Scenari di investimento

Borse, 7 motivi per cui l’Europa quest’anno può battere Wall Street

Piazza Affari torna ai livelli pre-Lehman. Il Dax 30 aggiorna nuovi massimi, come l’indice Stoxx 600. Secondo uno studio di Morgan Stanley non è un caso, ma ci sono ragioni strutturali per il recupero dell’azionario europeo

di Vito Lops

Restare sul value al 5/10% ma puntare sul growth

3' di lettura

Piazza Affari in un colpo solo si è portata nella prima seduta di giugno sui livelli pre-Covid (febbraio 2020) e su quelli pre-Lehman(ottobre 2008) toccando un massimo intraday a 25.553 punti mettendo per un po’ la testa oltre quella “soglia maledetta” dei 25.500 che non riusciva a superare da quasi 13 anni. Nella stessa giornata lo Stoxx 600 si è portato a 451 punti, come mai prima nella storia, mentre l’altro grande indice europeo, l’Eurostoxx 50, ha rivisto i livelli del 2008. Record anche per il Dax 30 di Francoforte mentre il Ftse 100 di Londra si è riposizionato in zona pre-pandemica con la sterlina al top dal 2018 nei confronti del biglietto verde.

Smentito il detto “sell in may and go away”

Per l’azionario del Vecchio Continente giugno è iniziato col piede giusto, proseguendo la scia di maggio che, in barba al detto “sell in may and go away”, ha visto le Borse europee (+2%) e Piazza Affari (+4,5%) sovraperformare Wall Street (S&P 500 +0,5%% e Nasdaq -1,5%) che sta scontando i precedenti eccessi e l’ipotesi, da quelle parti più concreta e vicina, di una riduzione degli stimoli monetari (tapering).

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Il traino dalla manifattura

L’Europa, invece, in questo momento trova energia dai titoli ciclici (come auto, energia, industriali) le cui valutazioni avevano oltremodo sofferto l’ondata pandemica e che adesso stanno riprendendo slancio proprio da dati macro record: a maggio l'indice finale Pmi manifatturiero della zona euro ha segnato 63,1 punti contro i 62,8 preliminari. Come afferma Markit, «il settore manifatturiero dell’Eurozona continua a crescere a un tasso senza precedenti in quasi 24 anni, con l'indice Pmi che batte nuovi record per il terzo mese di fila. La crescita della produzione si aggiunge ai segni che l’economia sta rimbalzando fortemente nel secondo trimestre. Tuttavia, maggio ha visto anche ritardi record nell’offerta, che stanno limitando la crescita della produzione e lasciando le aziende incapaci di soddisfare la domanda in una misura mai vista prima».

L’inflazione che piace agli investitori

Lo slancio economico si riflette sull’inflazione che a maggio è balzata al 2%, rispetto all’1,6% di aprile. Ha contribuito il rally del greggio (ieri Wti oltre 68 dollari) sulla previsione di un incremento della domanda di carburanti con la ripresa dei viaggi estivi e dopo le decisioni dell’Opec+ sulla produzione. Molto più contenuta invece l’inflazione core, al netto cioè di cibo, energia, alcolici e tabacchi, le componenti più volatili, che è salita comunque dallo 0,7% di aprile allo 0,9% in maggio. Questo dato (più basso) piace molto agli investitori in quanto potrebbe in teoria frenare la componente dei “falchi” della Bce quando ormai mancano pochi giorni (giovedì 10 giugno) al prossimo consiglio della banca centrale chiamato anche a decidere sui tempi del Pepp, l’attuale piano di stimoli potenziato in seguito alla pandemia e con il quale l’istituto di Francoforte acquista titoli al ritmo di 80 miliardi al mese.

Buone notizie anche dagli Etf

Il buon momento delle Borse europee arriva anche dal mercato degli Etf. Come rileva Bloomberg maggio è stato un mese straordinario con flussi netti positivi per 5,6 miliardi verso i panieri focalizzati sul mercato europeo: un dato di tale portata non si registrava dal 2015.

I sette motivi di Morgan Stanley

Morgan Stanley ha individuato sette motivi per cui le Borse europee sembrano destinate a chiudere l’anno con risultati migliori rispetto alle principali macro-aree. Se così fosse, sarebbe la prima volta dal 2000. «Tra i fattori favorevoli per l’Eurozona - si legge nello studio - riscontriamo: 1) impulso economico in miglioramento; 2) crescita degli utili per azione maggiore rispetto alle altre regioni; 3) valutazioni più interessanti; 4) scarsa esposizione da parte degli investitori; 5) correlazione positiva con l’inflazione; 6) rendimenti dei Bund a 0; 7) lancio del Recovery Fund nella seconda metà dell’anno che dovrebbe contribuire alla crescita di medio termine del Pil e favorire un sentiment positivo verso l'area».

Quanto alle azioni, secondo i calcoli della banca d’affari «rispetto alle altre macro-aree, l'azionario europeo rimane interessante, con i titoli dell'Eurozona attualmente scambiati a un tasso di sconto del 13% rispetto all'indice global Msci All country world».

Potenziale spinta dalla ripresa del buyback

Sono gli istituzionali, e non i retail, a trainare il recupero di Piazza Affari e, più in generale, delle Borse europee. Quel che sta accadendo è un “classico” ribilanciamento di portafoglio a fronte di un posizionamento che, a detta di Morgan Stanley, è ancora ridotto: «Riteniamo che il sentiment/posizionamento degli investitori globali verso l’Europa resti contenuto rispetto ai flussi globali. Un’ulteriore fonte di domanda per le azioni europee potrebbe scaturire dalle aziende stesse, innescata da una sostanziale ripresa nell’attività di buyback d’ora in avanti». Insomma, dopo diversi anni all’ombra di Wall Street, forse nel 2021 il “vecchio” e ciclico azionario europeo potrebbe tornare protagonista.

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