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Borse, gli operatori vedono nero nei prossimi mesi. Euro soffrirà ancora, spread anche oltre i 250

A fronte di un'inflazione che continua a correre e di un'economia che perde velocità. Sul fronte dei prezzi tuttavia la maggioranza ritiene che si riuscirà a evitare una crescita a doppia cifra con tagli dei consumi e differenziazione degli approvvigionamenti

di Corrado Poggi

(tiagozr - stock.adobe.com)

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il barometro dei mercati azionari per i prossimi mesi volge decisamente al brutto. E’ quanto emerge dal sondaggio di agosto condotto da Assiom Forex fra i suoi associati in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor. Secondo la netta maggioranza degli operatori, infatti, i listini sono avviati verso una stagione di perdite che per il 56% saranno contenute fra il 3% e il 10% mentre per un ulteriore 2% saranno in doppia cifra. A fronte di un complessivo 58% di pessimisti si contrappone solo il 18% di ottimisti che vedono il mercato in grado di far fronte ai venti contrari. Nello specifico il 10% degli operatori ritiene che i mercati riusciranno a mettere a segno rialzi in singola cifra mentre per un ulteriore 8% è possibile un rialzo oltre il 10%. Si assottiglia di conseguenza al 24% la percentuale di quanti ritengono che il mercato rimarrà nella attuale fascia di oscillazione. “A seguito dei dati che hanno mostrato un’inflazione tutt’altro che domata – spiega il presidente di Assiom Forex Massimo Mocio - la Federal Reserve non ha potuto che constatare come l’obiettivo sia ancora lontano dall’essere raggiunto e di conseguenza è tornata a confermare la politica di rialzi spegnendo sul nascere le speranze di chi già intravedeva un nuovo ciclo espansionistico per gli inizi del prossimo anno. Una vera e propria doccia fredda per gli investitori che hanno pertanto prontamente riequilibrato la componente di rischio dei portafogli ravvisando nei prossimi mesi un peggioramento del quadro azionario in generale. Rispetto alle rilevazioni del mese precedente, infatti, a luglio è aumentata all’82% la percentuale degli operatori che – di qui a sei mesi - non prevede un rialzo degli indici borsistici dai livelli attuali (con il 58% che ne stima un ulteriore calo).

Per 84% degli operatori euro debole fino almeno a inizio 2023

Il significativo indebolimento dell’euro sceso sotto la parità con il dollaro e sui minimi da oltre 20 anni è destinata a durare a lungo. Ne è convinto l'84% degli operatori che hanno preso parte al sondaggio. A fronte di un 16% di ottimisti che puntano sulla capacità di ripresa della divisa comune, va infatti registrato un 32% di pessimisti che invece ritengono probabile un ulteriore indebolimento dell’euro rispetto alla valuta americana. Per il rimanente 52% infine il rapporto di scambio rimarrà sui valori attuali, dunque con un euro nettamente indebolimento sul dollaro rispetto ai mesi precedenti. “Il sondaggio rivela come sia cresciuta del 20% rispetto al mese precedente la quota di investitori che non ravvede miglioramenti sul fronte valutario – spiega Mocio - con l’euro destinato a rimanere sotto la parità col dollaro per più di un terzo degli intervistati almeno fino agli inizi del primo trimestre 2023”.

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Spread: verso mesi di tensione: Per 30% salirà oltre 250 pt

Per il mercato dello spread si annunciano mesi di tensione. Secondo l’80% degli operatori, infatti, il differenziale fra Btp a 10 anni e Bund di analoga durata è destinato a rimanere saldamente al di sopra dei 200 punti con un 50% che lo vede oscillare fra i 200 e i 250 punti e un ulteriore 30% che prevede uno sforamento duraturo di quota 250 punti. Oggi lo spread oscilla attorno alla soglia dei 235 punti. Un mese fa questa percentuale combinata era al 76% mentre il 24% riteneva plausibile un rientro sotto i 200 punti. Oggi questa percentuale scede al 20%. “Il sondaggio fotografa una situazione che potrebbe deteriorare ulteriormente per l’Italia se si guarda all’andamento dello spread – ragiona Mocio - con la maggior parte degli intervistati a ravvisarne la permanenza in area 200-250 mentre aumentano di poco i più pessimisti che intravedono il differenziale BtP-Bund oltre questi livelli”.

Per 62% l'inflazione resterà alta ma non a doppia cifra

L’inflazione è ormai qui per restare ma secondo la maggioranza degli operatori non dovrebbe superare la soglia della doppia cifra con l’arrivo dell’inverno. Secondo il 62% degli intervistati, infatti, l’inflazione rimarrà su valori elevati ma con misure di riduzione dei consumi e di sostituzione delle fonti di approvvigionamento si riuscirà a contenerne la crescita. Secondo il rimanente 38%, invece, con il taglio alle forniture russe di gas lo shock sulle bollette sarà inevitabilmente molto forte e questo porterà l’inflazione al consumo a superare la soglia della doppia cifra. “Dal sondaggio sembra emergere un certo ottimismo sul fronte delle previsioni inflattive – conclude Mocio - la percentuale di chi pensa che la corsa dei prezzi non raggiungerà aumenti a doppia cifra è infatti quasi il doppio rispetto a coloro che credono che il taglio alle forniture russe di gas possa portare l’inflazione al consumo a superare il 10%”. Il sondaggio è stato condotto prima dell’annuncio da parte della Russia dello stop sine die delle forniture di gas tramite Nord Stream.


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