Cigno nero?

Borse in rosso ma il coronavirus non porterà la recessione globale

Molti sperano che, come in passato, il problema non si prolunghi molto nel tempo

di Morya Longo

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(zhu difeng - stock.adobe.com)

Molti sperano che, come in passato, il problema non si prolunghi molto nel tempo


3' di lettura

In America la chiamano sindrome «Fomo». È l’acronimo di «Fear of missing out». Cioè «paura di restare esclusi» dal rally delle Borse. A giudicare da come i mercati si stanno comportando in questi giorni, verrebbe da dire che la sindrome «Fomo» stia battendo la psicosi da coronavirus: dopo un giorno di panico, lunedì, i mercati sono infatti ripartiti tra martedì e mercoledì.

L’opinione prevalente tra gli investitori è che l’«influenza» cinese avrà un impatto negativo sulla crescita economica del Paese asiatico in questo trimestre, ma - come accaduto in casi simili nel passato - la frenata sarà più che compensata dalla crescita nei mesi successivi. Dunque nulla che possa davvero spaventare, a meno che l’epidemia non degeneri e diventi una pandemia. Più che preoccuparsi del virus, insomma, gli investitori sembrano oggi aver paura di restare fuori da un rally che potrebbe riprendere presto. «Fomo» batte virus appunto.

RECESSIONE GLOBALE FUORI DAI RADAR

Probabilità che l’economia mondiale finisca in recessione nell’arco di 12 mesi. Dati in percentuale. Fonte: Pimco recession model

RECESSIONE GLOBALE FUORI DAI RADAR

La scommessa sulla crescita
Per capire se abbiano ragione, bisognerà vedere quanto crescerà l’economia globale. Questo è il vero ago della bilancia nel 2020. Se l’anno scorso le Borse sono volate sui massimi storici trainate dalla grande liquidità creata dalle banche centrali (a livello globale 48 di loro hanno tagliato i tassi complessivamente 88 volte per un totale di 9mila punti base, secondo i calcoli di JP Morgan Am), quest’anno la crescita economica dovrà arrivare per giustificare quel rally. Nel 2019 la volata delle Borse è stata infatti trainata quasi esclusivamente dall’aumento dei multipli: i prezzi delle azioni sono saliti più velocemente degli utili aziendali. Per cui se quest’anno la crescita economica e i profitti delle aziende non arriveranno a giustificare quell’effervescenza borsistica, qualche problema potrebbe presentarsi.

Ecco perché l’andamento dell’economia sarà fondamentale. E qui viene la domanda: il coronavirus potrebbe essere il Cigno nero del 2020, cioè quell’evento imprevisto in grado di cambiare in peggio lo scenario? Come detto, sul mercato non lo pensa quasi nessuno. Anzi: quasi tutti stanno abbassando le probabilità che nel 2020 ci sia una recessione. Sia per Pimco (che ha un indice ad hoc) sia per JP Morgan AM quest’anno le probabilità che l’economia globale cada in recessione sono calate al 20%. Erano al 30-40% solo a metà 2019.

«Il virus avrà di sicuro un impatto economico in questo trimestre in Cina - osserva Nicola Mai, responsabile della ricerca sul credito sovrano di Pimco in Europa -, ma se si guardano altre epidemie simili l’effetto dovrebbe essere limitato nel tempo. In termini di portafoglio di investimenti non cambia nulla». Opinione simile per Robert Michele, responsabile globale del fixed income di JP Morgan AM: «Il mercato non ha valutazioni basse se si guardano le medie storiche - commenta - ma se si guarda la quantità di liquidità stampata dalle banche centrali allora il rally può continuare». Come dire: fin che le banche centrali restano così generose, il sostegno ai mercati resta.

Il cigno nero
Ma questa scommessa, diffusa sul mercato, è solo una scommessa. Vari sono gli elementi che suggeriscono anche cautela. Il primo è legato al fatto che mentre sui mercati regna l’ottimismo sull’andamento globale dell’economia (lo certifica anche un sondaggio di Bank of America), tra le aziende c’è una visione un po’ diversa. Secondo un recente sondaggio realizzato da Pwc tra 1.600 capi-azienda in 83 Paesi, infatti, il pessimismo tra gli amministratori delegati globali è al livello record: attualmente il 53% di loro prevede un rallentamento economico. Come se sui mercati ci fosse un film diverso.

Il secondo motivo per essere cauti è legato al coronavirus: nessuno sa come si diffonderà, quanto durerà il clamore mediatico e che impatto potrà esserci a livello economico. Se degenerasse in una pandemia, secondo le stime di vari istituti di ricerca messe insieme da Commerzbank, l’effetto sul Pil globale potrebbe essere serio: c’è chi stima addirittura un -6% di Pil globale in caso di pandemia «severa» e -2% in caso di pandemia «mite». Ma anche se non degenerasse, ma semplicemente lasciasse il mondo nell’incertezza più a lungo di quanto previsto, i danni economici potrebbero moltiplicarsi. È questa l’opinione di Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm: «Il coronavirus non dovrà per forza arrivare a uccidere milioni di persone per avere un impatto significativo sui mercati - osserva -. Basta che la sua diffusione si protragga per alcuni mesi per modificare il comportamento di consumatori e aziende».

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