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Borse, il peggio è alle spalle? Il 77% degli operatori vede indici stabili o in rialzo nei prossimi mesi

Secondo il sondaggio di ottobre di Assiom Forex anche per l'euro la discesa dovrebbe essere quasi finita rispetto al dollaro. Si rallenta la tensione sull'obbligazionario, ma lo spread BTp/Bund è atteso sopra i 250 punti. L'inflazione per la maggioranza degli operatori dipende dall'energia

di Chiara Di Cristofaro

(Getty Images via AFP)

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il peggio sembra essere passato e le prospettive di crescita dei mercati aumentano tra gli operatori. E' quanto emerge dal sondaggio di ottobre condotto da Assiom Forex fra i suoi associati in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor. Sale infatti a ottobre dal 24% al 40% la percentuale di quanti vedono ora la possibilità di rialzi nell'arco dei prossimi mesi, rialzi che per il 5% potrebbero essere in doppia cifra (come era il mese scorso). Salgono al tempo stesso al 36% dal 33% quanti ritengono che i mercati rimarranno stabili mentre scendono in modo significativo e rappresentano una minoranza quanti si attendono ribassi: sono il 23% a ottobre contro il 43% di settembre con solo un 2% di operatori chi si attendono cali superiori al 10% (erano il 3% un mese fa).

«La politica restrittiva delle banche centrali e la conseguente decelerazione impressa ai mercati con valutazioni ormai molto a sconto in numerosi settori hanno modificato in senso positivo il sentiment degli operatori finanziari che nel mese di ottobre si sono mostrati molto più ottimisti che nei trenta giorni precedenti», commenta il presidente di Assiom Forex, Massimo Mocio. «A livello tendenziale - aggiunge - il 77% degli intervistati si attende un rialzo dei corsi delle borse azionarie da qui ai prossimi sei mesi mentre scende di 20 punti la quota di coloro che si aspettano un peggioramento rispetto ai livelli attuali».

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Cambi, per operatori discesa dell'euro quasi finita

Sono sempre meno gli operatori che si aspettano un ulteriore calo dell'euro nei confronti del dollaro e aumenta la quota di coloro che si aspettano che il cambio, sceso sotto la parità per la divisa unica, resti stabile o recuperi al rialzo. A ottobre sale infatti al 26% dal 22% la percentuale di operatori che si aspetta un rialzo del cambio euro/dollaro e avanza al 57% dal 51% la quota di chi si aspetta un cambio stabile. In deciso calo la percentuale di chi si aspetta un calo, rispetto al mese di settembre: 17% contro 27% (di cui un 2% si aspettava un forte calo). «La sensazione che anche la risalita del dollaro americano sia ormai quasi a fine corsa e che il cambio con l’euro difficilmente possa scendere al di sotto di questi valori sembrerebbe un’ipotesi prevalente tra gli operatori, per il 26% dei quali la moneta unica potrebbe perfino contare su uno spazio di risalita nel 2023», ha messo in evidenza il presidente di Assiom Forex.

Spread, in prossimi mesi ancora sopra 200 punti

Si allenteranno le tensioni anche sull'obbligazionario nei prossimi mesi, anche se lo spread BTp/Bund per la maggior parte degli operatori è atteso sopra i 200 punti. Sale infatti al 24% a ottobre dal 14% di settembre la percentuale di operatori che si aspetta un differenziale tra decennale italiano e tedesco al di sotto dei 200 punti. In particolare, il 7% si aspetta uno spread BTp/Bund tra 100 e 150 punti mentre il 17% lo stima tra i 150 e i 200 punti. Resta comunque maggioritaria (62%) la quota di quanti si aspettano uno spread tra 200 e 250 punti mentre scende dal 21% al 14% la percentuale di chi si aspetta un differenziale oltre i 250 punti base. «Timori apparentemente rientrati anche per quanto riguarda il differenziale tra BTp e Bund: nonostante il 62% lo preveda ancora nel range 200-250, aumentano le speranze di rivedere uno spread al di sotto dei 200 punti», commenta Massimo Mocio. «La messa in sicurezza dei conti italiani non sembra attualmente in discussione e il passaggio dal vecchio al nuovo governo si è rivelato probabilmente anche più morbido rispetto al previsto», aggiunge.

Inflazione, per il 55% degli operatori dipende da energia

La maggioranza degli operatori ritiene che la spinta dei prezzi sia legata soprattutto all'energia e che la perdita di potere di acquisto impedirà un forte aumento dei prezzi. E' quanto afferma il 55% degli operatori intervistati. Per il restante 45% degli intervistati, invece, nei prossimi mesi sarà inevitabile un adeguamento al rialzo degli stipendi e dei prezzi di beni e servizi. «A ottobre si è registrato maggiore ottimismo anche per quanto riguarda gli effetti inflattivi - sottolinea Mocio, presidente di Assiom Forex - per il 55% degli intervistati la spinta dei prezzi è legata soprattutto all’energia mentre la perdita di potere d’acquisto aiuterebbe a contenere un ulteriore aumento dei prezzi. Tutti fattori che dovrebbero pertanto portarci ad escludere un forte effetto di “secondo ciclo” di inflazione estesa a settori diversi dall’energetico e l’alimentare».

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