la giornata

Borse nervose, ma Milano tiene con Banco Bpm e Mediobanca

Gli indici sono andati sulle montagne russe nel pomeriggio, dopo la diffusione del dato americano Ism sui servizi, piombato ai minimi da tre anni. Francoforte è rimasta chiusa per festività, Londra è andata giù per dai timori su una Brexit senza accordo

di Eleonora Micheli


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6' di lettura

Borse europee contrastate dopo la deblacle della vigilia, con Francoforte chiusa per festività. Londra ha chiuso in netto ribasso mentre si avvicina pericolosamente la data della Brexit, senza ancora un accordo con l'Unione europea. Milano, Parigi e Madrid hanno provato a rialzare la testa, incoraggiate anche da Wall Street, sebbene proprio negli States oggi sia stato pubblicato un nuovo dato deludente, quello relativo all'attività dei servizi scesa ai livelli più bassi da tre anni. Il deterioramento dell'economia Usa fa tuttavia sperare in un nuovo intervento da parte della Fed, che già a fine ottobre potrebbe dare un'altra sforbiciata ai tassi. In primo piano rimangono anche gli interrogativi sulla guerra dei dazi, con gli Stati Uniti che potrebbero imporre nuovi dazi anche all’Europa nelle prossime settimane, dopo il semaforo verde della Wto per tariffe fino a 7,5 miliardi di euro. Il FTSE MIB, frenando proprio sul finale, ha chiuso in frazionale rialzo dello 0,06%, mentre lo spread è rimasto stabile a 151..

Indicce Ism crea allarme, ma si scommette su intervento Fed
Le Borse europee, orfane di Francoforte, hanno vissuto una seduta volatile e alla fine hanno chiuso in ordine sparso. Londra ha perso lo 0,62%, Madrid lo 0,11%, mentre Milano è rimasta stabile (+0,06%) e Parigi è salita dello 0,3%. I principali indici hanno di nuovo imboccato la strada del ribasso nel pomeriggio, anche se proprio sul finale hanno arginato i danni. A incoraggiare gli ordini in vendita è stato il brutto dato sull’attività dei servizi, con l’indice Ism che la misura che a settembre è sceso a 52,6 punti dai 56,4 punti di agosto, minimo da tre anni. Sebbene l’indice sia rimasto al di sopra dei cinquanta punti, spartiacque tra espansione e contrazione dell’attività, è andato nettamente peggio di quanto avessero messo in conto gli economisti. E in più è andato a sommarsi all’indice Ism manifatturiero pubblicato ieri, piombato addirittura ai livelli del 2009. Come se non bastasse sono risultati deludenti anche gli ordini all’industria, che ad agosto sono diminuiti dello 0,1%. I sussidi alla disoccupazione, nell’ultima settimana, sono aumentati di 4mila unità. Domani, tra l’altro, c'e' grande attesa anche per il dato sul mercato del lavoro, che se mostrasse segnali di peggioramento potrebbe provocare una forte reazione delle Borse. Insomma negli Stati Uniti ci sono chiari segnali che l’economia scricchiola, anche se il pil del secondo trimestre è cresciuto del 2%. Questo, però, spinge le scommesse su un intervento della Fed che a fine ottobre potrebbe non solo annunciare un nuovo taglio del costo del denaro, ma ragionare anche su un QE. Anche in Europa sono emersi dati deludenti: l’indice composito dell'Eurozona calcolato da IHS Markit, nella lettura definitiva, a settembre si è attestato a 50,1 punti risentendo del rallentamento dell’attività manifatturiera e anche della performance debole dei servizi, la peggiore da inizio anno. Ancora una volta l’anello debole è stato la Germania, con l’indice dei servizi sceso a 51,4 dai 54,8 in agosto, accusando il risultato peggiore da tre anni. In Italia, invece, l’indice per servizi è migliorato a 51,4 da 50,6 di agosto, salendo per il quarto mese consecutivo.

Tiene banco la guerra dei dazi
Sullo sfondo rimangono i timori legati alla guerra dei dazi: la prossima settimana ci sarà un nuovo round di trattative tra Stati uniti e Cina sul fronte del commercio internazionale, a ridosso dell’innalzamento delle nuove tariffe Usa su 250 miliardi di dollari di merci cinesi, previsto il 15 ottobre. In più, dopo la sentenza della Wto che ha autorizzato dazi contro l’Europa da parte degli Stati Uniti per 7,5 miliardi di dollari per il caso Airbus, è tutta da giocare la partita del commercio internazionale. Anche se il presidente Donald Trump ha applaudito alla decisione della Wto, gli esperti sono pronti a scommettere che alla fine sarà trovato un compromesso, considerando che nei prossimi mesi, è atteso il verdetto della sui presunti aiuti di Stato di Washington alla Boeing. Entro il prossimo 13 novembre l’amministrazione Trump dovrà decidere anche se introdurre tariffe sulle auto e sui ricambi auto dell’Unione europea, su oltre 100 miliardi di beni europei.

