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Borse mondiali, è ottobre rosso: perché il vento è cambiato

di Andrea Franceschi


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(AFP)

3' di lettura

Ottobre rosso per le Borse mondiali. Negli ultimi 30 giorni l’indice Msci World delle Borse mondiali risulta in calo del 7,33 per cento. Per i mercati azionari mondiali si tratta della peggior performance dalla crisi dell’euro del 2012. In poche settimane la capitalizzazione del mercato azionario globale si è ridotta di quasi 6mila miliardi di dollari.

Gli indici delle Borse europee hanno azzerato da tempo i guadagni da inizio anno e viaggiano sui minimi da due anni. La Borsa americana, che in questi anni ha fatto da traino al mercato globale ha innescato la retromarcia. In particolare sul suo settore di punta: la tecnologia. Dai massimi storici toccati a settembre l’indice NASDAQ 100 ha perso il 7,36 per cento. Da inizio mese i titoli di alcune delle società a maggior capitalizzazione hanno registrato ribassi notevoli. Un caso su tutti: Amazon, seconda società quotata al mondo per capitalizzazione, che ha perso l’11 percento.

Quale il motivo di questo drastico cambio di rotta? C'è chi segnala le tensioni tra Stati Uniti e Cina sul tema del commercio, le elezioni di mid-term negli Stati Uniti, il caso dell'assassinio del giornalista saudito Jamal Khashoggi oltre ovviamente al braccio di ferro tra Italia e Ue sulla manovra. Ma il contesto geopolitico, di certo non positivo, è sembrato fare da sfondo a una generale inversione di rotta dei mercati alla luce di due fattori: 1) l’andamento della crescita globale 2) la stretta monetaria delle banche centrali.

Tra i grandi gestori, non da ieri, ci si interroga sullo stato di salute dell'economia globale. Non tanto perché dai dati macro è emerso un rallentamento particolarmente vistoso. Ma perché storicamente le fasi di espansione economica hanno in genere una durata limitata nel tempo. Prima o poi arriva l’inevitabile e fisiologica correzione di rotta. Il discorso vale in primo luogo per la prima economia del mondo, quella americana, che è in espansione ormai da 10 anni. Storicamente è uno dei cicli di crescita più lunghi di sempre.

Quanto ancora potrà correre il cavallo dopo una simile cavalcata? Le quotazioni ai massimi storici di Wall Street sono giustificate? Quanto ancora potrà reggere il ritmo la mirabolante crescita degli utili delle società quotate Usa di questi anni una volta che l’effetto dello stimolo monetario e fiscale si sarà esaurito? Queste sono le domande che si fanno gli investitori che oggi si chiedono se valga ancora la pena scommettere ancora sul mercato azionario (con la prospettiva sempre più probabile di un rallentamento dell'economia) o se sia meglio puntare, ad esempio, sul rischio zero dei titoli di Stato americani i cui rendimenti, a lungo compressi per via degli stimoli monetari, stanno tornando a livelli interessanti per via della stretta monetaria della Fed.

La correzione di rotta di queste ultime settimane è solo un temporale passeggero o la spia di un trend ribassista ben più pronunciato? Si vedrà. Ma le aspettative degli investitori non sono certo buone. Il 38% dei gestori che ha partecipato a un recente sondaggio di BofA Merrill Lynch ha dichiarato di aspettarsi un rallentamento della crescita globale nei prossimi 12 mesi. È il dato peggiore dal 2008. Intanto il rendimenti dei titoli di Stato americani a 10 anni da oltre un mese sono saldamente oltre la soglia del 3 per cento. Secondo la maggioranza dei gestori sentiti da BofA la soglia che potrebbe far scattare una rotazione in massa dalle azioni ai bond è al 3,7 per cento.

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