la giornata dei mercati

Sulle Borse scattano i realizzi dopo i record, timori Brexit. Milano si salva

Le Borse europee si sono indebolite dopo aver aggiornato nuovi massimi. Tornano le preoccupazioni per una possibile 'hard Brexit' dopo la vittoria schiacciante di Boris Johnson alle elezioni. In netto calo la sterlina. A Milano ben comprate le utility, deboli i bancari in attesa di capire i costi di cui il sistema si dovrà fare carico per il salvataggio della Popolare di Bari. Spread invariato a 157 punti, petrolio in rialzo

di Chiara Di Cristofaro e Stefania Arcudi

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(© Javier Larrea)

Le Borse europee si sono indebolite dopo aver aggiornato nuovi massimi. Tornano le preoccupazioni per una possibile 'hard Brexit' dopo la vittoria schiacciante di Boris Johnson alle elezioni. In netto calo la sterlina. A Milano ben comprate le utility, deboli i bancari in attesa di capire i costi di cui il sistema si dovrà fare carico per il salvataggio della Popolare di Bari. Spread invariato a 157 punti, petrolio in rialzo


5' di lettura

Non ha avuto vita lunga l'ottimismo sull'accordo tra Washington e Pechino sui dazi e i rialzi di ieri hanno lasciato il passo a cali generalizzati sui listini europei, innescati dai realizzi dopo i record della vigilia e da un ritorno della tensione su una possibile «hard Brexit». Il premier britannico Boris Johnson ha fatto sapere di voler cambiare l'accordo in modo che non sia possibile un'ulteriore estensione oltre la fine del 2020 (l'attuale scadenza), rilanciando la possibilità che il Paese possa lasciare l'Unione europea senza un accordo. Tanto è bastato ad affossare la sterlina (è arrivata a cedere più dell'1,5% su euro e dollaro, il calo peggiore da luglio) e a penalizzare gli indici del Vecchio Continente, con Parigi che ha chiuso a –0,39%, Francoforte a -0,89%, Madrid a –0,6% e Londra sulla parità. Ha fatto eccezione Milano (+0,45%), sostenuta dalle utility e da Atlantia (+2,61%).
Anche Wall Street è debole, con rialzi frazionali nonostante alcuni dati macroeconomici positivi, più che altro penalizzata dal ribasso di Boeing. Sul colosso degli aerei pesa la sospensione temporanea della produzione del 737 MAX, il jet rimasto coinvolto in due incidenti mortali tra la fine del 2018 e la primavera del 2019.

Tornano le tensioni sulla Brexit: sterlina in calo
Sul fronte Brexit, dopo il 31 gennaio inizierà il periodo di transizione per l’uscita ordinata del Regno Unito dalla Ue, che durerà fino al 31 dicembre 2020. «In linea teorica la deadline potrebbe essere spostata di 1 o 2 anni entro il 30 giugno - sottolineano gli analisti di Mps Capital Services - ma Johnson ha fatto sapere di voler cambiare la legge in maniera tale che non sia possibile un’ulteriore estensione, rilanciando la possibilità che il Paese possa lasciare l'Unione europea senza un accordo». Immediata la reazione della sterlina, perché, spiegano da ActivTrades, una legge così modificata «darebbe al Regno Unito e all'Ue meno di un anno per negoziare un accordo commerciale molto complesso. Il risultato è che la luna di miele post-elettorale è finita». La sterlina ha perso nella seduta di martedì più dell'1,5%, il calo giornaliero maggiore da luglio, e quasi il 2,5% dal massimo di 1,3514 dollari raggiunto immediatamente dopo le elezioni.

A Milano sale Atlantia, ben comprate le utility
Il FTSE MIB ha quindi chiuso in positivo, guidato da Atlantia dopo l'articolo del Sole 24 ore in cui si delinea un cambio complessivo in termini di governance per la società e si parla della vendita delle quote di Aeroporti di Roma (il 49%) e Telepass. In attesa di capire come si svilupperà la partita su Autostrade per l'Italia (su cui, se ci sarà la revoca, «la società appare intenzionata a far valere il contratto»), il gruppo è pronta ad avviare la procedura per cedere una quota importante di Aeroporti di Roma. Sul mercato potrà così arrivare fino al 49% di Adr il cui valore, secondo le ultime stime, «potrebbe aggirarsi attorno ai 5 miliardi». Sono andate bene le utility, a partire da Italgas (+2,33%), Terna (+1,53%), che oggi ha inaugurato il Terna Innovation Hub di Milano, Hera (+1,43%) e Snam (+0,75%), sostenuta dal riavvio del programma di buyback che proseguirà fino al 17 marzo 2020 per un ammontare complessivo di 150 milioni.

