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Borse, dopo il semestre record si riparte da Giappone ed economia Usa

Miglior peformance delle azioni europee in vent’anni. La settimana riprende con le indicazioni delle imprese americane e nipponiche

di Marzia Redaelli

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Miglior peformance delle azioni europee in vent’anni. La settimana riprende con le indicazioni delle imprese americane e nipponiche


3' di lettura

Nel 2019 con le incertezze sono cresciute anche le Borse. Per le Piazze del vecchio continente è stato il miglior semestre degli ultimi vent’anni. Da gennaio, infatti, i listini azionari hanno registrato rialzi a doppia cifra: le azioni europee dello Stoxx hanno messo a segno un vigoroso +14% (+16% il Ftse Mib milanese); il valore del Nasdaq, guidato dalle società tecnologiche, è aumentato del 20% a dispetto dei timori per gli impatti della guerra commerciale; l’S&P500, il paniere ampio di New York, si è inerpicato su nuovi massimi storici ed è salito quasi altrettanto (17%); Shanghai, tra le pressioni del dollaro e dei dazi, è rimbalzata del 20%.

IL PRIMO SEMESTRE DELLE BORSE

Var % degli indici

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L’apparente paradosso si spiega da un lato con la crescita economica statunitense, che - pur moderata - sostiene uno dei cicli più lunghi della sua storia; dall’altro, con la perdurante espansività delle banche centrali, che di recente sono tornate disponibili a nuovi allentamenti monetari. La Fed americana si è sbilanciata sul taglio dei tassi di interesse e la Banca centrale europea su un nuovo round di Qe, l’acquisto di obbligazioni per aumentare la liquidità e preservare condizioni finanziarie favorevoli. L’inflazione, che resta sotto i livelli obiettivo del 2% da entrambe le sponde dell’oceano, permette ai governatori di mantenere una rotta accomodante. Infine, le soluzioni alle questioni più spinose (conflitti in Europa, Brexit, tensioni politiche, battaglia doganale) sono rimaste aperte e gli investitori, eccezion fatta per qualche fase più cauta, non hanno tolto il piede dall’acceleratore.

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Le attività finanziarie, comunque, sono tornate a muoversi tutte insieme, perché anche le obbligazioni hanno dato ritorni molto positivi (in Europa, tra cedole e capitale +5,4% le governative e +4,4% le societarie). I titoli pubblici tedeschi e francesi hanno rendimenti negativi (inversamente proporzionali ai prezzi) su tutte le scadenze. I titoli di Stato italiani hanno beneficiato di un ammorbidimento della Commissione europea sui conti pubblici tricolori, con la raccomandazione - però - di tenerli sotto controllo. Il rendimento del Btp decennale, dunque, è sceso di nuovo alla soglia del 2% e lo spread si è ristretto sotto i 245 punti base (2,45% la differenza tra BTp e Bund tedesco). Oggi il Ministro dell’economia Giovanni Tria presenta alle Camere il bilancio di assestamento, che promette di riportare il deficit verso il 2%.

Nel quadro positivo c’è anche il massimo dell’oro, il classico bene rifugio, al top da sei anni a 1.420 dollari l’oncia, grazie alla spinta di investitori istituzionali (soprattutto gli hedge funds).

Però, la visibilità è ancora minima e, dopo la corsa, aumenta la cautela.

«Ci sono due grandi incertezze - spiega Lucio Soso, gestore del fondo BB Global Macro di Bellevue Asset Management -: negli Stati Uniti l’economia americana sta rallentando, sebbene sia ancora moderata; inoltre, la liquidità che aiuta i mercati a salire, eccedente rispetto a quella che alimenta la crescita, è relativamente scarsa. Vedremo se il taglio dei tassi della Federal Reserve sarà sufficiente ad aumentarla. In Europa, la situazione è più difficile, perché i tassi sono già negativi, il Qe è finito da poco e Mario Draghi lascia la Bce tra qualche mese. Sarà importante seguire gli indicatori delle imprese, che ora sono intorno alla soglia che divide l’espansione dalla contrazione, per capire se si può scivolare in una piccola recessione».

L’agenda macroeconomica del secondo semestre dell’anno parte proprio con i “leading indicators”, gli indicatori guida che sono per la maggior parte frutto dei sondaggi tra le aziende: il Tankan giapponese del secondo trimestre; la stima finale dei Pmi della manifattura e dei servizi nei paesi europei; l’Ism statunitense dell’industria e del terziario. Sono anche in programma le vendite al dettaglio tedesche (martedì 2 luglio) e quelle dell’intera zona euro (giovedì 4 luglio), per testare la forza della domanda interna. Negli Usa, mercoledì 3 luglio sarà diffuso il dato sugli ordinativi dei beni durevoli, che pongono le basi per l’attività industriale futura, mentre la settimana si chiude con le statistiche sull’occupazione e sulla crescita dei salari, anticipate giovedì dalle stime dell’agenzia Adp.

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