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Borse arrancano dopo Cina e allarme Renault, Piazza Affari chiude a -0,2%

La crescita del Dragone ai minimi dal 1992 e il taglio alle stime sui risultati della casa francese hanno penalizzato i listini, già cauti alla vigilia del voto del Parlamento inglese sulla Brexit. In fondo al listino milanese finiscono Leonardo e Moncler. Male anche Fca e Pirelli

di Andrea Fontana ed Enrico Miele


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(Reuters)

4' di lettura

La frenata del Dragone cinese e l’allarme sui conti di Renault mettono il freno alle Borse europee, che chiudono l’ultima seduta della settimana tutte in territorio negativo. Il nervosismo dei mercati è amplificato dall’atteso showdown sulla Brexit che ci sarà domani al parlamento inglese (in caso di bocciatura dell’accordo si aprirà la prospettiva di un’ennesima proroga). A zavorrare i listini sono i settori auto e food, dove si registra anche il calo delle previsioni del colosso Danone. A Piazza Affari il FTSE MIB ha chiuso con un rosso dello 0,24% con Moncler (-3,4%) che risente, come tutto il settore del lusso, del rallentamento del Pil cinese (mercato florido per le maison europee). Il tracollo di Renault ha moltiplicato le vendite degli operatori soprattutto su Fiat Chrysler Automobiles (-2,3%) e Pirelli & C (-2,5%). Guarda a Parigi anche Leonardo - Finmeccanica (-3,2%) visto che il settore della difesa Ue ha registrato l’ennesimo warning di giornata con il taglio delle previsioni sui ricavi del gruppo aerospaziale Thales. Tra le note positive sul listino principale la migliore è Banca Pop Er (+2,2%) grazie a una raccomandazione favorevole degli analisti di Hsbc.

Debole Moncler in attesa conti, perdono terreno Campari e Ferrari
Le attese degli operatori su Moncler riguardano la trimestrale, che arriverà la prossima settimana, quando si capirà quanto le proteste di Hong Kong hanno pesato sulle performance del gruppo. Sul Ftse Mib le vendite hanno toccato anche Davide Campari (-2,2%) che soffre dopo i conti di Remy Cointreau. In scia con Fca chiudono in rosso Ferrari (-1,8%) e la holding Exor (-0,68%). Seduta contrastata per gli istituti di credito, dopo la corsa degli ultimi giorni, da Banco Bpm a Ubi Banca, entrambe con un mini rosso dello 0,1%. Poco sopra la parità Intesa Sanpaolo (+0,1%), positiva Unicredit (+0,5%). Resistono il comparto utility e quello assicurativo. In leggero rialzo anche Eni (+0,3%) dopo che il ceo Claudio Descalzi, in un’intervista su Il Sole 24 Ore, ha parlato di accelerazione nella strategia di diversificazione verso attività rinnovabili, l'intenzione di non procedere a nuove acquisizioni, la gara in Qatar per il gas naturale e l'apertura a ragionare su un aumento del dividendo (ma gli analisti si interrogano se il manager sarà confermato). Rialzo a due cifre per Iervolino Entertainment (+10,1%), con punte di +17% nel corso della seduta, grazie al contratto annunciato per la produzione di nuovi episodi dei «Puffins», la web series animata con protagoniste delle pulcinelle di mare.

A Parigi tracollo Renault e Danone. Taglia stime anche Thales
La piazza finanziaria peggiore in Europa a fine giornata è così Parigi (-0,65%), seguita da Londra (-0,4%), Francoforte (-0,17%) e Madrid (-0,11%). A frenare gli acquisti sono soprattutto i titoli legati all’auto, dove l’indice Euro Stoxx 600 del settore ha ceduto l’1,45%. Male anche l’industria alimentare (-1,3%), mentre si salvano assicurazioni (+0,36%), materie prime (+0,3%) e tlc. Ma il caso del giorno sui mercati europei, e non solo, è il tonfo della francese Renault (-11,4%) che ieri ha tagliato la guidance per il 2019 a causa di un «ambiente economico meno favorevole delle attese e a fronte di un quadro regolatorio che richiede costi sempre maggiori». Sempre sul Cac40 si è registrata la brusca frenata del colosso del food Danone (-8,4%) dopo che ha rivisto al ribasso le previsioni sulle vendite dell'intero anno a causa della debolezza delle attività legate a yogurt e acque imbottigliate. Chiude l’elenco dei titoli più penalizzati Thales (-5,4%) dopo avere tagliato le previsioni di crescita dei ricavi per l'anno in corso. Sul Dax30 male, come il resto del comparto, Daimler (-1,4%) e Infineon Technologies (-1%). A Londra nuovo tonfo (-6,7%) per il fondo d’investimento immobiliare Intu Properties (-6,7%) mentre a Madrid il peggiore a fine seduta è il gruppo della componentistica Cie Automotive (-4,5%).

Anche Wall Street è debole in una settimana segnata dalle trimestrali dei big. «Ieri, tassi e listini azionari sono saliti e la sterlina si è apprezzata in scia all’annuncio del raggiungimento dell’accordo tra Uk e Ue - ricordano gli analisti Mps Capital Services - successivamente, l’euforia è venuta meno, quando il Dup ha confermato di non aver cambiato posizione e di non essere favorevole all’accordo siglato. Senza il supporto dei 10 voti del Dup, diminuiscono sensibilmente le possibilità di un’approvazione da parte del Parlamento Uk, nella votazione prevista per domani. In caso contrario, ai sensi del cosiddetto disegno di legge Benn approvato dai legislatori a metà settembre, il primo ministro Uk sarà obbligato a chiedere all'Ue un'altra proroga dell'articolo 50».

LEGGI ANCHE / Renault taglia le stime per il 2019

Sterlina sorvegliata speciale. Domani il voto del Parlamento Uk
Sorvegliata speciale sul mercato valutario continuerà ad essere la sterlina mentre vanno avanti i progressi per una “soft Brexit”. Tuttavia sul tema permane una forte incertezza dato che l'intesa raggiunta ieri tra Londra e Bruxelles, infatti, dovrà essere approvata sabato 19 ottobre dal Parlamento britannico e alcune forze politiche, come laburisti, nazionalisti scozzesi, il partito nordirlandese Dup e i Lib Dem, hanno già dichiarato di essere contrari anche se la situazione politica resta ancora molto fluida. La sterlina è al momento e stabile a 0,8637 pound per un euro e a 1,2874 dollari per una sterlina

In Usa sotto le stime «superindice» economia a settembre
La congiuntura americana è peggiorata a settembre, deludendo gli analisti. Il dato stilato dal Conference Board, sebbene non muova molto i mercati, fornisce elementi importanti per le scelte della Federal Reserve. Il superindice dell'economia, redatto dal gruppo di ricerca privato, è diminuito dello 0,1% a 111,9 punti, dopo il calo dello 0,2% registrato ad agosto e il +0,4% di luglio. Le attese erano per un dato invariato. Ataman Ozyildirim, direttore delle ricerche economiche del Conference Board, ha sottolineato che l'indice «riflette l'incertezza sull'outlook», ma che comunque è compatibile con «un'economia ancora in crescita, anche se più lenta, fino alla fine dell'anno e nel 2020».

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