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Borse, è la settimana della Bce

Giovedì l’attesa riunione della Banca centrale europea prima della pausa estiva. Venerdì il Pil Usa che anticipa il meeting della Fed

di Marzia Redaelli


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4' di lettura

Gli ultimi dieci giorni di luglio potrebbero essere molto caldi per le borse: giovedì prossimo c’è la riunione della Banca centrale europea e mercoledì 31 luglio inizia quella della Federal Reserve americana.

É da un mese che gli investitori scontano decisioni monetarie espansive su entrambe le sponde dell’oceano e eventuali delusioni, nei tempi o nell’intensità delle misure, potrebbero penalizzare i listini.

Il comitato monetario della Bce è l’ultimo del periodo estivo. Il successivo sarà il 12 settembre e anche per questo motivo sono elevate le attese per un’azione incisiva che vada oltre i finanziamenti agevolati alle banche a partire da settembre, già anticipate. Per esempio, un impegno a mantenere i tassi negativi fin quando dovesse servire, o addirittura ad abbassarli ulteriormente. Attualmente, infatti, la Bce fa pagare lo 0,4% agli istituti di credito che tengono capitali in deposito, per incentivarli a prestare denaro. Invece è considerato meno probabile, al momento, l’avvio di un altro programma di acquisto di obbligazioni o - forse - di altri titoli (Quantitative easing) per tenere bassi i tassi. In ogni caso, sull’onda dell’ottimismo per la liquidità che affluirebbe ai listini in Eurozona è aumentata la richiesta di obbligazioni, che ha schiacciato i rendimenti a nuovi minimi. Il titolo di stato tedesco decennale rende -0,325%. In pratica chi lo compra paga il 27% in più di un mese fa, quando il ”dazio” per avere in portafoglio il debito pubblico di riferimento dell’area euro costava lo 0,256%.

Anche il BTp italiano ha beneficiato del clima euforico per l’intervento delle banche centrali e il rendimento dell’emissione decennale è diminuito di oltre un terzo (-31%) dal 2,4% di metà giugno all’1,6% di venerdì scorso. Però nelle ultime sedute i titoli del Tesoro hanno subìto qualche presa di beneficio, rafforzata dai timori (non nuovi) della caduta del Governo. Lo spread, il differenziale di rendimento con il Bund tedesco, è infatti balzato sopra i 190 punti base (1,9%). Paradossalmente, l’esecutivo Lega-M5S ha spesso fornito motivi di vendita della carta italiana.

Lo stesso percorso ha seguito Piazza Affari . Le azioni milanesi hanno accentuato le prese di beneficio rispetto a quelle registrate di recente nelle altre piazze europee, che dopo il rally da inizio anno si sono prese una pausa alla vigilia di un evento importante come quello della Bce.

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Andamento dei principali indici azionari

«Le prossime mosse della Bce - afferma Olivier De Berranger, responsabile degli investimenti di La Financière de l’Échiquier - non sono scontate nei prezzi come quelle della Fed e la loro effettiva attuazione potrebbe quindi consentire ai mercati di raggiungere nuovi record».

Mercoledì 24 luglio, il giorno antecedente il comitato dell’autorità monetaria di Francoforte, Ihs Markit diffonderà gli indicatori preliminari di luglio (indici Pmi) per i settori manifatturiero e dei servizi per l’intera area euro e in dettaglio per Francia e Germania (quelli dell’Italia arriveranno il 1° di agosto). Il dato non condiziona la Bce, che ha come obiettivo la stabilità dei prezzi. Ma è un indicatore del ritmo dell’economia reale e le precedenti rilevazioni avevano registrato un avanzata dei servizi (53,6 punti oltre la linea dei 50 punti che separa espansione e contrazione), a fronte della quinta flessione mensile consecutiva dell’industria (47,6 punti).

Proprio giovedì 25 luglio, invece, l’istituo tedesco Ifo pubblicherà l’indice di fiducia delle imprese (97,4 punti a giugno), diviso tra una componente sulla situazione corrente (100,8) e da una sulle aspettative (94,2).

La settimana delle borse si concluderà venerdì 26 luglio con la prima lettura del Pil Usa del secondo trimestre 2019 (+3,1% nel periodo gennaio-marzo). E giovedì lo stato dell’economia statunitense sarà testato con gli ordinativi di beni durevoli a giugno (-1,3% il dato di maggio). Le statistiche macro più recenti hanno sollevato qualche dubbio sulla temuta decelerazione della locomotiva a stelle e strisce: l’occupazione è a pieno regime e l’inflazione di base supera il livello obiettivo della Fed (è al 2,1%).Però alcuni esponenti della banca centrale americana si sono premurati di dichiarare che è meglio prevenire un rallentamento che curarlo e così gli operatori hanno quantificato un taglio dei tassi di mezzo punto nella riunione di fine luglio. Una delusione potrebbe costare cara a Wall Street, che nonostante abbia diminuito il ritmo della corsa, continua ad aggiornare i massimi storici grazie alla prospettiva che le condizioni finanziarie continueranno a essere di supporto alle quotazioni (+20% da inizio anno l’indice S&P500). E sarebbe una brtta notizia pure per i Treasury, i titoli di Stato americani, che grazie agli acquisti hanno ridotto il rendimento a dieci anni del 25% da gennaio (da 2,7% al 2%).

É il dollaro a reagire più velocemente al rullo di notizie sulle mosse della Fed e ha oscillato; dapprima indebolendosi in sintonia con una discesa dei tassi e poi recuperando vigore con i tentativi degli stessi banchieri centrali di smorzare un atteggiamento troppo morbido. Contro euro , il biglietto verde resta comunque vicino ai massimi da inizio anno (1,12 sulla moneta unica).

«La frenetica sollecitudine da parte dei membri Fed nel segnalare l’intenzione di tagliare i tassi al prossimo meeting - afferma Giuseppe Sersale, economista di Anthilia Capital Partners - non fa che sottolineare, a mio modo di vedere, la fragilità della ratio. Vero, vi sono alcuni segnali di un possibile rallentamento del ciclo Usa, ma la verità è che i principali parametri rispettano alla perfezione il duplice mandato della Fed e recentemente i dati hanno dato segnali di miglioramento. L’impressione che si ricava è che il motivo principale per questa corsa a un accomodamento monetario è l'unico non citato espressamente, ovvero le pressioni politiche della Casa Bianca».

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