ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa giornata dei mercati

La guerra affossa le Borse europee, Milano (-4,1%) «brucia» 23 miliardi. Tracolla Mosca

Fuga dall'azionario verso i beni rifugio, Wall Street tiene con il balzo del Pil e il calo delle richieste di sussidi. Brent e Wti a massimi dal 2014, l'oro vola a 1.950 dollari l'oncia. L'euro schiacciato sotto 1,12 dollari. Spread in calo a 164 punti

di Stefania Arcudi ed Enrico Miele

Aggiornato alle 18.05

La Borsa, gli indici del 24 febbraio 2022

6' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il primo giorno di guerra in Ucraina ha travolto i mercati finanziari, che fino all'ultimo hanno sperato in una soluzione di bellezza, con l'azionario che ha chiuso in pesante calo, pur se sopra i minimi di seduta (gli indici europei erano arrivati a cedere oltre 5 punti). Mentre da Kiev arrivano notizie sempre più allarmanti, e i governi occidentali annunciano «severe sanzioni» contro la Russia, i mercati vivono una seduta da incubo, in cui gli acquisti si sono concentrati sugli asset rifugio, sull'energia e sui metalli. Il FTSE MIB è tornato sui minimi dal luglio 2021, bruciando circa 23 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato. Il calo odierno, però, pur se molto marcato, non è il peggiore di sempre (il record negativo spetta allo scoppio della pandemia, alla Brexit, al disastro dell'11 settembre e al crack di Lehman Brothers, mentre cali simili a quello odierno si sono visti a fine novembre con l'arrivo di Omicron e a gennaio con l'inizio della crisi in Ucraina). Il DAX 40 di Francoforte è sui minimi da un anno e subiscono cali macroscopici anche il CAC 40 di Parigi, il Ftse 100 di Londra, l'IBEX 35 di Madrid e l'AEX di Amsterdam. Aumenta la volatilità con l'indice Vix tornato sui livelli dell'aprile 2020, oltre 37 punti.

Calo Wall Street, ma regge con balzo Pil

In rosso Wall Street, colpita già nella seduta della vigilia dal sell-off sull'azionario con l'S&P500 entrato in fase di correzione, per la prima volta dal 2020, perdendo oltre il 10% dai massimi toccati a inizio anno e con il Nasdaq Composite, entrato nel «bear market», mercato orso, ovvero in calo di oltre il 20% da un recente picco, in questo caso dal record di metà novembre. A sostenere gli indici, evitando i cali che si sono visti nel Vecchio Continente, è il balzo del Pil (+7% nel quarto trimestre, stando alla seconda lettura del dato, in linea con le attese), il calo delle richieste di sussidi di disoccupazione (-17.000 a 232.000 unità, meglio delle attese) e il dato sull'inflazione (+6,3% nel quarto trimestre, meno del +6,5% della stima precedente, con il dato "core" in rialzo del 5%, mentre le stime erano per un +4,9%). Alla fine i listini americani recuperano e chiudono in rialzo spinti da Joe Biden (Dj +0,28%, Nasdaq +3,35%).

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Spread in calo a 164 punti, attesa frenata Bce su fine stimoli

Chiusura in calo per lo spread BTp/Bund. Sul reddito fisso europeo si è vissuta una seduta in due tempi: il primo caratterizzato da una breve fiammata in avvio di giornata che ha portato lo spread tra differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmrk (Isin IT0005436693) e il pari scadenza russo fino a 175 punti base dai 171 punti base del closing precedente. Nel tardo pomeriggio, invece, la dinamica dei rendimenti sulla curva euro (che complessivamente non aveva comunque registrato movimenti bruschi) ha cambiamento direzione. Alla base dell'inversione di tendenza le parole del governatore della banca centrale austriaca, Robert Holzmann, componente del consiglio direttivo della Bce, secondo cui la Bce dopo l'attacco all'Ucraina potrebbe rallentare il piano di uscita dal programma di stimoli economici all'economia dell'Eurozona. Una impostazione poi ribadita anche da Isabel Schnabel, altro membro del comitato esecutivo della Bce. A fine seduta lo spread si è attestato a 164 punti base dai 171 precedenti, mentre il rendimento del BTp decennale benchmark ha terminato a quota 1,82% dall'1,90% di ieri.

