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Borse, sotto la lente le banche centrali e l’industria europea

Gli investitori guardano ai verbali della Fed per capire se taglierà i tassi. Le stime indicano un miglioramento della produzione industriale in Italia e in Germania

di Marzia Redaelli


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(Adobe Stock)

3' di lettura

Le borse sono entrate nel terzo trimestre con la retromarcia e la prima settimana di ottobre mostra ribassi generalizzati per gli indici azionari. Il rallentamento economico segnalato sia dal settore manifatturiero sia dai servizi ha innescato l’avversione al rischio, aggravata dalle notizie su nuovi dazi Usa alle merci europee. Il dietrofront degli investitori, del resto, arriva a seguito di guadagni che da inizio anno sono a doppia cifra per molti listini: a dispetto dei timori per le barriere doganali sulle società del tech il Nasdaq è salito del 20%, l’indice composito di Shanghai del 16% (nei giorni scorsi chiusa per festività), il Dax di Francoforte del 14% nonostante la recessione tedesca e il Ftse Mib di Piazza Affari si è inerpicato a +17% tra gli scossoni politici.

LA FOTOGRAFIA

Andamento dei principali indici azionari

Lente sui verbali delle banche centrali

Venerdì 4, però, Wall Street ha stemperato in parte il cattivo umore, grazie all’ennesimo incremento dei nuovi occupati Usa . Il dato di settembre è inferiore alle stime (135mila), ma allunga la serie positiva della creazione di posti lavoro, ininterrotta da nove anni. Nella parte meno entusiasmante della statistica, cioè l’aumento dei salari che si è attestato al 2,9% annuo dal 3,2%, gli investitori hanno visto il bicchiere mezzo pieno, perché fa pensare che la Federal Reserve tagli ancora i tassi di interesse a fine ottobre. Le probabilità che il costo del denaro scenda nella fascia tra 1,5% e 1,75%, infatti, sono balzate all’80% dal 50% e dipinge condizioni più espansive per contrastare una frenata del ciclo economico a stelle e strisce (il cilco di crescita più duraturo della storia) .

Per questo motivo l’attenzione degli operatori sarà puntata sulla pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Fedin agenda mercoledì 9. Il giorno successivo, giovedì 10, al puzzle delle politiche monetarie globali si aggiungerà un altro importante tassello con la diffusione delle minute della Banca centrale europea , che a settembre ha deciso di far ripartire le misure eccezionali (acquisti di obbligazioni sul mercato, taglio dei tassi e finanziamenti agevolati alle banche) per aumentare la liquidità, contrastare la deflazione e ravvivare i consumi.

Tra lunedì 7 e venerdì 11, inoltre, sono in programma i discorsi pubblici di molti banchieri centrali, in grado di condizionare i mercati finanziari se sbilanciati sulla direzione della politica monetaria (tra cui quello del vice presidente della Bce Victor Constancio e quello del presidente Fed Jay Powell, entrambi martedì 8 ).

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Il test dei prezzi

L’inflazione fa da metro per il rallentamento economico perché rivela il surriscaldamento o, al contrario, l’inerzia. Inoltre, la variazione dei prezzi al consumo stabilmente sopra il 2% è un obiettivo per le banche centrali e serve per calibrare l’espansività della politica monetaria. Più i prezzi scendono e più i tassi di interesse devono allentarsi per favorire spese, credito e investimenti. Giovedì 10 è la volta dell’inflazione Usa (ad agosto quella di base era a +0,3% e a +2,4% su base annua) e venerdì 11 della stima finale dell’inflazione tedesca, che porta le tracce della recessione (-0,1% e +0,9% annuo la lettura preliminare).

Aggiornamenti dall’economia reale

La tenuta del lavoro Usa non può bastare per ridare linfa agli investitori, anche perché l’occupazione americana è a pieno regime da tempo e, semmai, il problema è la sua eventuale diminuzione. Le imprese hanno segnalato una scivolata della manifattura come non si vedeva dal 2009, a causa soprattutto delle esportazioni, e un calo evidente dei servizi . Nel vecchio continente il ciclo economico è ancora più impantanato. Le ultime notizie sui dazi potrebbero aggravare la situazione, con l’Italia colpita nell’eccellenza produttiva (gli alimentari sono tra gli obiettivi delle tariffe). Le statistiche sulla produzione industriale tedesca e italiana pubblicate, rispettivamente, martedì 8 e giovedì 10 si riferiscono ancora ad agosto e i sondaggi di Thomosn Reuters prevedono un miglioramento: a stabile da -0,6% la tedesca, a +0,1% da -0,7% l’italiana.

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