la giornata dei mercati

Piazza Affari esce indenne dallo scontro Usa-Iran, ora attesa per l'accordo con la Cina

Il listini milanese segna un rialzo di oltre un punto rispetto a venerdì scorso. Il 15 gennaio atteso l'accordo commerciale tra Washington e Pechino. Negli Statu Uniti, intanto, la disoccupazione a dicembre è stata confermata ai minimi da cinquanta anni, al 3,5%, ma il numero di posti creato è stato inferiore alle attese

di E. Micheli e P. Paronetto

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Il listini milanese segna un rialzo di oltre un punto rispetto a venerdì scorso. Il 15 gennaio atteso l'accordo commerciale tra Washington e Pechino. Negli Statu Uniti, intanto, la disoccupazione a dicembre è stata confermata ai minimi da cinquanta anni, al 3,5%, ma il numero di posti creato è stato inferiore alle attese


6' di lettura

Le Borse europee superano indenni la settimana ad alta tensione nei rapporti Usa-Iran. I venti di guerra, che nelle ultime giornate si sono fortunatamente affievoliti, hanno infatti penalizzato solo marginalmente le quotazioni. Per il FTSE MIB di Piazza Affari, addirittura, il bilancio settimanale è positivo dell'1,35% e ancora meglio ha fatto il Dax tedesco (+2%). Sopra la parità anche lo Stoxx Europe 600 (+0,19%), mentre è in lieve calo la performance di Parigi (-0,12%), così come quella di Londra. Se quindi il contesto geopolitico in Medio Oriente continuerà a essere monitorato con attenzione, l'attenzione del mercato è tuttavia già rivolta in primo luogo sulla possibile svolta nei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina. Il 15 gennaio è infatti attesa la firma dell'accordo sulla "fase uno" delle trattative, che consentirà di disinnescare il rischio di nuovi aumenti dei dazi.

La seduta di venerdì, intanto, è stata interlocutoria per i listini continentali. Sul fronte macroeconomico, gli investitori hanno esaminato anche i dati in chiaroscuro sul mercato del lavoro Usa. Se infatti nell'intero 2019 sono stati complessivamente creati oltre 2,1 milioni di posti di lavoro, con la disoccupazione che a dicembre è stata confermata ai minimi da cinquanta anni, al 3,5%, il numero di posti creati nell'ultimo mese dell'anno, pari a 145mila unità, si è tuttavia rivelato sotto le attese degli analisti. Piazza Affari ha chiuso sulla parità, con il Ftse Mib a +0,02%. A Wall Street, intanto, il Dow Jones ha toccato un massimo per la prima volta oltre quota 29mila punti, prima di ritracciare. Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, Ferrari (+2,13%) ha fatto segnare i nuovi massimi in un settore auto europeo complessivamente ben intonato grazie alla revisione al rialzo delle stime sulle vendite 2019 di Volkswagen.

Bene anche Terna (+1,07%), Italgas (+1,42%) e Snam Rete Gas (+1,49%), grazie al giudizio positivo degli analisti di Bank of America. Debole invece Nexi (-2,15%) dopo il collocamento del 7,7% del capitale da parte dei fondi azionisti attraverso la holding Mercury. Al di fuori del paniere principali, Banca Mps è balzata del 20% circa (+19,69%) dopo la promozione decisa da Moody's.

Dopo distensione in Medio Oriente, riflettori accesi su Usa-Cina
Sul fronte macroeconomico, i mercati sono convinti che Usa e Iran abbiano deposto l'ascia di guerra, scongiurando un'escalation militare. Anche se la situazione rimane fluida, gli osservatori ritengono che una guerra in questo momento non convenga a nessuno degli attori in campo. Anche il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato l'introduzione di sanzioni commerciali contro l'Iran, ma ha dichiarato che «gli Stati Uniti sono pronti alla pace». Sullo sfondo l’attenzione rimane concentrata sul commercio internazionale, mentre è scattato il conto alla rovescia per la data del 15 gennaio quando Stati Uniti e Cina dovrebbero siglare l’accordo relativo alla fase uno. Dopo che ieri dalla Repubblica Popolare era stata confermata la presenza a Washington, a metà gennaio, del vicepresidente cinese, Liu He, questa notte il presidente americano ha annunciato la firma dell'accordo e su Twitter ha scritto: «La cerimonia si terrà alla Casa Bianca e saranno presenti rappresentanti di alto livello della Cina. In seguito, andrò a Pechino dove inizieranno i colloqui sulla fase due».

Nexi in ribasso dopo placement del 7,7% del capitale
Tornando a Piazza Affari, Nexi è rimasta al centro dell'attenzione, dopo il piazzamento del 7,7% del capitale. I fondi di private equity che controllano la società attiva nei sistemi di pagamento i hanno collocato il pacchetto di azioni a un prezzo per azione di 11,60 euro, con uno sconto del 6,3% circa sui valori di ieri. Mercury Uk Holdco, il veicolo dei fondi Bain Capital, Clessidra e Advent, ha comunque precisato, attraverso una nota, che a valle della vendita manterrà una quota del 52,4%. Mercury - che ha Rothschild come financial adviser - ha concordato con i collocatori un periodo di lock-up di 90 giorni durante il quale non potrà vendere ulteriori titoli. L'operazione di collocamento è stata guidata da Goldman Sachs e Citigroup come Joint Global Coordinators e joint bookrunners e da Barclays, Banca Imi e Mediobanca come Joint bookrunners.

