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Borse, per gli operatori sarà una primavera di rialzi. Ma non bastano le misure Bce

Il 62% degli operatori punta su un consolidamento del trend di recupero. Il partito dei pessimisti si riduce al 28% . Ma più della metà è convinto gli stimoli attuali a livello europeo non siano sufficienti

di Corrado Poggi

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(AFP)

Il 62% degli operatori punta su un consolidamento del trend di recupero. Il partito dei pessimisti si riduce al 28% . Ma più della metà è convinto gli stimoli attuali a livello europeo non siano sufficienti


3' di lettura

Dopo il crollo dei mercati finanziari registrati nelle prime settimane dallo scoppio del contagio da coronavirus in Italia, il trend al rialzo delineatosi nel corso degli ultimi giorni potrebbe durare e a consolidarsi nel corso dei prossimi mesi. E’ quanto ritiene la maggioranza degli operatori associati ad Assiom Forex che hanno preso parte al sondaggio di marzo condotto in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor. Se un mese fa il 52% prevedeva infatti ribassi, ora questa percentuale scende al 28% (un 17% che vede cali nell’ordine del 3-10% e un ulteriore 11% che vede scivoloni in doppia cifra).

Sale invece sensibilmente la percentuale degli ottimisti che sono in totale il 62%, più che raddoppiati rispetto al 30% del sondaggio precedente. Di questi, il 39% si attende rialzi contenuti fra il 3% e il 10% mentre il rimanente 23% vede rialzi in doppia cifra. Scende di conseguenza dal 18% al 10% la percentuale di quanti vedono mercati stabili (tra -3% e +3%).
“I dati che emergono dal sondaggio condotto nelle ultime settimane dello scorso mese sembrano mostrare una situazione bifronte – ha commentato il presidente di Assiom Forex, Massimo Mocio - Da un lato, infatti, gli operatori puntano sul fatto che, ai livelli attuali e dopo le ingenti perdite subite nelle ultime sei settimane, le valutazioni siano ormai molto attraenti per gli investitori e le probabilità che vi sia un rimbalzo aumentano. Tuttavia, sappiamo che questo unico elemento, in assenza di importanti notizie positive sulla riduzione del contagio, potrebbe non essere sufficiente ad innestare un recupero duraturo, soprattutto in presenza del lockdown in corso che costringe in tutto il mondo molte aziende al fermo produttivo. Si spiega così, dunque, il relativo pessimismo che ancora ritroviamo sull’andamento dello spread e soprattutto lo scetticismo di fondo con cui gli intervistati sembrano aver accolto le misure straordinarie messe in campo dalla Bce e dalla Commissione Europea, di fatto ritenendole insufficienti a garantire effetti di lunga durata.

Per 60% operatori misure stimolo Bce e Ue non sufficienti
Le misure di stimolo messe in campo sino ad ora dalla Bce e dalla Commissione Europea, ad esempio con la sospensione del patto di stabilità e crescita, non sono sufficienti ad attenuare in maniera sensibile l'impatto della crisi di coronavirus su mercati ed economia. Secondo il 60% degli operatori siamo ormai entrati in una recessione severa e serviranno più sforzi e tempo per uscirne.

Per il rimanente 40% invece si è agito in modo tempestivo e con decisione e finita l'emergenza sanitaria vi sono le basi per la ripresa. Molto dipenderà ovviamente dall’esito delle trattative in corso all’eurogruppo per la messa in campo di nuove misure (dall’attivazione del Mes all’intervento della Bei fino all’ipotesi coronabond) e dalla tempistica del passaggio dalla fase di massima emergenza alla cosiddetta fase 2.

Spread: 57% operatori lo vede fra 150 e 200 punti nei prossimi mesi
Il fronte dello spread rimane uno dei più caldi di queste settimane. Dopo le fiammate delle scorse settimane e il leggero ritracciamento che ha fatto seguito al lancio del maxiprogramma di acquisti da parte della Bce (che solo in marzo ha acquistato 11,85 miliardi di Btp), la traiettoria del debito italiano rimane ancora difficile da decifrare. Secondo il 57% degli operatori, lo scenario più probabile è che il differenziale fra Btp a 10 anni e Bund di analoga durata rimanga compreso fra i 150 e i 200 punti (oggi ha aperto di poco sotto quota 200). Per il 16% degli operatori invece lo spread sforerà in maniera stabile quota 250 punti pagando lo scotto del pesante impatto avuto dal coronavirus sull’economia italiana, costretta di fatto a fermarsi per alcune settimane. Non mancano tuttavia gli ottimisti che sono il 27% del campione: per questo percentuale di operatori lo spread andrà a restringersi fra i 100 e i 150 punti beneficiando soprattutto dei massicci acquisti di titoli di stato italiani da parte della Bce.

IL 73% degli operatori vede euro stabile o in leggero rialzo
Con le banche centrali impegnate a fornire con ogni strumento di politica monetaria a loro disposizione sostegno alle rispettive economie, il rapporto fra euro e dollaro non dovrebbe cambiare in maniera sensibile nel corso delle prossime settimane. Ne è convinto il 73% degli operatori secondo cui l’euro rimarrà stabile (40%) nei confronti del dollaro o metterà a segno un leggero rialzo (33%). Solo il 6% ritiene invece che la divisa unica possa risalire in maniera sensibile dopo il trend ribassista delle ultime settimane mentre un ulteriore indebolimento è messo in preventivo dal 21% degli operatori. Molto ovviamente dipenderà non solo dalle politiche monetaria delle rispettive banche centrali ma anche dalla durata e dall’impatto della crisi scatenata dal coronavirus sulle rispettive economie.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

Riproduzione riservata ©
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    Corrado PoggiRedattore Radiocor

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese, francese e spagnolo

    Argomenti: Bce, politica monetaria, società di rating, compagnie farmaceutiche, trasporti e auto

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