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Borse, i market mover della settimana: Pil tedesco, coronavirus e fiducia americana

Determinanti le decisioni di Pechino sulla quarantena. In arrivo anche indicazioni sull’economia nell’area euro e sulle prospettive dei consumi Usa

di Marzia Redaelli

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Determinanti le decisioni di Pechino sulla quarantena. In arrivo anche indicazioni sull’economia nell’area euro e sulle prospettive dei consumi Usa


3' di lettura

Finora, le borse occidentali non si sono dannate per il coronavirus e continuano la loro corsa, con qualche seduta in frenata per contenere la volata delle quotazioni. Nell’ultima settimana, infatti, gli indici azionari di New York e l’EuroStoxx del Vecchio Continente sono saliti tutti intorno al 4%. Il tecnologico Nasdaq, archiviata per il momento l’ansia sulle battaglie commerciali ha messo a segno quasi il 5% e il FTSE MIB di Piazza Affari grazie ai conti e alle strategie delle banche che premiamo azionisti e investitori (vedere alla voce UniCredit ) ha guadagnato il 5,3%.

Le azioni cinesi , invece, dalla riapertura dopo il capodanno hanno pagato dazio (-5% Shanghai), questa volta alla malattia e non alle barriere doganali americane. La guerra commerciale, infatti, sembra lontana, e anche l’annuncio di un taglio alle tariffe su 75 miliardi di importazioni dagli Usa da parte di Pechino ha il sapore di un cucchiaino di miele per addolcire gli investitori.

Coronavirus spartiacque
Le autorità cinesi hanno iniziato a riaprire scuole e fabbriche. Però non vi è alcuna garanzia che l'infezione sia sotto controllo. «Alla fine - afferma Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners - la scelta è anche un trade off tra il rischio infezione e quello dello stallo dell’economia. Secondo un sondaggio pubblicato dal South China Morning i 2/3 di 995 piccole imprese potrebbero fallire in caso di assenza di ricavi per più di 2 mesi. E poi ci sono sempre da controllare il numero di infezioni negli altri distretti cinesi diversi da Hubei e quello degli altri paesi».

Lente sui discorsi dei governatori centrali
Gran parte della tranquillità degli operatori si deve alle banche centrali. Il 3 febbraio, al riavvio degli scambi finanziari dopo la pausa festiva, la Banca del Popolo cinese ha immesso sui mercati oltre 1.700 miliardi di Yuan (oltre 240 miliardi di euro); in pratica, più di quanto la Banca Centrale Europea inietta nel sistema economico in 7 mesi. Per questo motivo, nei prossimi giorni, i numerosi discorsi in programma dei governatori centrali saranno passati al vaglio, parola per parola, in cerca di indizi sulle future strategie monetarie. Lunedì sarà il turno di Ignazio Visco di Banca d’Italia; martedì di Isabel Schnabel del consiglio Bce e di James Bullard della Federal Reserve, un membro del comitato esecutivo incline alla rigorosità delle politiche monetarie. Dulcis in fundo, sempre martedì, l’audizione di Jay Powell, presidente della Fed,davanti alla commissione degli affari finanziari per la presentazione di un report sulla politica monetaria.

PRODUZIONE INDUSTRIALE ITALIANA

Variazione percentuale su base annua. Fonte: Istat

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I dati macro in agenda
E poi ci sono le statistiche sulla tenuta dell’economia. Tra le principali: lunedì 10 la produzione italiana di dicembre, che riflette la fatica delle imprese tricolori (-0,6% a novembre su base annua) e l’inflazione cinese in gennaio, che non incorpora ancora gli effetti virali (+4,5% a dicembre); venerdì 14 il Pil tedesco del quarto trimestre che si teme ancora asfittico dopo le ultime rilevazioni a pelo d’acqua (-0,1% nel terzo trimestre).

Da Oltreoceano, invece, sono in agenda la produzione industriale di gennaio (-0,3% nell’ultima statistica), una spia delle conseguenze della guerra dei dazi, e e la fiducia delle famiglie dell’Università del Michigan (indice a 99,8 punti a gennaio), un test sulle intenzioni di acquisto e di consumo che sostengono il settore servizi Usa.

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