi, come il consigliere economico della Casa Bianca, Larry Kudlow, cerca di frenare l’evidente panico di certi investitori provando a ridimensionare gli effetti che lo stesso crollo di Borsa potrà esercitare sulla crescita Usa, l’atteggiamento generale sembra per il momento essere differente.

IL CROLLO DELLE BORSE

Variazione % di ieri e della settimana - (*) Alle 20 ora italiana -

A confermarlo sono le poche attività, forse le uniche, in grado di attirare denaro in questi giorni: quei titoli di Stato dei Paesi ritenuti più solidi, rimasti probabilmente l’ultimo baluardo all’interno del quale rifugiarsi nella situazione attuale. Sotto questo aspetto è particolarmente significativo segnalare la discesa fino a -0,60% del decennale tedesco e i nuovi minimi storici all’1,15% per il pari scadenza statunitense: due simboli della ricerca di affidabilità a tutti i costi (anche di rimetterci denaro, come nel caso dei Bund), ma anche della crescente attesa per possibili mosse delle Banche centrali.

Guardando ai tassi impliciti del mercato monetario si scopre infatti come gli operatori stiano ormai scontando un taglio dei tassi di interesse di almeno 25 punti base da parte della Federal Reserve nella prossima riunione del 17-18 marzo e almeno altre due mosse simili entro fine anno. Ma si guarda con attenzione anche alla Bce (che si incontrerà una settimana prima, giovedì 12 marzo), che pure non ha ormai più tanti margini di manovra. E da parte delle Banche centrali non si escludono neppure riunioni straordinarie in anticipo rispetto alle scadenze prefissate: sarebbe la prima volta dal 2008, e un ulteriore segnale della gravità della situazione.

Alla caccia dei titoli del reddito fisso non hanno partecipato neanche ieri i BTp di casa nostra. Con l’ulteriore aumento del rendimento all’1,11% il decennale italiano ha così portato a quota 171 quello spread nei confronti del Bund che appena una settimana fa stazionava a quota 134. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, parla di un «rialzo fisiologico, se si tiene conto della vicenda», e professa un cauto ottimismo aggiungendo che «siamo ancora in valori sostenibili e siamo fiduciosi che l’andamento sarà positivo». Pur gestibile, qualche impatto sulle casse dello Stato sarà comunque inevitabile.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...