Balzo dei prezzi del gas: +57% a 139,75 euro al MWh

Prosegue la corsa al rialzo, apparentemente senza freni, dei prezzi del gas. I future scadenza marzo scambiati ad Amsterdam sono arrivati a guadagnare il 57,2% a 139,75 euro per megawattora, mentre la scadenza aprile sale del 56% a 138,67 euro, salvo poi assestarsi su guadagni attorno al 40%. Più contenuto l'aumento dei future scambiati negli Stati Uniti, in rialzo del 5,12%. L’Europa importa il 41% dei suoi consumi di gas naturale dai gasdotti russi.

Volano prezzi cereali, record per il grano in Europa

I prezzi del grano hanno toccato i massimi storici sul mercato europeo, arrivando al record di 344 euro a tonnellata all'Euronext. I prezzi del grano e del mais, di cui l'Ucraina è il quarto esportatore mondiale, sono in netto rialzo fin dall'apertura degli scambi. Il precedente record per il grano risale al 24 novembre 2021, quando aveva raggiunto 313,5 euro a tonnellata. Il prezzo era poi sceso, pur rimanendo attorno ai 320 euro. Anche il mais ha visto il prezzo salire a 304 euro per tonnellata (280 euro all'apertura), ancora distante dal record di 320 euro toccato ad agosto. In rialzo anche i prezzi dei cereali quotati negli Stati Uniti: quelli del mais salgono del 5,1% a 718,75 dollari e quelli del frumento del 5,7% a 926 dollari.

Prezzo petrolio - Brent
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Brent oltre i 105 dollari, Wti tocca i 100 dollari. Rally dell'oro

Balzo dei prezzi dell'energia: il petrolio sale di oltre l'8% e quota oltre 105 dollari al barile a Londra, sui massimi dal 2014, mentre il Wti ha superato i 100 dollari al barile anche in questo caso per la prima volta dal 2014. In rally l' oro che supera i 1970 dollari l'oncia. «La crisi ucraina ha purtroppo avuto un’evoluzione drammatica - dice Luigi Nardella di Ceresio Investors - breve l’incertezza è altissima, il rischio per l’economia globale e in particolare per l’Europa è di stagflazione; inflazione a causa di un aumento significativo e prolungato dei prezzi dei prodotti energetici e recessione economica. Dipenderà da come le sanzioni e le eventuali ritorsioni impatteranno le esportazioni di petrolio e gas dalla Russia». C'è da dire, aggiunge, che «nel medio periodo gli effetti di un conflitto localizzato su economie e profitti societari, a parte ovviamente quelle dei paesi coinvolti, è marginale».

Dollaro e yen in corsa, l'euro scende sotto quota 1,12

La corsa al dollaro spinge rapidamente il cambio con l'euro sotto quota 1,12 ai minimi da fine gennaio. Il rapporto tra la moneta unica e il biglietto verde Usa è passato dall'area 1,1250 a 1,1177. «L'esposizione della moneta unica a questa crisi deriva dal potenziale impatto economico degli eventi in corso nell’Europa orientale, che probabilmente aggraveranno la già presente crisi energetica, alimentando la pressione inflazionistica e ostacolando le prospettive di ripresa dell'Eurozona. A giocare contro la moneta unica c'è anche l'aumento dei flussi verso le valute rifugio, come lo yen giapponese, il franco svizzero e il dollaro, che si denota ogni volta che l'incertezza sui mercati finanziari cresce. Potrebbero cosi’ cominciare alcuni tempi duri per la moneta unica», è il commento di Ricardo Evangelista, Analista Senior, ActivTrades. Evidente il generale rafforzamento della moneta americana, ritenuta un asset rifugio nelle fasi di incertezza: il dollar index, che ne misura l'andamento verso un ampio paniere di valute, supera i 97 punti, valore toccato l'ultima volta negli ultimi giorni di gennaio.

