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Borse in piena guerra dei dazi: focus su bilance commerciali e servizi

Gli investitori guardano agli sviluppi sulle trattative commerciali tra Cina e Stati Uniti. In arrivo le statistiche sui saldi import-export dei paesi europei e della Cina, ma anche le indicazioni sul settore servizi. Fitch si pronuncia sul debito italiano

di Marzia Redaelli


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3' di lettura

La guerra dei dazi torna a preoccupare i mercati e la scorsa settimana si è conclusa con forti ribassi per le borse, mentre gli acquisti si sono riversati sulle obbligazioni. L’annuncio di nuovi dazi americani su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi a partire da settembre è una mannaia sugli scambi internazionali e potrebbe frenare la crescita, che già ha dato segni di un diffuso rallentamento.

LA FOTOGRAFIA DELLE BORSE

Andamento dei principali indici azionari

Per questo l’umore degli investitori potrà essere condizionato dai saldi commerciali di luglio comunicati nei prossimi giorni . Giovedì 8 agosto arriva il dato della Cina (a giugno erano scesi sia l’export, a -1,3%, sia l’import, a -7,3%, con un saldo pari a 51 miliardi di dollari). Venerdì 9 agosto è invece il turno delle bilance commerciali della Germania (18,7 miliardi di euro a giugno), dell’Italia (5,4 miliardi il saldo precedente) e del Regno Unito (-11,5 miliardi di sterline all’ultima verifica). L’economia inglese è sotto osservazione per gli sviluppi della Brexit, ancora in stallo. Nella riunione del primo agosto la Banca d’Inghilterra ha accennato alle incertezze del divorzio dall’Unione europea, ma ha ipotizzato un percorso di graduale rialzo dei tassi con un’uscita senza traumi.

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La settimana sui parterre finanziari comincia però con le indicazioni per luglio delle imprese del settore dei servizi, rivolto a soddisfare i consumi domestici e quindi termometro importante della tenuta della domanda interna. A differenza del comparto manifatturiero, che soffre la contrazione, quello dei servizi finora ha resistito in tutte le aree geografiche. Gli indici del terziario elaborati da Ihs Markit, infatti, sono sopra la soglia di espansione dei 50 punti per Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia (appena 50,5) e per l’intera area euro. Poi ci sono l’Ism non manifatturiero Usa (55,1 a giugno) e il Caixin cinese (52 il dato precedente). Mercoledì 7 agosto a testare l’economia della locomotiva d’Europa, la Germania, si aggiunge la produzione industriale (+0,3% a giugno).

Tra le poche statistiche di rilievo degli Stati Uniti, invece, è da citare il livello dei prezzi alla produzione diffuso nel pomeriggio di venerdì (+0,3%in giugno), che rivela le tracce dell’inflazione da importazione delle materie prime e dei semilavorati.

Le incognite sul ritmo del ciclo economico hanno favorito tutto il comparto obbligazionario, sostenuto dalle attese degli operatori per le politiche monetarie accomodanti della Banca centrale europea e della Federal Reserve di Washington. La Fed ha tagliato i tassi di interesse di un quarto di punto, ma il mercato è deciso nel prevedere altre sforbiciate entro l’anno. «Al momento - afferma Filippo Diodovich, economista di IG, il mercato sconta che il braccio operativo del principale istituto centrale mondiale possa ridurre nuovamente il costo del denaro negli Stati Uniti di venticinque punti base nel prossimo meeting (la decisione sarà presa nella serata del 18 settembre), portandoli dalla fascia 2-2,25% a quella tra 1,75% e 2%. Le cifre sui nuovi posti di lavoro rilasciate venerdì 2 agosto, in linea con le attese seppure sotto le 200mila unità, non hanno modificato la percezione che la Federal Reserve possa già agire a settembre con un nuovo taglio».

Grazie agli acquisti, il rendimento dei titoli di Stato decennali Usa è sceso in una settimana del 10%, all’1,8% dal 2,1%. Nell’area euro, il tasso del Bund, l’emissione ritenuta più affidabile, si è inabissato in negativo fino a -0,5%. Anche il Btp tricolore ha contenuto il costo da interessi, limato all’1,5%, ma lo spread si è allargato sopra i 200 punti base (2% è la differenza tra quanto pagato da Roma e da Berlino sulla scadenza governativa a dieci anni).

La settimana dei mercati si chiude venerdì proprio con il giudizio dell’agenzia di rating Fitch sul debito dell’Italia.

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