ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa giornata dei mercati

La guerra energetica con la Russia agita i listini europei. Vola il greggio

Petrolio in forte rialzo, in accelerazione con l'annuncio dello stop degli Stati Uniti alle importazioni di greggio e gas dalla Russia

di Flavia Carletti e Enrico Miele

La Borsa, gli indici del 8 marzo 2022

5' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Chiusura contrastata per le Borse europee dopo una seduta in cui avevano tentato il rimbalzo, all'indomani di una seduta ad alta tensione. Hanno retto meglio il Ftse Mib a Piazza Affari (+0,8%) e l'Ibex35 di Madrid (+2,2%), quando il Dax40 di Francoforte ha chiuso sulla parità (-0,02%) e il Cac40 di Parigi (-0,3%) e l'Aex di Amsterdam (-1,8%) hanno terminato le contrattazioni in calo.

Il conflitto in Ucraina per i mercati finanziari si sta tramutando rapidamente in una sorta di guerra energetica, con Usa e Russia pronte a giocare rispettivamente la carta del petrolio e del gas naturale per “colpire” l’avversario. I listini europei, che si sono sgonfiati sul finale, sono rimasti col fiato sospeso fino al termine della seduta in attesa del discorso del presidente statunitense Joe Biden che ha annunciato il divieto dell’import per il petrolio e gas naturale russi. Mosca a sua volta minaccia di rispondere alle sanzioni europee attraverso un taglio della fornitura di gas, mentre il colosso Shell ha già annunciato che cesserà di rifornirsi di materie prime russe e anche il Regno Unito eliminerà gradualmente le importazioni di greggio entro la fine dell'anno. Il fronte caldo resta così quello delle materie prime, con il Brent sopra i 130 dollari al barile e il gas – volatile come non mai – scambiato verso fine seduta a 211 euro al megawattora (-7%) dopo il record di ieri a 345 euro e l'oro ormai stabilmente sopra i 2.000 dollari l'oncia.

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In attesa di novità da Washington, le Borse del Vecchio Continente per tutta la seduta hanno tentato il rimbalzo forti dell’apertura diplomatica del presidente ucraino Zelensky a un compromesso su Crimea e Donbass e delle indiscrezioni legate a un eurobond allo studio dei Paesi Ue per finanziare la spesa energetica e arginare così le ricadute del conflitto. Entusiasmo poi sfumato dopo le parole del vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmersmann, che ha spiegato come «nella Commissione non ci sia nessun piano al riguardo», mentre Bruxelles dal canto suo ha presentato il piano REPowerEU con l'obiettivo di ridurre di due terzi entro l'anno la dipendenza dal gas russo. Ora gli investitori attendono la prossima data chiave (giovedì 10 marzo) quando in Turchia dovrebbero incontrarsi il ministro degli Esteri russo e quello ucraino.

Wall Street in altalena

Dopo la chiusura dei mercati europei, gli indici Usa hanno invertito la rotta e sono passati in terreno positivo prima di girare ancora e chiudere con ribassi inferiori all’1 per cento. La seduta di lunedì 7 marzo è stata la peggiore seduta dall'ottobre 2020 per lo S&P 500, il Dow Jones è entrato in correzione per la prima volta dal 2020 (-10% da un recente picco) e il Nasdaq Composite è finito in mercato «orso» (in calo del 20%). Sul fronte macro, il deficit della bilancia commerciale negli Stati Uniti, a gennaio, è aumentato del 9,4% rispetto al mese precedente a 89,7 miliardi di dollari, contro attese per un dato a 87,3 miliardi di dollari.

