AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùLa settimana finanziaria

Borse, si chiude il miglior primo semestre di sempre (+15%)

L’indice globale Msci World ha guadagnato da inizio anno il 15%, come mai prima nella storia. Wall Street è salita del 17%, come Francoforte. Molto bene (+16%) anche l’indice delle blue chip di Piazza Affari

di Vito Lops

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2' di lettura

Le Borse archiviano l’ultima settimana del mese di giugno in modo interlocutorio. Per Wall Street si è trattato del primo ribasso (-0,8%) di giugno ma nel complesso il mese si è chiuso in modo più che positivo (+6,5%) segnando il miglior andamento generale dal 2016. Andamento molto simile per gli altri principali listini europei (+6%) con MilanoMilano (+7%) sopra la media.

Quel che stupisce, e che probabilmente è passato un po’ sotto traccia, è che le Borse hanno chiuso a livello globale (indice Msci World) il miglior semestre di sempre con un rialzo del 15%. Wall Street è salita del 17%, come Francoforte. Molto bene (+16%) anche l’indice delle blue chip di Piazza Affari.

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Decisivo è stato il cambio di strategia delle banche centrali. Già a inizio gennaio il governatore della Federal Reserve Jerome Powell aveva sorpreso indicando che nel 2019 i tassi sarebbero stati fermi, anziché salire come invece lo stesso aveva lasciato intendere a dicembre. Settimana dopo settimana lo scenario si è tinto maggiormente di toni espansivi. Tanto che ad oggi i mercati si aspettano che la Fed tagli i tassi tre volte (o in ogni caso di 75 punti base) nei prossimi sei mesi.

Anche la Bce sta seguendo questa scia. Si appresta a tagliare i tassi sui depositi (a -0,5% o addirittura -0,6%) entro fine anno, pur non avendo (a differenza della Fed) nemmeno iniziato a rialzarli. Ma i mercati si aspettano che tanto la Fed quanto la Bce andranno addirittura nella direzione di lanciare un nuovo quantitative easing.

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Questo perché l’inflazione continua ad essere fuori dai target delle banche centrali. In particolare quella dell’Eurozona che per i prossimi 10 anni è stimata all’1,2%, distante anni luce dall’obiettivo «leggermente inferiore ma vicino al 2%» della Bce.

E così le cattive notizie sul rallentamento dell’economia si stanno trasformando in buone notizie per le Borse che plaudono ogni qual volta le banche centrali riaprono i rubinetti.

In questo semestre da record - in cui la capitalizzazione globale dei listini è balzata di 10mila miliardi oltre quota 79mila - c’è stata però una forte correzione (-7%) a maggio ma a giugno le banche centrali hanno ripreso il timone ridando tranquillità agli operatori.

Il tutto mentre resta da risolvere il tema dei dazi. La guerra tra Usa e Cina è iniziata ad aprile 2018 e non è ancora conclusa e sta obiettivamente pesando sulla crescita economica globale. I più ottimisti sperano che nel G20 in programma in questo fine settimana ad Osaka si troverà una soluzione o quantomeno una riapertura proficua del dialogo. I più scettici temono che la partita sarà ancora lunga.

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