ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa giornata dei mercati

Borse in scacco, Milano chiude a -2%. Fed: verso aumento tassi 0,5 per cento

Resta alta l'attenzione sulle evoluzioni della guerra in Ucraina. Petrolio in calo, prezzi del gas in discesa. Euro/dollaro in area 1,09, sale lo spread

di Chiara Di Cristofaro e Paolo Paronetto

Aggiornato alle 20.18

La Borsa, gli indici del 6 aprile 2022

5' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - I timori per la Federal Reserve pronta ad accelerare sulla stretta ai tassi e sulla riduzione del bilancio e le nuove sanzioni per la Russia affossano le Borse europee. Dopo una prima parte di seduta incerta, gli indici hanno imboccato con decisione la via dei ribassi, messe sotto ulteriore pressione dal calo di Wall Street, in particolare del Nasdaq.Le nuove sanzioni alla Russia includono lo stop alle importazioni di carbone e il bando dell'export di prodotti high tech verso Mosca. Gli Stati Uniti

Gli Stati Uniti, dal canto loro e in coordinamento con l'Unione europea e il G7, hanno imposto sanzioni contro Sberbank, la maggior istituzione finanziaria russa, e Alfa Bank. Sono inoltre, vietati nuovi investimenti in Russia da parte di cittadini statunitensi e sanzioni contro altri componenti dell'élite russa, tra cui le due figlie adulte del presidente russo Vladimir Putin e la moglie e la figlia di Sergei Lavrov, il ministro degli Esteri russo.

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Intanto, la prospettiva dei tassi in rialzo porta ancora vendite sui titoli di Stato: il rendimento del BTp a 10 anni supera il 2,3%, allargando lo spread a 167 punti, quello dei Treasury Usa a 10 anni è sopra il 2,6% al top da tre anni.

Fed: verbali, in molti favorevoli ad aumento tassi 0,5% ai prossimi incontri

Necessario alzare i tassi d’interesse di mezzo punto percentuale e iniziare a ridurre il bilancio di 95 miliardi di dollari al mese per contrastare l’inflazione, arrivata ai massimi degli ultimi 40 anni. È quanto emerge dai verbali relativi all'incontro del 15-16 marzo del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve. In quell’occasione, i banchieri hanno annunciato il primo rialzo dei tassi d’interesse dal dicembre 2018. Il rialzo è stato di 25 punti base allo 0,25%-0,50%.

I tassi d’interesse erano stati abbassati allo 0-0,25% nel marzo del 2020, per contrastare gli effetti negativi della pandemia di coronavirus sull’economia statunitense. Dai verbali, emerge che molti banchieri avrebbero preferito già allora un aumento di 50 punti base, per poi ritenere più “appropriato” un aumento di 25 punti “alla luce della maggiore incertezza sul breve termine provocata dall’invasione russa dell’Ucraina”, che ha “aumentato le pressioni inflative”.

Molti partecipanti credono che uno o più aumenti di mezzo punto percentuale possano essere appropriati ai prossimi incontri, in particolare modo se le pressioni inflative dovessero rimanere elevate” si legge nei verbali.

I banchieri della Federal Reserve prevedono un’inflazione Pce al 4,3% nel 2022 e al 2,6% nel 2023. Il dato ’core’, escludendo quindi energia e generi alimentari, è previsto al 4,1% nel 2022, contro la previsione per un +2,7% comunicata al termine della precedente riunione. Il Pce ’core’ è atteso al 2,7% e al 2,3% nei due anni successivi e al 2% nel lungo periodo.

Per quanto riguarda il bilancio, arrivato a 9.000 miliardi di dollari per sostenere la ripresa economica dopo la crisi provocata dalla pandemia, i componenti del Fomc “sono nel complesso d’accordo” su una riduzione di 60 miliardi di dollari in Treasury e 35 miliardi di dollari in titoli garantiti da mutui al mese

Wall Street in rosso

Gli investitori si preparano così alla stretta della Federal Reserve, e Wall Street è in netto calo. Deutsche Bank è stata la prima a parlare apertamente di recessione nel 2023. Sull'azionario, resta da seguire il titolo di Twitter, in calo dopo i rialzi degli ultimi due giorni grazie alla notizia che Elon Musk entra nel consiglio di amministrazione. La società ha comunicato che sta sviluppando una funzione che consentirà agli utenti di modificare i tweet dopo che sono stati pubblicati.