L'attacco all'Ucraina affonda anche il bitcoin: -8% a 35.000 $

L'attacco russo in Ucraina sta provocando forti ribassi sul mercato delle criptovalute con il bitcoin che scende dell'8% a 35,400 dollari dopo aver toccato un minimo a 34.333. Solo 24 ore fa, il bitcoin quotava sopra i 39.000 dollari. Ancora più pesante la flessione dell'Ethereum che cede il 12% a 2.105 dollari. Da segnalare che dal massimo di 68.641 dollari toccato il 9 novembre, il bitcoin ha ormai perso circa il 50% del suo valore.

Vendite sulle banche a Piazza Affari, Unicredit la peggiore

A Piazza Affari si sono salvate Leonardo, che è tra i subappaltatori della maxi commessa Eurodrone, Davide Campari, all'indomani dello scivolone sui conti, Diasorin, Amplifon, Saipem dopo i conti e Terna. Cade Pirelli & C che nell'annunciare i risultati 2021 e la guidance 2022 ha dichiarato di aver già pronte delle azioni per mitigare l'impatto della crisi ucraina sul proprio business. Unicredit, tra gli istituti europei più esposti in Russia (insieme a Societe Generale e all'austriaca Raiffeisen) ha subito le perdite peggiori. Male anche Intesa Sanpaolo,Banca Generali, Banco Bpm e Azimut. Le vendite sono forti anche su Buzzi Unicem, Exor e Stmicroelectronics.

Borsa Mosca: prima lo stop poi il crollo. Giù il rublo

Impressionante crollo per la Borsa di Mosca, con il Moex Russia Index denominato in rubli, è arrivato a perdere il 45%, il calo peggiore della sua storia, poi il 30%. Fa ancora peggio l'indice Rts, denominato in dollari, che arriva a perdere il 49,9% poi il 30% circa. La Borsa di Mosca ha inizialmente sospeso le contrattazioni, a causa dell'invasione russa in Ucraina, ma alla riapertura l'azionario è stato colpito da una pioggia di vendite. In forte flessione anche il rublo che perde quasi il 6,5% contro il dollaro, dopo aver toccato i minimi dal 2016 con un calo di oltre il 10%

Banca centrale Ucraina ferma valute e limita prelievi contanti

La banca centrale ucraina ha temporaneamente sospeso il mercato valutario del paese, limitato il ritiro di contanti e proibito l'emissione di valute estere al pubblico, dopo che la nazione ha dichiarato la legge marziale. La Banca nazionale ucraina ha annunciato una serie di misure temporanee dopo che le truppe russe sono entrate nel Paese. I prelievi di contanti erano limitati a 100.000 grivnie ucraine al giorno, equivalenti a circa 3.339,13 dollari.
Intanto, la Borsa ucraina PFTS ha comunicato che l'attività sul mercato è stata posticipata a causa dell'emergenza. Gli asset ucraini scambiati a livello globale sono stati colpiti dal sell-off. I rendimenti dei bond ucraini in dollari con scadenza a settembre 2027 sono balzati del 32,060%, dal 16,302% di mercoledì, secondo Tradeweb. Le valute dei Paesi dell'Europa orientale sono scese rispetto al dollaro, con lo zloty polacco in calo dell'1,1% e la corona ceca in calo dell'1,8%. La Turchia, che ha forti legami commerciali e turistici sia con la Russia che con l'Ucraina, ha visto la sua valuta diminuire del 2,4% rispetto al dollaro.

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