Banche in ordine sparso, Nexi la peggiore
Deboli le banche, mentre il mercato si interroga sui costi di cui dovrà farsi carico il sistema per il salvataggio della Banca Popolare di Bari: in calo quindi Finecobank (-1,79%), Unicredit (-0,63%) e Ubi Banca (-0,98%). Quest'ultima ieri ha perfezionato la cessione al veicolo di cartolarizzazione indipendente Iseo Spv di un portafoglio di crediti in sofferenza per 857,6 milioni di euro. La peggiore sul Ftse Mib è stata Nexi (-3,45%), che cala dai record toccati alla vigilia: gli analisti si interrogano sul futuro della società e consigliano la cautela, perché temono il contraccolpo del venire meno della speculazione che ha sostenuto i titoli nelle ultime settimane. Speculazione che scommetteva sulla creazione di un megapolo dei pagamenti, con l'aggregazione di Sia e Nexi, sotto la regia di Cdp, principale azionista di Sia.

Fca osservata speciale in attesa di news su fusione con Psa
Sotto i riflettori Fiat Chrysler Automobiles dopo i dati sulle immatricolazioni che hanno registrato un calo a novembre, in controtendenza rispetto al mercato, ma soprattutto in attesa di notizie sulla fusione con Psa. La famiglia Peugeot, azionista di riferimento del costruttore di auto Psa, avrebbe votato ieri all'unanimità in favore del progetto di fusione con Fca, secondo fonti vicine alla famiglia di imprenditori transalpini. Il consiglio di Sorveglianza di Psa è chiamato a esaminare il Memorandum of understanding per la fusione con Fca e lo stesso vale per il consiglio di amministrazione del gruppo italo-statunitense. Dopo le riunioni dei due consigli è prevista la firma dell'accordo che farà partire il processo di fusione tra i due gruppi automobilistici e che porterà alla nascita del quarto gruppo mondiale del settore.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib
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Tra le small cap giù Mondo Tv
Fuori dal listino principale bene Mondo Tv (+13,3%), che ieri ha comunicato che il 2019 si è chiuso con un utile consolidato di circa 3,6 milioni di euro e i principali indicatori in crescita rispetto al 2018. Oggi invece Giuliana Bertozzi, già azionista di maggioranza relativa di Mondo Tv, ha fatto sapere di avere acquistato altre azioni e ha portato la partecipazione sopra il 20%. Tra le peggiori Innovatec (-23,33%) e Dba Group(-7,34%).

Allarme utili per Unilever
Il gigante anglo-olandese dell'agroalimentare e dei cosmetici Unilever ha lanciato un allarme sulle vendite del 2019, a causa del rallentamento del business nell'area dell'Asia del Sud, uno dei principali mercati di riferimento del gruppo. Il gruppo, che possiede oltre 400 marchi (come Knorr, Lipton, Magnum o Dove) ha detto che la crescita sarà «leggermente inferiori ai target che erano del 3%-5%», mentre per i primi sei mesi del prossimo anno le vendite dovrebbero salire del 3%. A pesare ci sono anche le vendite nell'Africa occidentale, mentre la ripresa in Nord America «richiede ancora del tempo» seppur ci siano segnali di miglioramento. Il titolo in Borsa perde oltre il 6% e sta pesando su tutto il settore dei beni di consumo.

Spread in lieve rialzo
Sull'obbligazionario, seduta poco mossa per lo spread tra i BTp e i Bund decennali. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (Isin IT0005383309) e il pari scadenza tedesco è indicato in chiusura a 157 punti base, invariato rispetto al riferimento della vigilia. I decennali italiani nel finale mostrano un rendimento dell'1,28%, in leggero calo rispetto alla chiusura di ieri (1,3%).

In Usa balzo nuovi cantieri, bene produzione industriale
A novembre, i nuovi cantieri edili avviati negli Stati Uniti sono aumentati oltre le attese. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Commercio americano, l'indice che misura l'avvio di nuovi cantieri ha registrato un rialzo del 3,2% su ottobre al tasso annualizzato pari a 1,365 milioni di unità. Gli economisti aspettavano un rialzo del 2% a 1,34 milioni di unità. I permessi per le costruzioni, che anticipano l'attività futura del settore edilizio, hanno registrato un rialzo mensile dell’1,4%.
Inoltre, a novembre, la produzione industriale negli Stati Uniti è aumentata più del previsto, dell’1,1%. Lo ha reso noto la Federal Reserve; gli analisti attendevano un rialzo dello 0,8% su ottobre. Il dato del mese precedente è stato rivisto da -0,8% a -0,9%. La produzione manifatturiera a novembre ha registrato un rialzo dell’1,1%.

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