LA GIORNATA

I nuovi dazi di Trump sgambettano Wall Street, a picco il petrolio

Le Borse europee hanno chiuso sui massimi di giornata dopo che una serie di dati macroeconomici deludenti è tornata ad alimentare la speculazione su possibili nuovi tagli dei tassi da parte della Fed. L'euro, dopo essere sceso ai minimi da maggio 2017, ha recuperato in parte terreno. A Piazza Affari pesante Tenaris, bene le banche

di C. Di Cristofaro e P. Paronetto


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4' di lettura

Gira in rosso Wall Street, affonda il petrolio. Il tweet con cui il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato nuovi dazi del 10% su 300 miliardi di beni cinesi a partire dal primo settembre, ha sgambettato i mercati azionari, in precedenza positivi, e aggravato il tonfo del greggio, già appesantito dal dollaro forte. Prima dell'annuncio di Trump i listini Usa erano arrivati a guadagnare oltre l'1%, trascinando a una chiusura sui massimi di giornata le Borse europee.

Gli investitori, dopo una serie di dati macroeconomici Usa deludenti, avevano infatti cavalcato la speculazione su un nuovo taglio dei tassi di interesse da parte della Fed, dopo che quello da 25 punti base deciso ieri aveva in parte deluso il mercato. A Piazza Affari il FTSE MIB è salito così dello 0,79%, reagendo anche a una nuova raffica di conti trimestrali. I risultati di bilancio hanno premiato Prysmian (+3,54%) e Cnh Industrial (+1,92%), mentre l'outlook prudente sul terzo trimestre ha penalizzato Tenaris (-4,08%). In generale ribasso i titoli dell'energia, con i corsi del greggio colpiti dal rafforzamento del dollaro: le parole di ieri del presidente della Fed, Jerome Powell, giudicate da alcuni meno accomodanti del previsto, hanno infatti spinto al rialzo il biglietto verde. Sul Ftse Mib hanno così perso terreno Saipem (-0,82%) ed Eni(-0,76%).

Sull'obbligazionario lo spread BTp/Bund ha oscillato più volte attorno ai 200 punti base per poi chiudere a 203 punti.

Come da attese ieri la Fed ha tagliato il costo del denaro di un quarto di punto e anticipato la fine del cosiddetto Quantitative tightening, il piano di graduale riduzione del bilancio. Le misure annunciate sono espansive ma il mercato ha reagito male per tre ragioni: 1) il mercato aveva già scontato tutto e non è arrivata alcuna sorpresa 2) Powell ha fatto capire che la sforbiciata decisa ieri non è necessariamente la prima di una lunga serie 3) la decisione non è stata presa all’unanimità ma due esponenti del board si sono opposti al taglio chiedendo il mantenimento dello status quo.

Il cambio euro / dollaro

Sull'azionario, banche sotto i riflettori con Intesa Sanpaolo positiva dopo la trimestrale migliore delle attese. Salgono anche Barclays a Londra e Standard Chartered, dopo i numeri oltre le previsioni. Sempre a Londra balzano le azioni dell'Lse dopo l'annuncio ufficiale del merger con Refinitiv. Tornando a Piazza Affari, oltre a Intesa corrono anche tutte le altre banche, da segnalare il forte aumento di Banca Mps fuori dal listino principale dopo che la banca senese ha annunciato la cessione di 455 mln di crediti deteriorati a Cerberus. In coda al Ftse Mib invece Tenaris dopo i dati dei primi 6 mesi che hanno deluso in termini di margini nonostante il fatturato in crescita e le previsioni di un trimestre in rallentamento. Ben comprate le utility tra cui Snam Rete Gas, che ha chiuso i sei mesi con utili in salita dell'11% a 581 mln e ha migliorato le stime sul 2019. Positiva dopo la trimestrale anche Generali con i dati in crescita. Ancora vendite pesanti su Bio On.

Andamento dello spread Btp / Bund

Euro recupera sul finale ma resta sotto 1,11 dollari
Sul mercato dei cambi, l’euro ha rialzato in parte la testa sul finale contro il dollaro dopo essere stato spinto ai minimi da maggio 2017 a ridosso di quota 1,10: la moneta unica, scivolata fino a 1,1026, è indicata a 1,1061 (1,1130 ieri in chiusura). Euro debole anche contro lo yen, a 119,70 (120,85), mentre il rapporto dollaro/yen è a 108,25 (108,75). Come detto, il rafforzamento del biglietto verde ha penalizzato i corsi del petrolio : il future settembre sul Wti perde il 2,9% a 56,87 dollari al barile mentre la consegna ottobre sul Brent cede il 2,18% a 63,62 dollari.

Negli Usa dati negativi su occupazione, manifattura e costruzioni
Pubblicata infine una serie di dati deludenti sul fronte macroeconomico Usa: indicazioni negative che tuttavia, dal punto di vista del mercato, potrebbero ridare slancio alla speculazione su nuovi tassi Fed in arrivo e quindi essere accolte positivamente. In primo luogo, nei sette giorni conclusi il 27 luglio, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione è aumentato più di quanto previsto dagli esperti. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono aumentate di 8.000 unità a 215.000. Le attese erano per un dato a 214.000 unità.

L'indice Ism manifatturiero, inoltre, è sceso ai minimi dalla metà del 2016, deludendo le attese del mercato. L'indicatore è calato a 51,2 punti dai 51,7 punti del mese precedente, mentre le attese erano per una conferma dei 51,7 punti.

Sotto le stime, infine, anche il dato sulle spese per costruzioni, scese a giugno dell'1,3% al tasso annualizzato di 1.287 miliardi di dollari, contro attese per un rialzo dello 0,1%. Si è trattato del peggior calo mensile da novembre.

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