Banco Bpm continua a correre, il mercato sogna e nozze con Ubi
A Piazza Affari hanno continuato a correre per la terza seduta consecutiva le azioni del Banco Bpm(+2,5%), con il mercato che sogna una fusione con Ubi Banca (+0,47%). Del resto dopo l'apertura espressa nei giorni scorsi dall'ad di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, anche . Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt (detiene l’1% di Banco Bpm), ha commentato: «Rispondo come ha detto Castagna, è un processo che richiede i suoi tempi, che non è facile, che però va nella logica di quello che vuole la Bce: c’è un puzzle di possibili matrimoni, ma per adesso non sono neanche fidanzamenti». In più Giandomenico Genta, presidente della Fondazione CariCUneo, che possiede il 6% di Ubi, ha detto di non escludere consolidamenti nel settore bancario. «I soggetti che possono essere interessati sono Banco Bpm, Bper e Mps», ha aggiunto.

Mediobanca sotto la lente nell'attesa delle mosse di Del Vecchio
Mediobanca ha guadagnato l'1,2% nel giorno in cui Il Sole 24 Ore ha scritto che il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, avrebbe intenzione di chiedere l’autorizzazione per salire oltre il 10% nel capitale dell’istituto diventando dunque il primo azionista, dopo avere già comprato quasi il 7% del capitale.

Fca e Pirelli deboli
Sono invece andate male le azioni di Fiat Chrysler Automobiles(-1,3%), all’indomani dei dati sulle immatricolazioni americane che nel terzo trimestre che sono rimaste piatte, pur migliorando rispetto ai cali del primo (-3%) e del secondo trimestre (-0,5%). Gli investitori sono cauti visto che le case auto potrebbero essere tra le più colpite sia dall’andamento debole dell’economia, sia dalla guerra dei dazi. Non a caso sono andate male anche le Pirelli & C (-0,5%), legate a doppio filo al comparto auto.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib

Nexi sotto osservazione in vista mosse governative su contante
Nexi è salita dell'1,28% sull’ipotesi che la società possa beneficiare della manovra di bilancio che tenderà a agevolare l’uso di carte di credito. Secondo le indiscrezioni riferite dal Sole 24 Ore, però, è allo studio un taglio dei costi e delle commissioni con l`eliminazione per le transazioni sotto 5 euro e un dimezzamento di quelle tra 5 e 25 euro. «Chiaramente l`effetto di un pesante taglio commissionale alle banche, principali clienti di Nexi, sarebbe negativo per la società, ma andrebbe valutato alla luce dell`effetto positivo sui volumi di transazioni», hanno commentato gli analisti di Equita, raccomandando cautela sulle azioni.
Fuori dal paniere principale, sono rimbalzate dell'8% le Bio on, dopo i crolli dei giorni precedenti innescati dalla brutta semestrale.

Euro stabile su dollaro, petrolio debole.
Sul mercato valutario, l'euro vale 1,0986 dollari (1,096 ieri), mentre contro yen e' a 117,39 (da 117,51). Il dollaro/yen è a 106,83 (da 107,345). Il petrolio è in ribasso: il wti, contratto con consegna a dicembre, arretra dell'1,18% a 51,89 dollari al barile.

Negli Usa peggiora anche l'attività ai servizi
Nuovo allarme Ism negli Stati Uniti. Se ieri è emerso che l'indice Ism manifatturiero è sceso ai minimi da dieci anni, oggi è stato annunciato che è nettamente peggiorato anche quello ai servizi. Nel dettaglio si è portato a 52,6 punti dai 56,4 punti di agosto (dato confermato). Per fortuna che l'indice è rimasto sopra i 50 punti, spartiacque tra espansione e contrazione dell'attività dei servizi . Sono risultati deludenti anche gli ordini all'industria che ad agosri sono aumentati solamente dello 0,1% . Sempre oggi, inolre è stato annunciato che nei sette giorni conclusi il 28 settembre, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è salito leggermente più del previsto. Secondo quanto riportato Dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono cresciute di 4.000 unità a 219.000 unità, con il dato della settimana precedente rivisto a 215.000 unità da 213.000; le attese erano per un dato a 215.000 unità. La media delle ultime quattro settimane, un misura più stabile del dato, è rimasta invariata dalla settimana precedente a 212.500 unità. .
(Il Sole 24 Ore Radiocor)

COME È ANDATA LA BORSA IERI

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