LA GIORNATA

Timori su manifattura tedesca piegano Borse, a Piazza Affari giù Juve e banche

Le Borse europee hanno chiuso in chiara flessione: a settembre l'attività economica tedesca e in particolare il manifatturiero si è contratta. A Milano pesante Juventus dopo l'annuncio della aumento di capitale . Acconto di dividendo per Eni

di Flavia Carletti


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4' di lettura

Chiusura debole per le Borse europee, spinte in rosso dalle vendite sui settori banche, auto e materie prime. Il FTSE MIBha perso l'1,01% in linea con il Cac40 a Parigi (-1,05%) e il Dax30 a Francoforte. La Borsa di Londra ha limitato i danni, perdendo lo 0,26 per cento. Pesano sull'andamento dei mercati le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, dopo che una delegazione cinese ha accorciato la sua visita negli Usa, rientrando prima del previsto nel Paese asiatico. In questo contesto si inseriscono i dati poco incoraggianti sull'economia tedesca.

Ancora dati in frenata per la Germania
L'indice Pmi manifatturiero della Germania per il mese di settembre è sceso a 41,4 punti e quello composito a 49,1 punti. La Bundesbank, la banca centrale tedesca, oggi ha rilevato che «probabilmente l'economia tedesca è entrata in una lieve recessione tecnica negli ultimi tre mesi fino a settembre», anche se, ha aggiunto che «ciò non significa necessariamente la fine dell'espansione economica della nazione». Ad ogni modo, è stato rilevato che la Germania è diventata il punto debole economico dell'Europa negli ultimi mesi «in quanto il settore manifatturiero orientato all'esportazione è stato frenato dai venti globali di crisi che nascono dalle tensioni commerciali mondiali fino alla Brexit». Anche il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, oggi ha parlato della Germania, indicando che è uno dei Paesi più colpiti dal rallentamento dell'economia. In questo contesto, oggi dal Regno Unito è arrivata la notizia del fallimento dello storico gruppo del turismo Thomas Cook, che ha alle spalle 178 anni di vita e che rischia di bruciare 22mila posti di lavoro. La società ha chiesto la sospensione delle sue azioni dalla Borsa di Londra.

Juventus in fondo al Ftse Mib dopo annuncio aumento di capitale
A Piazza Affari, protagonista in negativo della seduta è stataJuventus Fc (-4,75%), che venerdì dopo la chiusura dei mercati ha annunciato i risultati dell'esercizio 2018-2019, chiuso in perdita per 40 milioni di euro, e un aumento di capitale da 300 milioni. La controllante Exor (-3,33%) si è impegnata a partecipare per la quota di sua competenza, pari a 190 milioni di euro. In una seduta complessivamente negativa per il comparto bancario europeo, a Milano sono state penalizzate dalle vendite soprattutto Unicredit -3,44%, Banco Bpm -3,15% e Ubi Banca -2,49 per cento. Debole anche il lusso, con Salvatore Ferragamo che ha ceduto -3,15%, su cui Equita Sim taglia le stime sui risultati in ragione del rallentamento della domanda asiatica. Eni ha perso il 2,83%, influenzata anche dallo stacco dell'acconto sulla cedola 2019 (0,43 euro per azione).

Settore auto colpito dalle vendite, si teme Brexit no-deal
Per quanto riguarda il comparto auto, oltre alla situazione internazionale, oggi 23 associazioni del settore hanno lanciato un allarme comune, indicando che una Brexit no-deal «avrebbe conseguenze catastrofiche». Secondo le associazioni «un mercato libero da barriere è cruciale per il successo del settore auto che è profondamente integrato». In una nota congiunta, le associazioni (comprese Acea, Clepa, Vda e l'italiana Anfia) sottolineano l'importanza dell’industria automotive che in Europa produce 19,1 milioni di veicoli l’anno e impiega 13,8 milioni di persone nel settore allargato – uno su 16 della forza lavoro dell’Unione europea. In particolare, secondo le associazioni, «la fine del commercio senza barriere potrebbe portare a un’interruzione dannosa del modello operativo “just-in-time” dell’industria, con il costo di un solo minuto di interruzione della produzione nel Regno Unito pari a 54.700 euro (50.000 sterline). Parallelamente, le tariffe WTO sulle vetture e sui van potrebbero aggiungere 5,7 miliardi di euro (5 miliardi di sterline) al conto complessivo del commercio di autoveicoli Ue-Gb, alzando i prezzi per i consumatori in caso i produttori non riescano ad assorbire i costi addizionali». Sul fronte azionario, questa situazione si traduce in vendite su tutte le Piazze finanziarie. A Milano Fca ha perso l'1,12%, Pirelli il 3,92%, Brembo il 4,22 per cento.

Euro sotto 1,10 dollari dopo i dati tedeschi
Sul fronte dei cambi, le notizie dalla Germania hanno contribuito a indebolire l'euro, sceso sotto 1,10 dollari. In chiusura dei mercati europei, la moneta unica passa di mano a 1,0996 dollari (1,1014 in avvio e 1,1053 venerdì sera), e a 118,173 yen (118,67 e 118,75), quando il biglietto verde vale 107,469 yen (107,74 e 107,94). Infine, il prezzo del petrolio sale, con il contratto sul Wti consegna Novembre in progresso dello 0,2% a 58,21 dollari al barile, quando quello sul Brent del Mare del Nord di pari scadenza è quasi invariato a 64,29 dollari al barile.

Spread chiude in calo a 142 pb, rendimento decennale 0,84%
Chiusura in ribasso per lo spread tra BTp e Bund dopo le parole del presidente della Bce Mario Draghi che hanno rilanciato la proposta di un lungo periodo di politica monetaria accomodante nell'Eurozona. Al termine degli scambi il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (Isin IT0005365165) e il pari durata tedesco si è attestato a 142 punti base, 3 punti base in meno rispetto al finale di venerdì scorso a 145 punti. Più netto il calo del rendimento del BTp decennale benchmark che si è mosso in linea con la performance degli altri governativi dell'Eurozona: il BTp decennale si è attestato in chiusura allo 0,84%, dallo 0,91% della chiusura di ieri.


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