Andamento dello spread Btp / Bund
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A Piazza Affari Atlantia scatta a +5%, rumor su offerta Perez

Scatto di Atlantia a Piazza Affari sulla scia del ritorno della speculazione relativa a un interesse di Florentino Perez, presidente del gruppo infrastrutturale spagnolo Acs e del Real Madrid. I titoli hanno chiuso la seduta in rialzo del 5% dopo essere entrati più volte in asta di volatilità e aver toccato un massimo a 20,2 euro (+8,9%). Secondo quanto riferito da Bloomberg, Perez sarebbe al lavoro con gli advisor per definire un piano anche se non è sicuro che l'offerta si concretizzi. Già lo scorso anno Perez aveva tentato un avvicinamento ad Atlantia, proponendosi anche come alternativa alla cordata Cdp per la cessione di Autostrade per l'Italia.

Auto sotto pressione in Europa. A Milano giù Pirelli

Pressione sul settore automotive in tutte le Borse europee con gli operatori che segnalano innanzi tutto il peggioramento delle condizioni delle catene di fornitura dei costruttori con probabili effetti sui costi di produzione e sulle vendite. Ma è anche la prospettiva di tassi di interessi più alti per finanziarsi e la probabilità di una frenata dell'economia globale a pesare su un comparto ciclico come quello delle quattroruote.

In rosso l'automotive anche a Milano: Stellantis, Cnh Industrial e Pirelli & C sono in fondo al FTSE MIB.Male comunque tutti i big industriali (Interpump Group) e le banche (Intesa Sanpaolo). In controtendenza le utility, con Italgas e Snam Rete Gas ben comprate. Giornata volatile per Saipem, che ha chiuso in rosso dopo una prima parte di seduta positiva in scia ai nuovi contratti nel drilling offshore da oltre 400 milioni di dollari che secondo gli analisti supportano la visibilità sul portafoglio ordini 2022 del gruppo. Al di fuori del paniere principale, Avio ha conquistato la maglia rosa di giornata grazie al maxi contratto siglato con Amazon da Arianspace, la società a cui Avio fornisce i motori per il lanciatore satellitare Ariane 6.

Prezzi del petrolio in calo, scende anche il gas

Seduta in calo per i prezzi del greggio, con il Wti di nuovo sotto i 100 dollari al barile, dopo l'aumento a sorpresa delle scorte statunitensi e in seguito alla notizia che i componenti dell'Agenzia internazionale dell'energia rilasceranno 120 milioni di barili delle riserve strategiche, compresi 60 milioni di barili statunitensi. Si tratta del maggior rilascio di riserve strategiche nei 47 anni di vita dell'agenzia. L'impegno statunitense fa parte del piano di rilascio di un milione di barili al giorno per i prossimi sei mesi per un totale di 180 milioni di barili. Per quanto riguarda le scorte, registrato un aumento di 2,421 milioni di barili a 412,371 milioni di unità, contro attese per un calo di 1,6 milioni. Il gas europeo, trattato sulla piattaforma Ttf, ha oscillato per buona parte della seduta, per poi scendere ben al di sotto dei 110 euro al megawattora.

Il dollaro ripiega dopo i massimi, euro in area 1,09

Sul mercato valutario, il dollaro ripiega dopo che il dollar index (che ne misura l'andamento nei confronti di un paniere di valute) è salito sui massimi da cinque anni, con l'euro che ha recuperato la soglia di 1,09 sul biglietto verde dopo un minimo a 1,0874.

Borsa Mosca, seduta a due facce. Banche pesanti

Seduta a due velocità per la Borsa di Mosca, con l'indice Moex denominato in rubli che ha chiuso in calo dell'1,93% a 2.611 punti mentre l'Rts denominato in dollari ha archiviato la seduta in rialzo del 2,99% a 1.034 punti. A dominare la seduta il tema delle sanzioni contro la Russia, con i cali peggiori che hanno colpito le banche a controllo statale Sberbank (-8,11% e Vtb (-4,9%). Il rialzo maggiore è stato quello di PhosAgro (+7,25%), uno dei principali produttori mondiali di fertilizzanti fosfatici. Sul mercato valutario, il rublo a fine giornata è in flessione del 4,34% contro il dollaro appena sotto quota 80, mentre il cambio con la divisa unica è poco sotto quota 90 rubli per un euro.

La Russia ha saldato un debito in dollari in rubli

Il ministero delle Finanze russo ha annunciato di aver saldato un debito in dollari in rubli a seguito del rifiuto di una banca straniera di effettuare il pagamento in dollari, uno sviluppo che espone il paese al rischio di default. «Una banca estera si è rifiutata di eseguire le istruzioni» per pagare un importo di 649,2 milioni di dollari in scadenza il 4 aprile, spiega il ministero in una nota aggiungendo di essere stato «costretto a ricorrere a un istituto finanziario russo per effettuare i pagamenti necessari nella valuta della Federazione Russa».

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