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Borse, per gli operatori sei mesi ad alta volatilità. Stop al rally dell’euro

di Corrado Poggi


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(Tartarotti Stefano / AGF)

3' di lettura

In questo avvio di 2018 i mercati azionari sono entrati in un territorio nuovo caratterizzato da un livello molto più elevato di volatilità e in cui si profilano – pur in un contesto economico ancora decisamente favorevole per l’economia dell’Eurozona – diversi elementi di rischio all’orizzonte. E' l’indicazione che emerge dal sondaggio di marzo condotto da Assiom Forex fra i suoi associati in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor. Rispetto alla rilevazione precedente aumenta infatti in modo sostanziale - dal 31% al 45% - il numero di quanti scelgono un approccio di maggiore cautela e prevedono mercati stabili nel corso dei prossimi sei mesi, ovvero con variazioni massime del 3% sia al rialzo che al ribasso. Cala invece sia il numero di quanti attendono ulteriori rialzi nei prossimi mesi (al 39% dal 45% della rilevazione precedente) che la percentuale di quanti vedono ribassi, che scende dal 24% al 16%.

«I prossimi sei mesi potrebbero essere piuttosto diversi dal refrain ascoltato finora - ha commentato il presidente di Assiom Forex Luigi Belluti - Secondo la maggior parte degli operatori che hanno compilato il sondaggio mensile infatti la Borsa italiana potrebbe rallentare il proprio passo al rialzo della volatilità e ai primi segnali di interruzione del Qe. Parimenti l’euro/dollaro (scontando un percorso di rialzi più deciso voluto dalla nuova Presidenza della Fed) potrebbe incassare qualche colpo e interrompere la serie di guadagni degli ultimi mesi in attesa che anche la Bce si muova verso un prossimo tightening».

Cambi: per 68% operatori corsa euro finita, resterà stabile o calerà
La marcia fatta registrare in questi mesi dall'euro potrebbe essere vicina alla sua conclusione. Solo il 32% degli operatori Assiom Forex ritiene infatti che l'euro si apprezzerà nei confronti della divisa americana, una percentuale in deciso ribasso rispetto al 41% della precedente rilevazione mentre torna a salire sensibilmente (dal 36% dal 41%) il numero degli operatori che prevedono una stabilità sostanziale dei cambi. Sale anche dal 23% al 27% la percentuale di quanti mettono in conto una flessione dell'euro, con un 1% che prevede un calo molto significativo. Sommando gli ultimi due totali, risulta dunque un complessivo 68% di operatori che considerano finita la corsa dell’euro. Come sottolineato dal presidente di Assiom Forex, Luigi Belluti, il cambio di sentiment appare riconducibile in buona misura alla nuova direzione impressa al corso della Federal Reserve dal nuovo presidente Jerome Powell che ha presieduto nella prima riunione del Fomc del suo mandato a un nuovo rialzo dei tassi di interesse. Gli analisti prevedono ulteriori rialzi nel corso dei prossimi mesi mentre la Bce rimarrà ferma sul corso del denaro dovendo prima procedere alla smantellamento del Qe. Una dinamica che, a rigor di logica, dovrebbe favorire un apprezzamento del dollaro rispetto all’euro.

Spread: per 86% operatori non supererà 175 pt in prossimi mesi

Il mercato dello spread non sembra aver risentito se non in minima misura dell’esito delle elezioni politiche del 4 marzo e delle difficoltà che sembrano caratterizzare i negoziati per la formazione di un nuovo governo. E anche per i prossimi mesi non sono previste turbolenze su questo fronte. Nello specifico, il 45% degli operatori (dal 44% della rilevazione precedente) vede uno spread compreso fra i 100 e i 150 punti mentre per il 41% degli operatori (da 36%) è plausibile un rientro nella soglia compresa tra 150 e 175 punti. Scende dal 18% al 14% il numero di quanti ritengono possibile uno sforamento di quota 175 punti con un 2% che non esclude un ritorno sopra quota 200 punti. «Il parametro dello spread sembra avviato a tenere nel breve termine grazie anche all’ombrello degli acquisti della Banca centrale – ha commentato il presidente di Assiom Forex Luigi Belluti - visto che le ultime rilevazioni degli umori degli intervistati si discostano di poco rispetto a quelle pre-elezioni».


Operatori divisi su impatto situazione politica su prospettive economia
Quasi un pareggio perfetto a conferma di come l’attuale situazione del quadro politico italiano rimanga di difficile lettura. Alla domanda se «la discontinuità politica decretata dalle urne rischia di pesare sulle prospettive di breve e medio termine dell’economia italiana», il 48% degli operatori Assiom Forex ha infatti riposto affermativamente mentre per il 52% non dovrebbero esserci ripercussioni significative. Secondo il primo gruppo, L’Italia va incontro inevitabilmente a un periodo complesso e di incertezza politica e questo rischia di pesare sul momento della congiuntura. Secondo la risicata maggioranza invece l’andamento dell’economia italiana è agganciato al treno europeo e dunque le ripercussioni non dovrebbero essere di importanza significativa a meno che non si abbandoni il percorso delle riforme.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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