la settimana dei mercati

Borse sospese tra Bce e dazi, aspettando segnali dalle imprese Ue

di Marzia Redaelli


Borsa: molte incognite sul 2019

4' di lettura

Se le Borse mondiali hanno chiuso una settimana in rialzo, è perché hanno dato peso alle buone nuove e ignorato quelle negative.

A sostenere gli indici azionari hanno contribuito la prospettiva di un accordo sulla guerra commerciale e le dichiarazioni di Benoît Cœuré, membro del direttivo della Banca centrale europea, sul possibile avvio di nuovi finanziamenti agevolati alle banche. Viceversa, sono passati in secondo piano il rallentamento economico nel Vecchio Continente e un altro nulla di fatto sulla Brexit.

Nei prossimi giorni gli investitori saranno focalizzati sulle indicazioni delle imprese europee per l’attività nei mesi a venire, sugli indicatori di fiducia in Germania e sull’attività manifatturiera Usa nell’area nordatlantica. Anche la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, la banca centrale statunitense, offrirà più elementi per valutare l’effettiva portata della politica monetaria meno aggressiva annunciata dal presidente Jay Powell a latere del comitato.

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In scia all’ottimismo di Trump
A tirare la volata dei listini sono stati in particolare i numerosi tweet del presidente americano Donald Trump, ottimistici su un accordo con la Cina sui dazi. L’entusiasmo di Trump poté più della ritrosia di Pechino a un’intesa facile, che è stata interpretatapiù che altro come un’affermazione di potere negoziale. La prospettiva che - alla fine - le barriere commerciali non graveranno sui fatturati societari ha coperto la brutta statistica delle vendite al dettaglio Usa a dicembre. I consumi degli americani sono crollati dell’1,2%, a dispetto del periodo natalizio e in contrasto con le buone rilevazioni fornite dall’indice Redbook (elaborato sui dati di oltre 9mila grandi negozi al dettaglio). Ma il dato è stato talmente sorprendente da far pensare che la volatilità dei mercati finanziari abbia frenato gli acquisti o, addirittura, che l’esito dipenda da una misurazione poco attendibile per via dello shutdown dell’apparato statale (è il dipartimento del commercio a fornire il report). Il dollaro ha dapprima accusato il colpo, per poi tornare ai massimi dell’anno contro euro (a poco sopra 1,12); pure i rendimenti delle obbligazioni hanno inizialmente attratto domanda in reazione alla ricerca di prudenza degli operatori, ma hanno ceduto subito terreno e riportato in salita i tassi su tutte le scadenze (2,5% i titoli di Stato a 2 anni e 2,7% i decennali).

Cina in soft landing, Giappone in ripresa
Nella prima settimana dell’anno cinese del maiale l’indice composito di Shanghai ha messo a segno +2,5%. L’inflazione cala più delle attese, ma la bilancia commerciale testimonia che la domanda interna riesce a compensare la diminuzione delle importazioni e, quindi, a contrastare almeno in parte l’effetto di imposizioni tariffarie. Le autorità di Pechino stanno azionando la leva fiscale e quella monetaria per controllare il passaggio da un’economia esportatrice a un’economia di consumo. Anche il Giappone, perno dell’area asiatica, mostra una ripresa della crescita.

Volano Bce
In Europa le azioni hanno corso sulle dichiarazioni di Benoît Cœuré, che ha dichiarato il possibile lancio delle aste a tassi agevolati per le banche, finalizzati alla concessione di credito. La notizia ha risollevato il settore delle aziende di credito (+3,8% la variazione settimanale dell’indice Stoxx banche europeo), che nei giorni precedenti era zavorrato dalle cattive indicazioni sul rallentamento europeo (la produzione industriale dell’area euro si è contratta dello 0,9% e il Pil tedesco si è arenato).

Brexit in stand-by, Spagna al voto
Neppure le tensioni politiche all’interno dell’Europa hanno intaccato il buon umore sui parterre. Il Parlamento inglese non ha dato mandato alla premier Theresa May per trattare con la Ue, ma Londra ha chiuso la scorsa ottava a +2,34%. Forse perché si spera in un rinvio del divorzio inglese dall’Unione europea. L’economia rallenta anche nel Regno Unito, però il Pil è ancora a +1,3%. La sterlina, invece, soffre e si indebolisce sia verso euro sia verso dollaro (con il cambio, rispettivamente a 0,88 e a 1,29).

Niente paura nemmeno in Spagna, dove la caduta del governo Sanchez e nuove elezioni indette per fine aprile (per niente scontate visto il complesso scacchiere delle formazioni politiche) non hanno impedito alla Borsa di Madrid di guadagnare il 3% in cinque sedute.

In focus
Giovedì 21 febbraio 2019 sono in arrivo alcune indicazioni importanti per l’economia europea. In primis gli indici Pmi Markit di febbraio nell’Eurozona e - in dettaglio - in Francia e in Germania. Sono frutto di sondaggi presso i responsabili degli acquisti delle imprese e per questo motivo possono dare il polso sull’attività manifatturiera e dei servizi nei prossimi mesi. Oltre i 50 punti segnalano espansione, al di sotto contrazione. Il dato precedente dell’Eurozona segnava 50,5 per la manifattura e 51,2 per i servizi; in Germania 49,7 per la manifattura e 53 per i servizi; in Francia 51,2 per la manifattura e 47,8 per i servizi.

Di rilievo per gli investitori saranno anche lo Zew tedesco martedì 19 febbraio, elaborato sul giudizio di 350 esperti sulle prospettive economiche e, venerdì 22 febbraio, l’indice Ifo, un’altra misurazione della fiducia delle imprese tedesche.

Negli Stati Uniti, la sera di mercoledì 20 febbraio saranno pubblicati i verbali dell’ultimo incontro della Federal Reserve, da cui si potrà dedurre la reale volontà di fermare l’aumento dei tassi. Giovedì 21 febbraio saranno diffusi gli ordinativi di beni durevoli di dicembre (fotografia dell’andamento del ciclo economico) e l’indice elaborato dalla Fed di Philadelphia, che sonda l’attività manifatturiera in Pennsylvania, in New Jersey e in Delaware, un’area operosa.

La settimana si chiude con la lettura finale dell’inflazione dell’area euro di gennaio (precedente a +1,6% anno su anno).

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