i mercati

Le Borse aspettano al varco la Bce, a Milano affonda Recordati. Spread a 154

Le aspettative per misure espansive di politica monetaria non danno slancio ai listini, che chiudono una seduta contrastata. A pesare i timori sulla Brexit, mentre Milano si "salva" grazie ai bancari e al settore auto. Nel giorno della fiducia al Conte bis torna in rosso Atlantia

di Eleonora Micheli ed Enrico Miele


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4' di lettura

L’attesa per i nuovi stimoli della Bce non riesce a dare slancio alle Borse europee che chiudono contrastate la prima seduta della settimana, con Milano, Madrid e Francoforte poco sopra la parità e le altre big in rosso. Il FTSE MIB strappa lo stesso un mini-guadagno (+0,19%) grazie alle banche nel giorno della prima fiducia del nuovo governo Conte bis alla Camera (il voto è previsto in serata) con lo spread "vigile" in area 154 punti. Gli investitori continuano a interrogarsi sulle mosse del consiglio direttivo della Banca centrale che si terrà giovedì. Le aspettative sono di una nuova immissione di liquidità per rilanciare la crescita dell’Eurozona e inflazione (cercando, al contempo, di proteggere le banche dai tassi troppo bassi). Ma a pesare sui mercati sono le inquietudini della Brexit, che trascinano giù la Borsa di Londra (-0,64%), mentre da Wall Street rimbalza la notizia che il fondo Elliott ha investito 3,2 miliardi nel colosso At&t, con le ricadute sul settore europeo delle tlc ancora tutte da valutare.

Tonfo di Recordati (-4,3%) dopo taglio giudizio Goldman
A Piazza Affari il tonfo più rumoroso è quello registrato da Recordati (-4,3%) su cui ha pesato la scure di Goldman Sachs che ha tagliato il giudizio da “buy” a “hold” alla luce della corsa del titolo negli ultimi due mesi. Realizzi su Atlantia (-2%) alla luce delle parole del premier Conte che ha ribadito come la revisione, e non più la revoca, delle concessioni autostradali verrà realizzata «senza nessuno sconto per gli interessi privati». La seduta è stata tonica per le banche, in testa Ubi Banca (+3,2%) e Banca Pop Er (+3,4%), che beneficiano del ritrovato clima distensivo sul fronte politico. Sul podio del listino principale Pirelli & C (+4,2%) grazie alle schiarite sul fronte dazi che spingono il settore auto in tutta l’Europa, e la Juventus Fc (+2%) penalizzata dagli investitori nelle ultime sedute.

Il titolo Ferrari non si "scalda" nonostante Gp Monza
Non si scalda la Ferrari (-1,4%) nonostante il lancio di due nuovi modelli e la vittoria del Gp di Monza. Tra gli istituti di credito, Intesa Sanpaolo ha guadagnato l’1,6% in scia con l’ok della Bce a calcolare i coefficienti patrimoniali consolidati del gruppo applicando il cosiddetto “Danish Compromise” (che in pratica migliora i requisiti patrimoniali). Gli acquisti hanno premiato soprattutto Unicredit (+2,8%) e Banco Bpm (+2,5%). Dopo le parole del ministro dell’economia francese Bruno Le Maire, che sabato da Cernobbio ha affermato come al momento la priorità di Renault rimanga l’alleanza con Nissan, il titolo di Fca ha guadagnato lo 0,92%, mentre nella galassia Agnelli è rimasto più indietro quello di Exor (+0,37%). Dall’altra parte del listino principale, hanno perso terreno nel corso della seduta Amplifon (-3,9%) e Campari (-2,1%). In frenata anche il settore delle multiutility con Hera (-2,9%) e Italgas (-2,1%). Sopra la parità Leonardo - Finmeccanica (+0,88%) con l’ad Alessandro Profumo che sempre da Cernobbio nel week end ha spiegato come i motivi che a fine 2017 portarono il gruppo al profit warning oggi «sono completamente riassorbiti».

Andamento dello spread Btp / Bund

Giovedì dalla Bce attese misure espansive di politica monetaria
La settimana scorsa Piazza Affari ha vantato la performance migliore, riconquistando il podio dei guadagni da inizio anno con il Ftse Mib in progresso del 19,7%. Sui mercati sale l'attesa per le future mosse delle banche centrali. Secondo gli esperti giovedì la Bce dovrebbe annunciare un “taglio” del tasso dei depositi, adesso pari al -0,4%. Potrebbe inoltre lanciare anche acquisti di asset, ossia una nuova manovra di Quantitative Easing. La settimana successiva si riunirà il Fomc, il braccio operativo della Fed, che già lo scorso luglio aveva tagliato di 0,25 punti base il costo del denaro portandolo nel range di 2-2,25%. Venerdì sono stati pubblicati dati sul mercato del lavoro di agosto deludenti: sono stati creati solamente 139mila posti di lavoro. D'altra parte la disoccupazione rimane ai minimi da mezzo secolo al 3,7% e inoltre sono aumentate oltre le attese le buste medie orarie, mettendo in evidenza pressioni inflattive. Intanto in Cina la Banca centrale ha annunciato un’azione di tagli della riserva obbligatoria delle banche per aumentare i prestiti a sostegno dell’economia. I rendimenti dei principali titoli obbligazionari sono in calo con i Bund tedeschi a dieci anni che ormai rendono meno del -0,6%. I Btp italiani hanno tassi pari allo 0,89%.

Euro stabile a 1,106 contro il dollaro. Riprende la sua corsa il greggio
Sul fronte dei cambi, resta stabile l’euro che viene scambiato in leggero rialzo a 1,105 contro il dollaro (1,104 venerdì in chiusura) e vale 118,45 yen (117,98). Si rafforza la sterlina che scambia a 1,235 contro la divisa americana. Il petrolio, infine, rialza la testa: il Wti, contratto con scadenza a ottobre, guadagna il 2,1% portandosi a 57,7 dollari al barile. In scia il Brent di novembre a 62,4 dollari (+1,5%).

Spread chiude in rialzo a 154 punti, BTp decennale sale allo 0,96%
Chiusura in lieve rialzo, infine, per lo spread tra BTp e Bund. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari durata tedesco, che aveva chiuso la seduta di venerdì scorso a 152 punti base, ha terminato gli scambi a 154 punti base, in aumento di 2 punti rispetto al riferimento precedente. Sale anche il rendimento del BTp decennale banchmark, che ha archiviato la seduta allo 0,96%, in sensibile aumento rispetto allo 0,89% del riferimento della vigilia.

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