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Piazza Affari chiude a -1,1% nel Conte-day, spread cala a 204 punti, sprint Juve

A Piazza Affari hanno terminato in territorio negativo i titoli bancari sebbene in recupero sul finale grazie al restringimento dello spread. In difficoltà anche i titoli del settore energetico a causa della flessione a New York del prezzo del greggio (-1,7%). Bene il titolo Juventus con i tifosi che sognano di poter affiancare Neymar a Cr7

di Paolo Paronetto e Corrado Poggi


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4' di lettura

Chiusura in territorio negativo ma in lieve rialzo rispetto ai minimi di giornata per Piazza Affari al termine di una seduta ad alta tensione e con gli sguardi incollati ai monitor per seguire l’evoluzione della crisi politica a Montecitorio. Evoluzione che ha portato all’annuncio ufficiale della fine del governo da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che in serata si recherà dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per rimettere il mandato. Chiusura in calo anche per Wall Street (Dj -0,66%, Nasdaq -0,68%).
A Milano il Ftse Mib ha così terminato a quota -1,11% dopo che l’indice delle blue chips era arrivato al giro di boa in calo di quasi l’1% per poi toccare quota -1,20% subito dopo l’avvio del discorso del premier. Simile l’andamento dello spread che dopo aver toccato un massimo di 218 punti ha poi ridotto sensibilmente le perdite per chiudere a 204 punti contro i 208 della chiusura di ieri. Grazie alla riduzione del differenziale sono migliorate anche le performance dei titoli bancari che avevano risentito maggiormente delle tensioni di borsa durante la giornata.

Nel comparto bancario, Banco Bpm ha terminato in calo del 2,56%, Bpr Banca del 3,18%, Ubi Banca del 2,38% e UniCredit del 2,24%. Flessioni più contenute per Intesa Sanpaolo (-0,56%) e Mediobanca (-0,30%). Nel comparto automotive, giornata in salita per Ferrari (-1,52%), Fca (-0,92%) e Cnh Industrial (-0,98%). In difficoltà fra le blue chips anche Telecom Italia (-2,04%), Leonardo (-1,94%), Buzzi Unicem (-2,89%) e Atlantia (-2,98%).

Andamento dello spread Btp / Bund

Juventus ancora in luce, i tifosi sognano Neymar
Fra le blue chips ancora una giornata positiva per la Juventus (+3,73%) incoronata ieri da Boston Consulting Group come il titolo italiano che ha creato maggior valore per gli azionisti nel corso degli ultimi cinque anni. Il club torinese inoltre appare intenzionato secondo quanto riportato i media brasiliani a tentare di affiancare a Cr7 anche l’asso del Psg Neymar peraltro conteso anche dal Barcellona e dal Real Madrid.

Soffre il settore energetico
Nel settore energetico, hanno terminato in calo Eni (-0,98%), Enel (-1,93%), A2a (-1,41%), Italgas (-1,98%) e i produttori di infrastrutture per le trivellazioni e lo storage Saipem (-2,01%) e Tenaris (-2,03%) che hanno risentito dell’improvviso calo del prezzo del greggio. Bene invece Amplifon che ha terminato in rialzo del 2,88%.

St chiude piatta dopo il rinvio del bando Usa a Huawei
Chiusura sostanzialmente invariata ma dopo aver trascorso larga parte della giornata in territorio positivo per Stmicroelectronics, che aveva beneficiato, insieme a tutto il settore europeo dei semiconduttori, della notizia del rinvio di 90 giorni del bando statunitense nei confronti della cinese Huawei. Ieri gli Stati Uniti hanno infatti deciso di dare a Huawei altri 90 giorni di tempo per acquistare prodotti realizzati da aziende statunitensi. La notizia è «leggermente positiva per i produttori di semiconduttori, che sono tra i principali fornitori di Huawei», hanno commentato gli analisti di Equita. Il discorso vale anche per St, sul cui fatturato, secondo i calcoli di Equita, Huawei incide per circa il 3%. Poco mossa anche Mediaset (-0,14%), dopo le indicazioni contrastati dei proxy advisor in vista dell'assemblea che il 4 settembre sarà chiamata a esprimersi sul riassetto del gruppo, che prevede la fusione della società italiana e della controllata spagnola Mediaset Espana nella nuova holding olandese MediaForEurope. Se infatti Glass Lewis si è espresso a favore, Iss ha consigliato agli investitori di votare "no", puntando il dito sulla limitazione dei diritti delle minoranze che deriverebbe dall'introduzione del voto maggiorato.

Focus sulle banche centrali in attesa di Jackson Hole
Sul fronte macro, nelle ultime sedute sono state le possibili azioni delle Banche centrali a tenere le redini del discorso. Alle attese per la Bce, accresciute la settimana scorsa dall’intervista con cui il governatore della Banca di Finlandia, Olli Rehn, ha di fatto confermato come l’Eurotower stia lavorando per settembre a misure di effetto e a quelle sulla Federal Reserve, che presumibilmente verranno ravvivate nel corso della settimana con l’intervento del presidente Jerome Powell al tradizionale simposio di Jackson Hole nel Wyoming, si sono aggiunte ieri le azioni della Banca Popolare della Cina. Pechino ha infatti cambiato i benchmark per la determinazione dei tassi di interesse in modo da favorire l’accesso al credito delle società locali, contribuendo così alla buona intonazione dei listini.

La spinta dello stimolo fiscale della Germania
Non solo di politica monetaria si interessa ovviamente il mercato, che confida anche nelle misure di stimolo fiscale (secondo il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, si potrebbe arrivare anche a 50 miliardi di euro) che la Germania potrebbe mettere in campo per evitare una recessione che da ieri teme anche la stessa BundesBank.

Euro chiude sotto 1,11 dollari , scende il petrolio
Sul mercato dei cambi è indicato a 1,1096 dollari (1,1099 ieri in chiusura) e scivola a 117,97 yen (118,21) mentre a New York il prezzo del greggio ha chiuso in calo dell'1,7% a 55,28 dollari il barile.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib

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