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Borse in slalom tra Ilva e dazi Lente sull’industria italiana

Mercati in scia alle notizie sulla guerra commerciale. Il rischio Italia appeso alla stabilità del Governo. In focus gli ordini alle fabbriche tricolori e il Pil tedesco

di Marzia Redaelli


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(AP)

4' di lettura

La guerra dei dazi è la madre di tutte le battaglie per gli investitori: da un po’ di tempo, le notizie più o meno favorevoli a un accordo tra Stati Uniti e Cina sono il motore più potente delle azioni e delle obbligazioni. Gli esiti degli scontri influenzano pesantemente i dati macroeconomici e i profitti aziendali, perché condizionano le decisioni di spesa e di investimento, oltre che gli scambi veri e propri.

Gli spiriti animali
«Nelle ultime settimane - afferma Stefan Rondorf, economista di Allianz Global Investors - abbiamo osservato diversi movimenti importanti sui mercati, difficili da spiegare con un’analisi semplice e lineare dei dati fondamentali . Le ragioni sono, piuttosto, da ricercare nei soft factor, i fattori meno quantificabili come la speranza e l’emotività degli investitori, nonché la tendenza a seguire la massa, vale a dire quello che i premi Nobel Akerlof e Shiller hanno definito gli spiriti animali».

Rialzi con cautela
La scorsa settimana le azioni si sono fermate e solo New York (arrampicata su nuovi massimi), Parigi e Milano hanno chiuso poco sopra la parità. Il resto degli indici ha perso qualche punto o frazione, con Hong Kong (-5,5%) penalizzata dalle tensioni con la madrepatria cinese, la stessa Shanghai (-2,5%), affossata dalle incertezze sui dazi e Londra (-0,9%), in preda alla Brexit. Ma da fine agosto (e da inizio anno) i listini mostrano una tendenza costante al rialzo, grazie all’allentamento delle tensioni politiche ed economiche, che sembrano aver superato la fase più acuta.

LA FOTOGRAFIA

Andamento dei principali indici azionari . Dati al 15 novembre 2019

«Tuttavia - prosegue Rondorf - perché la tendenza al rialzo sia sostenibile nel lungo periodo occorrerà maggiore ottimismo anche da parte del management delle imprese. Negli ultimi trimestri l’attività di investimento, la costituzione di scorte e il potere di determinare i prezzi delle merci hanno risentito dell’incertezza politica». I profitti migliori delle attese suscitano entusiasmo tra gli operatori, ma su base annua sono ancora in calo sia in Europa, sia negli Stati Uniti.

Le indicazioni delle società quotate
Alcune indicazioni importanti per comprendere la direzione delle società quotate arrivano venerdì 22 con la prima stima degli indici Pmi di novembre diffusi da Ihs-Markit per l’area euro, per la Francia e per la Germania. I Pmi sono frutto di un sondaggio presso i responsabili degli acquisti delle imprese (Purchasing Managers’ Indeces, appunto). La precedente rilevazione era in zona espansione (sopra i 50 punti) per il settore servizi, mentre segnava una forte contrazione per la manifattura, soprattutto in Germania (42,5 punti). La sorpresa del Pil tedesco a +0,1% nel terzo trimestre, di cui è fornito il dettaglio sempre venerdì , potrebbe aver addolcito almeno in parte la statistica.

    Industria italiana sotto esame
    L’economia italiana è molto dipendente dalla crescita globale, come ha ribadito anche la Banca d’Italia nel rivedere al rialzo le stime sul Pil per i prossimi due anni, e dalle esportazioni verso la Germania. La nostra industria, in particolare, è trainata dalle esportazioni verso la Germania e, dunque, legata a doppio filo con gli esiti sulla guerra dei dazi. Martedì 19 sono in agenda due dati macro relativi alla manifattura tricolore: gli ordini e il fatturato industriali di settembre.

    Ilva, obbligazioni e rischio Italia
    A Piazza Affari, però, a soffrire di più sono le banche (-1,5% nell’ultima settimana), il cui destino dipende dalla percezione del rischio del nostro paese, anche perché hanno in pancia molti titoli del Tesoro. Lo spread con il rendimento del Bund tedesco si è allargato fino a 180 punti base (significa che il BTp a dieci anni rende l’1,8% in più del Bund) con l’annuncio della chiusura dell’Ilva di Taranto, che ha sollevato dubbi sulla tenuta del Governo. Di recente, inoltre, una generale propensione al rischio ha limato i prezzi delle obbligazioni, abbandonate per attività più remunerative.

    I massimi storici a Wall Street e gli indizi Fed
    I mercati, comunque, continuano a essere ondivaghi e altrettanto ballerino è lo spread. I saliscendi, però, sono asimmetrici: le buone notizie spingono gli indici a nuovi record, seppure a piccoli passi, mentre i ribassi sono limitati perché i mercati finanziari poggiano ancora sui materassi di liquidità delle banche centrali, che garantiscono linfa continua alle quotazioni.

    Giovedì 21 la Banca centrale europea pubblica i verbali dell’ultima riunione, in cui si sarebbero scontrate le diverse fazioni dell’area euro più o meno favorevoli alla politica ultra-espansiva. Ancora più interessanti, per gli investitori, sono le minute del comitato della Federal Reserve, la banca centrale americana, in uscita mercoledì 20.La Fed ha fatto intuire che un altro taglio dei tassi di interesse, che mette tanta euforia alle borse, dipenderà dall’andamento dell’economia e che non ci saranno altre sforbiciate solo per prevenire una recessione.

    Altre indicazioni guida per tastare il polso al ciclo a stelle e strisce sono in agenda tra giovedì e venerdì: il Philly Fed Index, un termometro dell’attività nell’area industriale del Mid-atlantic; il leading Index, un super-parametro che è la sintesi di più indicatori (dal mercato del lavoro, all’immobiliare, al manifatturiero). Il leading index, però, ha perso la sua precisione predittiva, probabilmente per la longevità del ciclo in essere. infine, la fiducia delle famiglie del Michigan, che è una cartina di tornasole dei consumi americani ( il settore servizi Usa conta per la maggior parte dell’economia statunitense).

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