Banche contrastate, ancora sotto la lente Azimut
Contrastate le banche, con Banco Bpm che rimane sotto la lente nell'attesa di novità sulla governance, dopo che è emerso che l'attuale presidente, Carlo Fratta Pasini, non è disponibile a ricandidarsi. Azimut, dopo un avvio tonico, batte la fiacca, dopo l'exploit della vigilia, quando la società ha annunciato la revisione al rialzo delle stime per l'utile 2020, oltre a confermare che il risultato netto del 2019 sarà da record.

Andamento dello spread Btp / Bund
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Ferrari su nuovi record, bene anche Fca con settore auto
Ferrari ha aggiornato nuovi record a Piazza Affari, al di sopra dei 157 euro per azione. I titoli corrono con tutto il settore auto europeo, sul quale ieri ha riacceso i riflettori Volkswagen, che ha rivisto al rialzo le sue stime sulle vendite del 2019, che dovrebbero essere leggermente meglio rispetto a quelle del 2018. I Solamente a ottobre, i vertici del gruppo di Wolksburg ritenevano che le immatricolazioni del 2019 sarebbero state in linea con quelle dell'anno prima. La società ha comunque sottolineato che restano invece invariati gli obiettivi finanziari del 2020. Le indicazioni della casa tedesca fanno bene anche a Fiat Chrysler Automobilese alla sua futura sposa Peugeot.

Terna si riporta sui massimi dopo Buy di Bofa
Giornata positiva per le società di distribuzione dell'energia , con Terna che si è riportata sui massimi storici già toccati lo scorso giugno, in area 6 euro per azione. Corrono inoltre le Snam Rete Gas le Italgas. Ad accendere i riflettori sulle utilities è un report favorevole di Bank of America , che ha emesso un tris di 'Buy' sulle aziende. «Siamo positivi sulle utilities italiane poste sotto regolamentazione visto che sono tornate su valutazioni interessanti, alla luce dell'andamento debole dei rendimenti dei bond», hanno spiegato, ricordando in più che nel 2020 non verranno apportati sostanziali cambiamenti alla regolamentazione. In aggiunta «la crescita dei dividendi nel periodo 2020-22 dovrebbe essere superiore rispetto a quella dei competitors inglesi e spagnoli». Bofa ha dunque rivisto da "Underperform" a "Buy" il giudizio su Snam, da "Neutral" a "Buy" quello su Italgas e ha inoltre confermato la raccomandazione di "Buy" su Terna. Per le azioni di quest'ultima è stato alzato il prezzo obiettivo a 6,5 euro. Del resto, hanno motivato gli analisti della banca Usa, «anche prevediamo che i rendimenti dei bond rimarranno negativi anche nel 2020, dando supporto alle utilities». E' possibile, inoltre, che quest'anno avvenga una rotazione con la sostituzione nei portafogli degli investitori di utilities i cui proventi sono oggetto di regolamentazione, al posto di quelle che invece sono più influenzate dall'andamento delle materie prime. Per Bofa quest'anno Snam beneficerà del Tap e di operazioni di M&A. Italgas, inoltre, rialzerà la testa dopo avere sottoperformato le concorrenti del settore del 10-15% negli ultimi sei mesi. Terna, poi, è da apprezzare per il suo «approccio controllato su fusioni e acquisizioni», per le interessanti opportunità di investimenti che gode in Italia e soprattutto per la prospettiva di un dividendo in forte crescita.

Banca Farmafactoring debole dopo placement
Giù Banca Farmafactoring, dopo il private placement dell'11% circa del capitale a un prezzo di 5,20 euro per azione. L'operazione è avvenuta dunque con uno sconto del 3,5% sui prezzi di chiusura di ieri. La cessione ha comportato proventi lordi per circa 97,2 milioni. BBF Luxembourg, che ha Rothschild come financial adviser, conserva ora una quota del 21,8% di Banca Farmafactoring e si è impegnata con un lock-up di 60 giorni a non cedere ulteriori titoli in questo periodo. Il collocamento è stato seguito da Morgan Stanley.

Euro stabile, petrolio ancora debole. Spread in calo a 153 punti
Sul mercato dei cambi, euro in lieve rialzo a 1,1112 dollari (1,1094 ieri in chiusura) e 121,74 yen (121,55), mentre il rapporto dollaro/yen è a 109,52 (109,53). In calo il prezzo del petrolio: il future febbraio sul Wti cede l’1,16% a 58,87 dollari al barile, mentre la consegna marzo sul Brent perde lo 0,73% a 64,89 dollari.

Sull'obbligazionario, lo spread tra BTp e Bund ha chiuso in calo a 153 punti base, dopo essere sceso anche fino a quota 150.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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