Prezzo petrolio - Brent
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A Piazza Affari scatto di Tim, balzo di Rai Way

Per quanto riguarda i titoli, a Piazza Affari Saipem (+13,15%) ha chiuso in testa al Ftse Mib, in una giornata in cui gli altri titoli petroliferi hanno chiuso in positivo: Tenaris +3,22% ed Eni +1,97 per cento. Hanno recuperato terreno i bancari, guidati da Unicredit (+6,12%), seguita da Bper (+5,38%) e Banco Bom (+5,09%), mentre Intesa Sanpaolo - meno penalizzata dalle vendite alla vigilia - ha guadagnato un più limitato 1,22 per cento. Seduta di riscatto anche per Tim (+5,85%), aspettando sviluppi sull'offerta di Kkr. Hanno chiuso in fondo al segmento principale titoli difensivi come Amplifon -4,72%, Diasorin -3,88% e Recordati -3,58 per cento. Tra i più deboli anche Interpump (-4,14%). Fuori dal listino principale, invece, è balzata Rai Way (+5,9%) dopo che ieri sera il presidente del Consiglio, Mario Draghi, avrebbe firmato il Dpcm che autorizza la controllante Rai a scendere sotto il 51% nell'assetto proprietario della società. Secondo il Sole 24 Ore, l'obiettivo sarebbe creare le condizioni per il consolidamento nel settore delle torri broadcasting e quindi un'integrazione con Ei Towers (F2i al 60% e Mfe al 40%).

Spread BTp/bund in calo a 148 punti base

Chiusura in calo, vicino ai minimi di giornata, per lo spread BTp/Bund. I BTp Italiani hanno beneficiato delle indiscrezioni, poi smentite, su un piano delle Ue per l'emissione di eurobond destinati a finanziare le spese su difesa ed energia dei Paesi dell'Eurozona. L'annuncio ha comunque favorito gli acquisti di titoli di Stati italiani, che hanno ampiamente sovraperformato quelli dei Paesi della Core europe e degli altri Paesi periferici della Zona euro. Lo spread si è così ridotto su tutte le scadenze, ad iniziare da quella decennale. Su questo segmento lo spread BTp/Bund, che nelle prime battute si attestava a 159 punti, ha terminato a 148 punti base, in calo dai 158 punti di ieri. Stabile il rendimento del BTp decennale benchmark che ha segnato un'ultima posizione all'1,60%, invariato rispetto al riferimento di ieri.

Nuovo record per il nichel, sospese le contrattazioni a Londra

Il London Metal Exchange ha sospeso le negoziazioni sul nickel dopo il balzo senza precedenti dei prezzi sul contratto a tre mesi che ha superato i 100mila dollari per tonnellata con incremento del 250% in due sedute. Lme, in una nota, ha spiegato di monitorare da vicino l'effetto sul mercato dell'evoluzione della crisi tra Russia e Ucraina che questa mattina ha originato un forte movimento dei prezzi del nickel in Asia inducendo all'intervento per assicurare un andamento ordinato dal mercato. Secondo le ricostruzioni delle agenzie internazionali, la rapida risalita dei prezzi ha messo in crisi gli investitori che avevano assunto posizioni corte sul metallo innescando la corsa alle ricoperture. Successivamente Lme ha deciso di cancellare tutti i contratti conclusi dopo la mezzanotte (ora di Londra) e di differire la consegna dei contratti con consegna fisica fissata per il 9 marzo e date successive. «Gli eventi attuali sono senza precedenti - si legge nella nota - Lme è impegnata a lavorare con i partecipanti al mercato per assicurare il funzionamento continuato e ordinato del mercato. La sospensione del mercato del nickel ha creato una serie di problemi ai partecipanti che occorre risolvere». Lme comunicherà nel corso della giornata le modalità e i tempi di riavvio degli scambi.

Euro resta sotto pressione sotto 1,09 dollari

Sul fronte valutario, resta sotto pressione l'euro scambiato a 1,0887 dollari (da 1,0856 ieri in chiusura) e a 125,91 yen (125,55). Dollaro-yen a 115,69. Prosegue, infine, il rally del petrolio con il Wti di aprile che vale 127,2 dollari al barile (+6,6%) e il Brent di maggio a 131,6 dollari (+6,8 per cento).


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